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Di etrusco (del 18/07/2007 @ 16:51:39 in arte, linkato 1177 volte)
Cos'è l'arte?
Questa è una di quelle domande che prima o poi ogni individuo si pone; è una domanda dal carattere fortemente filosofico perchè è un pò come chiedersi "cosa è la vita?" o "perchè esistiamo?".
Una domanda che amo definire a "risposta aperta" perchè la risposta è spesso soggettiva, intima, personale e mai univoca, che spesso attinge la sua energia vitale dalla filosofia.

Vagando nel web, chiedendo ad artisti, leggendo, ho potuto riscontrare quanto appena detto.
Tuttavia una sintesi, un "riassunto" di risposte a tale quesito possiamo anche farlo, cerchiamo quindi di fare un'opera sintetica di ricostruzione delle risposte date alla domanda "cosa è l'arte", dopodichè cercheremo di definirne una nostra, personale, soggettiva.

Decisamente la risposta migliore che ho trovato e che a mio avviso è quanto di più aperto e tecnicamente perfetto è :

1) "L'arte è tutto ciò che gli esseri umani definiscono arte!"

Eccezionale, stupefacente!
Nella sua semplicità e, a prima vista, banalità racchiude il senso vero della risposta. In tale definizione possiamo trovare due chiavi di lettura diverse.
La prima riguarda il fatto che l'arte altro non è che la visione, la sensazione, la percezione che gli individui hanno di arte; per cui nel momento in cui si prova a definirla, ad etichettarla si arriva sempre ad una banalizzazione e semplificazione del termine stesso, meglio quindi non formulare definizioni.
La seconda lettura riguarda l'atemporalità del concetto di arte ovvero arte è ciò che in un determinato periodo, contesto storico, culturale e scientifico viene definito arte dalla società stessa.
Non importa se poi, in epoche successive, tale opera venga svalutata, svilita, sminuita; ciò che conta è il giudizio dato nel periodo appena successivo all'opera o comunque in un arco di tempo caratterizzato da una visione comune della società.

Un'altra definizione, tratta da wikipedia, che ho trovato navigando sul web è la seguente:

2) "L'arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana - svolta singolarmente o collettivamente - che, poggiando su accorgimenti tecnici e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza, porta a forme creative di espressione estetica."

Questa definizione è decisamente impeccabile, direi perfetta, in quanto comprende un pò tutte le attività umane classificabili con il termine "arte".
Nonostante ciò appare troppo "fredda", "tecnica", "perfetta" e perciò in contrasto con la prima definizione data di arte.
Sembra quasi non tener conto dell'aspetto emotivo, passionale, intimo che spesso è legato all'arte. La sua perfezione e il suo tecnicismo sembrano quasi non rendere giustizia al vero significato che si dà all'arte.

Sempre su wikipedia ho poi trovato una definizione più moderna del termine arte, data da Carlo Sarno, che è la seguente:

3) "L'arte è una attività-olistica costituita da una attività-teorica fondata sull'intuizione che determina una attività-pratica in cui il valore dell'opera realizzata risulta individuato dal suo significato etico, estetico e spirituale ".

Questa definizione sembra essere più generalizzata e più legata al concetto reale di arte in quanto definisce tre diversi ambiti/attività correlati all'arte.

A)
L'attività teorica fondata sull'intuizione ovvero il processo creativo iniziale, il "pensare" l'opera stessa.
B) L'attività-pratica di realizzazione dell'opera stessa.
C) Il giudizio dato dagli individui all'opera appena realizzata analizzandone il significato etico, estetico e spirituale.

Queste tre attività non possono essere scisse nel definire l'arte, ecco perchè viene definita come "attività-olistica" ovvero attività nella cui interezza è racchiuso il significato dell'attività stessa (l'arte) e il cui significato non può essere dedotto dall'analisi delle tre componenti singolarmente.
Probabilmente quest'ultima definizione vede nel termine "olismo", quindi nella complessità del sistema "arte", il punto di forza della definizione stessa.

Cerchiamo a questo punto di vedere solo cosa ne pensavano, in tema di arte, altri eminenti personaggi e alla fine cerchiamo di dare una nostra definizione d'arte.

Per Platone l'arte altro non era che la realizzazione dell'artigiano di una copia di un oggetto che a sua volta era una copia dell'oggetto visibile solo al filosofo ovvero l'idea dell'oggetto stesso.
In antitesi a Platone, per cui l'arte è copia di una copia, per Aristotele l'arte ricrea le cose secondo una nuova dimensione, "Alcune cose che la natura non sa fare l'arte le fa, altre invece le imita".
Per Benedetto Croce, invece, l'opera d'arte è come una sorta di "intuizione lirica" che accade nella mente e deve essere ben distinta dalla traduzione e realizzazione materiale.
Kant ritiene che ciò che contraddistingue l'arte è una serie di proprietà percettibili e formali individuate da particolari facoltà mentali umane, quali il gusto e l'estetica, che generano il piacere.

Insomma, ogni pensatore da Platone a Kant ha espresso un suo giudizio, ha fornito una sua definizione del termine arte e di opera d'arte, il che sta ad indicare che tale termine, da sempre, ha suscitato passione, interesse ed è indissolubilmente legato all'individuo ed alla sua percezione della realtà.

Avevo promesso una mia definizione di arte, un mio pensiero, una mia riflessione in proposito per cui detto-fatto...

Come già analizzato tutte le definizioni, i pensieri, le teorie appena citate, sono più o meno condivisibli, le sentiamo più o meno nostre e più o meno vicine al nostro "sentire" l'arte, all'idea di arte che abbiamo dentro di noi e che, sulla base della nostra sensibilità e spiritualità, ci spinge a "percepire" l'arte, a sentirla dentro di noi, viva, emozionale.

Ogni individuo ha dentro di sè il concetto di arte, più o meno vivo, più o meno formato e ciò è parte integrante della coscienza umana, al pari della percezione del sè, del vissuto, dell'io.
Così è sempre stato, da sempre l'uomo ha avuto una sensibilità artistica, una capacità creativa, realizzativa, intuitiva che l'hanno poi spinto ad evolversi, a crescere e migliorare, a lasciare tracce indelebili di sè e del suo operato, della sua grandezza.
Tutto ciò altro non è che "capacità comunicativa" dell'individuo per cui ritengo che...arte sia comunicazione, l'espressione del sè e del proprio io, il mettere a nudo la nostra anima, l'esprimere al massimo le nostre potenzialità gridando con forza le nostre convinzioni, arte è la traccia che l'individuo lascia della sua esistenza per comunicare alle generazioni future, per imprimere in eterno la sua voce interiore.

Potremmo poi discutere su quale e cosa è "l'opera d'arte", il capolavoro, quale è la differenza tra un'artista alla "Leonardo" o "Picasso" e un artista che non ha tale nome.
In questo caso, però, non stiamo definendo cosa è l'arte bensì stiamo cercando di definire dei canoni di valutazione dell'opera d'arte, entriamo quindi nell'ambito dell'estetica, della valutazione dell'opera stessa.

Ripartendo dalla nostra definizione di arte, che altro non è che comunicazione, l'opera d'arte per eccellenza è quella che, in sè, definisce nuovi standard, nuove regole comunicative.
Con tali opere ed attraverso esse l'artista, per riuscire a pieno nella sua opera comunicativa, rompe con il passato, scardina regole, crea nuove forme, analizza nuovi orizzonti, vede oltre, al di là delle comuni regole creative e comunicative, plasma un suo stile, una sua forma e definisce nuovi canoni artistici esso stesso con la sua opera.
In una parola "rompe con il passato e definisce nuove regole comunicative".

Questo, per me, è arte!
 
Di etrusco (del 25/02/2008 @ 14:41:00 in rino gaetano, linkato 4945 volte)

rino gaetanoChi di noi non conosce o semplicemente ha ascoltato ed apprezzato canzoni come Gianna, ma il Cielo è sempre è sempre più blu, Berta Filava, Aida o Nuntereggae più?

Tutte queste e molte altre bellissime canzoni hanno un comune denominatore: il nome Rino Gaetano.

artista poliedrico, atipico, ribelle, anticonformista e grande comunicatore morto a soli 31 anni il 2 Giugno 1981 in un incidente stradale su una strada romana, la Nomentana, il cui corpo martoriato fu rifiutato da ben cinque ospedali della capitale.

Il triste epilogo della sua breve ma intensissima carriera sembra calzare alla perfezione uno dei testi delle sue canzoni:

« ...vedo già la mia salma portata a spalle da gente che bestemmia che ce l'ha con me... »
(Rino Gaetano)

A Novembre ed in replica mercoledi prossimo andrà in onda una fiction prodotta dalla Rai proprio sulla vita del cantantautore calabrese vissuto a Roma nel quartiere Montesacro. Una Fiction che vede l'attore Claudio Santamaria interpretare il ruolo del Rino e che ha suscitato non poche polemiche soprattutto da parte della sorella Anna Gaetano, la quale ha definito la storia troppo romanzata, poco veritiera e incline a sottolineare un lato "oscuro" dell'artista, fatto di alcool e donne a lei sconosciuto, glissando sulla vera personalità di Rino da lei considerata scanzonata, dissacrante e solare.

A prescindere dalle polemiche che in questi casi sempre nascono, ho trovato la fiction ben fatta (forse una delle poche se non l'unica che ho visto in TV) e comunque interessante perchè mi ha permesso di conoscere più in profondità un personaggio controverso e geniale come Rino Gaetano, un cantastorie del popolo, un dissacratore di conformismi borghesi e bigotti, un personaggio molto Pasoliniano, nato dal nulla, dalla gente e che cantava per la gente, spesso incompreso e forse inespresso vista la tenera età in cui è morto.

La fiction è interessante non solo perchè mi ha permesso di approfondire e conoscere meglio Rino cantante, che spesso confondevo con Mino Reitano, ma anche perchè offre uno spaccato della società italiana degli anni '70, con tutte le sue affascinanti congetture politico-filosofiche, con le sue contraddizioni e con i suoi drammi; società all'interno della quale era facile non riuscire a comunicare, a spiegare e a comprendere, in cui era d'obbligo schierarsi, pronunciarsi ma era praticamente impossibile farlo in maniera genuina ed originale.

Rino Gaetano amava giocare con le parole, si serviva di queste per comunicare, giocare, creare atmosfera e poesia, dissacrare e demoralizzare, ecco perchè ancora oggi le sue canzoni le ricordiamo, le cantiamo, le apprezziamo spesso senza sapere che dietro a quelle parole c'era un giovane calabrese emigrato a Roma, morto a soli 31 anni che amava cantare il popolo e gridare con forza che.... il cielo è sempre più blu.

 
Di etrusco (del 02/06/2007 @ 12:26:23 in filosofia, linkato 11554 volte)

Nietzsche e l'elogio della follia"Dobbiamo, di tanto in tanto, riposarci dal peso di noi stessi, volgendo lo sguardo là in basso su di noi, ridendo e piangendo su noi stessi da una distanza di artisti: dobbiamo scoprire l'eroe e anche il giullare che si cela nella nostra passione della conoscenza, dobbiamo, qualche volta, rallegrarci della nostra follia per poter stare contenti della nostra saggezza."

In questo Blog si è spesso cercato di dare una definizione di termini come saggezza, conoscenza, sapienza, morale.
Credo che la riflessione di Nietzsche, che ho riportato integralmente, possa aprire un ulteriore terreno di analisi su ciò che si possa intendere per questi termini

Per Nietzsche l'uomo dovrebbe più spesso volgere lo sguardo a se stesso con occhio distaccato, da artista, riscoprire l'eroe ed il giullare celato in ogni individuo, abbandonare schemi, etichette, disfarsi della morale, scacciare l'etica ed elogiare la follia; rallegrarsi di questa follia per raggiungere saggezza e sapienza.

E' dunque la follia, l'abbandono degli schemi e della morale la via che può condurci alla saggezza?
Tutta la filosofia, fortemente influenzata da Schopenauer, di Nietzsche vede nell'abbandono della morale e nella consapevolezza della follia dell'essere la via per l'accesso alla saggezza.
Caso volle che proprio la follia colpì il filosofo negli ultimi anni della sua vita, riducendolo ad uno stato catatonico, di vegetale.

Ma cosa intende realmente Nietzsche? perchè vede nella follia e soprattutto nell'abbandono degli schemi imposti dalla morale la reale fonte di saggezza?

Egli è fermamente convinto che la morale non esista o meglio che la morale non sia la base attraverso la quale le nostre azioni prendono corpo, bensì pensa che sia lo strumento ideato dai deboli per sfuggire dal caos, e sopraffare i più forti, il "superuomo", colui cioè che riesce a vedere oltre, a vedere la vita e l'esistenza per quello che è: "caos".
Per il filosofo è stato il pensiero di Socrate e Platone, fortemente incentrato su razionalità e morale, ad allontanare l'individuo dalla verità, dalla reale percezione dell'esistente edare il la alla nascita del Cristianesimo.
L'uomo invece dovrebbe prendere atto della naturale casualità degli eventi e dell'esistenza, dell'assenza del "mondo delle idee" Platonico, capire che "Il rimedio è stato peggiore del male" ovvero la formulazione di rimedi metafisici per cercare di comprendere e dare una definizione del caos ha allontanato ancor più l'indivuduo dalla verità, dal reale che altro non è che caos allo stato puro, indeterminatezza, indefinibilità; combattere l'ignoto significa allontanarsi dalla vita.

Chissà, forse è Nietzsche ad aver ragione, forse cercare di definire e di trovare una logicità nelle cose e negli eventi, definire e teorizzare la morale, altro non sono che un artifizio, tutto umano, per allontanare la paura dell'indefinito, di spiegare ciò che non è spiegabile, di ordinare il caos, far luce nel buio ed esorcizzare la morte!

Ma non sono forse questi tentativi, per quanto futili, a darci una speranza, una parvenza di conoscenza e di saggezza?

 

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