Immaginate di trovarvi in mezzo ad una giungla fittissima, alzando lo sguardo in alto vedrete solo ed esclusivamente foglie ed alberi e verde....di certo non vedreste l'azzurro del cielo!
Perchè allora di notte vediamo così tanto spazio "nero" (azzurro del cielo) rispetto alle stelle (foglie)? Se è vero, come è vero, che nell'universo ci sono infinite stelle e galassie che emettono luce allora perchè di notte il cielo non ci appare come una immensa ed indefinita miriade di stelle bianche? Perchè il cielo di notte non è bianco?
E' ormai dai tempi di Keplero che cosmologi, scienziati, pensatori e gente comune si interroga su questo dilemma "cosmolgico". Una risposta semplice e chiara ci viene data dal Prof. De Bernardis con uno splendido articolo dal titolo "BOOMERanG E LA NUOVA COSMOLOGIA" figlio del decennale esperimento appunto denominato BOOMERanG.
L'articolo è stato pubblicato sulla rivista scientifica "ANALYSYS Rivista di cultura e politica scientifica N. 4/2003"
Riporto, per brevità, un estratto dell'articolo dal titolo "Archeologia dell'universo" che spiega proprio le cause che determinano la presenza di cosi tanto spazio "nero" nel cielo stellato.
Buona lettura
ANALYSIS Rivista di cultura e politica scientifica N. 4/2003
BOOMERanG
E LA NUOVA COSMOLOGIA
di Paolo de Bernardis e Silvia Masi
Dieci anni fa iniziava il progetto BOOMERanG, destinato a realizzare la prima immagine
dettagliata dell’universo primordiale. In questo articolo vogliamo ripercorrere le tappe che
hanno portato alla realizzazione del telescopio e della navicella, ai suoi voli nella stratosferica
Antartica, alla prima misura delle tenui fluttuazioni di densità, velocità e temperatura
generate dalle oscillazioni acustiche del gas incandescente che formava l’universo primordiale.
Descriveremo l’impatto di queste misure sulla cosmologia, le prospettive che queste hanno
aperto e le nuove domande, passando per la recente, plateale conferma di tutti i risultati di
BOOMERanG da parte del satellite WMAP della NASA, per finire con il secondo volo
antartico di BOOMERanG, dedicato alla misura della debole polarizzazione della radiazione
primordiale, e con ipotesi di sviluppi futuri, in cosmologia e fisica fondamentale, ambiziose e
intriganti.
ARCHEOLOGIA DELL’UNIVERSO
È possibile osservare il passato
dell’Universo sfruttando semplicemente il
fatto che la luce si propaga a velocità
finita, ed impiega quindi tempi
estremamente lunghi per attraversare le
enormi distanze cosmiche. Ad esempio,
l’immagine della galassia di Andromeda
che ci arriva oggi è partita da Andromeda
più di due milioni di anni fa. Le immagini
delle più lontane Galassie che riusciamo a
visualizzare sono partite diversi miliardi
di anni fa.
Possiamo sperare di portare
all’estremo questa “archeologia
dell’Universo” osservando l’origine stessa
dell’Universo?
Possiamo cercare di
raccogliere luce proveniente da regioni
tanto lontane che quando la luce è partita
l’universo era appena nato?
La cosmologia moderna risponde
affermativamente a questa domanda,
sebbene con alcune limitazioni, dovute
alla lenta evoluzione della geometria e
dello stato fisico dell’universo. Sappiamo
infatti che non si osservano galassie più
vecchie di una decina di miliardi di anni
[Blackeslee, 2003]. Cercando di osservare
Galassie più lontane, anche con i più
potenti telescopi ottici, si trova solo il buio.
Una evidenza, questa, ben nota ai
cosmologi di tutti i tempi, già enunciata da
Keplero, e denominata nell’800 “paradosso di Olbers”.
Tra una sorgente e
l’altra il cielo è buio. La notte, il cielo è
buio. Questa affermazione,
apparentemente banale, ha in realtà un
profondo e paradossale significato
cosmologico. Il paradosso nasce dal fatto
che se il cosmo fosse una distesa infinita di
stelle (come voleva già Newton, per
evitare il collasso gravitazionale di un
universo statico e soggetto alla forza di
gravitazione universale), allora
osservando abbastanza lontano in una
qualunque direzione dovremmo prima o
poi incontrare una stella. Il cielo dovrebbe
quindi essere uniformemente luminoso, a
causa della luce proveniente da tutte le
stelle vicine e lontane. Ma evidentemente
non è così.
Solo con l’avvento della nuova
teoria della gravitazione, la relatività
generale di Einstein, e con le osservazioni
dell’espansione dell’Universo, fu possibile
superare il cosmo statico di Newton,
spiegare il paradosso di Olbers, formulare
la cosmologia relativistica (anni 30), e
introdurre poi la Fisica delle interazioni
fondamentali (anni 50) per completare il
quadro cosmologico di base valido ancora
oggi. Le equazioni del campo di Einstein
applicate ad un mezzo isotropo ed
omogeneo autogravitante (Equazione di
Friedmann) prevedono che esso evolva,
addensandosi o rarefacendosi, e
prevedono comunque una signolarità di
densità (nel passato o nel futuro
dell’evoluzione del mezzo). Se l’universo è
un mezzo omogeneo (e la distribuzione a
grande scala delle galassie ce lo conferma,
almeno in prima approssimazione), allora
la densità delle galassie deve variare nel
tempo, proveniendo da o evolvendo in
uno stato a densità infinita.
Le osservazioni di Wirtz prima [Wirtz 1922,
1924] e di Hubble poi [Hubble 1929]
dell’espansione dell’Universo erano
quindi perfettamente compatibili con un
universo isotropo ed omogeneo,
infinitamente esteso, i cui mattoni
costitutivi fossero la galassie. Si può allora
ipotizzare una prima soluzione al
paradosso di Olbers. Se la metrica di base
dell’universo si sta espandendo, cioè tutte
le lunghezze si stanno allungando, allora
anche le lunghezze d’onda dei fotoni lo
devono fare: i fotoni emessi molto tempo
fa arrivano all’osservatore oggi con una
lunghezza d’onda più lunga di quella che
avevano alla sorgente. Da blu possono
diventare rossi (per una espansione
dell’universo di un fattore due tra
emissione e ricezione) da visibili possono
diventare infrarossi o addirittura
microonde.
Questo fenomeno viene
denominato redshift, per sottolineare lo
spostamento verso il rosso della luce delle
sorgenti lontane. Ecco perché i più potenti
telescopi ottici non riescono ad osservare
galassie lontanissime: i fotoni prodotti
dalle galassie più lontane sono diventati
infrarossi e quindi non vengono più
ricevuti. In realtà, questa è una
spiegazione solo parziale del paradosso.
Anche conducendo osservazioni con
telescopi infrarossi non si riescono ad
osservare galassie più lontane di redshift 5
o 6. Si osserva inoltre che le galassie più
lontane (e quindi osservate in epoche più
antiche) sono anche morfologicamente e
spettralmente molto diverse da quelle
vicine. Se ne conclude che anche le
galassie hanno una loro evoluzione,
nascono addensando materia circostante,
vivono producendo diverse popolazioni di
stelle, modificando la loro composizione
chimica e fisica e interagendo con il mezzo
circostante.
Osservare a redshift maggiori
di 5 o 6 significa scandagliare regioni di
spazio così lontane e remote nel tempo che
le galassie non si erano ancora formate.
Ma la materia che costituisce le galassie
doveva essere presente anche allora !
Come potremmo osservarla ? Dobbiamo
usare telescopi infrarossi o addirittura a
microonde, per essere sensibili a
lunghezze d’onda abbastanza lunghe.
Dobbiamo inoltre aspettarci radiazione
diffusa, prodotta da materia non ancora
strutturata, e quindi approssimativamente
isotropa. La fisica di base ci permette di
formulare previsioni ancora più precise su
ciò che dovremmo osservare. Sappiamo
che un gas in espansione adiabatica
(isolata) si raffredda. Anche l’Universo in
espansione si deve raffreddare. Ci
aspettiamo quindi una densità ed una
temperatura dell’universo tanto più
elevate quanto più indietro andiamo nel
tempo.
Ci deve quindi essere stata una
fase in cui l’universo era caldo quanto il
sole: un gas incandescente ad alcune
migliaia di gradi di temperatura. Prima di
allora l’universo non era trasparente alla
luce. In un gas incandescente (un plasma),
i fotoni vengono continuamente diffusi
dagli elettroni liberi, procedendo lungo
direzioni casuali da un elettrone al
successivo (random-walk). Impedendo la
propagazione in linea retta della luce si
impedisce la propagazione delle immagini
luminose. Solo raffreddandosi sotto alcune
migliaia di gradi l’universo permetterà la
formazione di atomi neutri
(ricombinazione) che interagiscono molto
meno con la luce. L’Universo diventa così
trasparente alla luce, e permette le
osservazioni astronomiche.
Abbiamo quindi un limite invalicabile di tipo fisico
per le nostre osservazioni dirette
dell’Universo primordiale. Non possiamo
osservare com’era l’universo prima del
momento della ricombinazione, perché
l’universo era opaco prima di tale epoca.
Si può calcolare quanto tempo un gas
incandescente in espansione, composto
principalmente di idrogeno ionizzato e
luce, impiega a raffreddarsi, fino a
permettere, ad una temperatura di 3000
gradi, la combinazione degli ioni in atomi
neutri di idrogeno. Ci vogliono circa
400000 anni. Sembra un tempo lungo, ma è
solo un cinquantamillesimo dell’età
attuale dell’universo, pari a circa 14
miliardi di anni. Ci è precluso ricevere
immagini da epoche ancora più remote,
almeno usando i fotoni. Possiamo
investigare solo indirettamente le epoche
primordiali, e ne parleremo più avanti.
La possibilità di ricevere la luce
presente nell’universo quando era 50000
volte più giovane è comunque
entusiasmante. Secondo l’equazione di
Friedmann l’universo si espande circa
1000 volte tra allora e oggi. La radiazione
allora in equilibrio termico con la materia
(radiazione di corpo nero a circa 3000
gradi) aveva una lunghezza d’onda di
massima emissione di circa 1 micron. Oggi
tutti questi fotoni devono avere una
lunghezza d’onda 1000 volte più lunga,
quindi di circa 1 millimetro. Ci aspettiamo
quindi oggi un fondo di radiazione nelle
microonde (CMB, Cosmic Microwave
Background), con una distribuzione
ancora di corpo nero, ma a temperatura
circa 1000 volte inferiore: circa 3 gradi
Kelvin.
Questa è la luce mancante nel
paradosso di Olbers ! Questo fondo di
radiazione è stato effettivamente misurato
per la prima volta nel 1965 da Arno
Penzias e Robert Wilson, e subito
interpretato come il residuo fossile
dell’universo primordiale. Da allora,
misure sempre più raffinate ne hanno
confermato la natura di corpo nero fino ad
una precisione di una parte su 10000,
grazie all’esperimento FIRAS sul satellite
COBE della NASA, nel 1992 [Mather at al.
1990]. È quindi determinato
sperimentalmente che nel nostro universo
per ogni barione ci sono circa un miliardo
di fotoni: i 400 fotoni per centimetro cubo
del corpo nero che costituisce la
radiazione di fondo a microonde. Questo
fatto ha una grande importanza nei primi
minuti di evoluzione dell’universo,
quando, a temperature dell’ordine del
MeV, avvengono le reazioni nucleari che
producono i nuclei più semplici (He, Li, D)
a partire dalle particelle elementari. La
velocità di queste reazioni dipende
fortemente da quanti fotoni sono presenti,
perché a queste temperature i fotoni
possono fotodisgregare i nuclei appena
formati: con un miliardo di fotoni per ogni
barione ci aspettiamo una produzione di
elio di circa il 25% rispetto all’idrogeno, e
tracce di Deuterio e Litio. Nelle nubi in cui
non si sono ancora formate stelle, queste
abbondanze primordiali devono essere
rimaste inalterate: la loro osservazione
rappresenta quindi una conferma
indipendente dello scenario del Big Bang
Caldo, introdotto da George Gamow negli
anni 50 e fin qui descritto.
Oggi la teoria del Big Bang Caldo
rappresenta il modello standard di
riferimento per la Cosmologia. Basandosi
su un’ipotesi (l’omogeneità e l’isotropia
dell’universo a grande scala) e su tre
osservazioni fondamentali (espansione
dell’Universo, fondo a microonde e
abbondanze primordiali), permette di
spiegare un grande numero di evidenze
sperimentali indipendenti con una teoria
relativamente semplice.
Spesso il termine etica e morale vengolo utilizzati come sinonimi; chi almeno una volta non ha detto "quel comportamento è moralmente ed eticamente scorretto".
In realtà etica e morale non sono sinonimi, in quanto per morale si intende un principio secondo il quale l'uomo agisce, una condotta, una linea guida, una sorta di valore intrinseco nell'uomo o in una comunità; mentre il termine etica è riferibile a quella branca della filosofia che ha come oggetto di studio e di analisi la morale stessa.
E' un pò se utilizzassimo come sinonimi i termini elettromagnetismo e fenomeno elettromagnetico o psicologia e problematiche psicologiche.
Detto ciò la spinta che mi ha portato a fare questa riflessione non si limita alla pure e semplice analisi dei termini etico e morale visto che qualunque enciclopedia riporta le definizioni e i significati delle parole...
Il motore di questo mio post è più una ricerca del significato intrinseco dei termini, ricerca che da sempre ha spinto l'uomo a postulare nuove ipotesi, nuovi assiomi, nuove teorie, perchè dietro i termini morale ed etica si nasconde la conoscenza stessa dell'individuo, la sua capacità di riflettere, di porsi domande, di cercare di migliorarsi e comprendere il perchè della sua natura, di comprendere le cause di un comportamento, di una paura, di una gioia.
Non esiste filoso, pensatore, fisico o matematico che non si sia posto domande del tipo "esiste una legge universale dell'uomo?", "i valori morali sono acquisiti dalla nascita o vengono appresi con la conoscenza" e "qual'è la differenza tra conoscenza e opinione?".
Platone da questo punto di vista cercò di dare delle risposte chiare, semplici, asserendo che la conoscenza dell'essere, del sè, la conoscenza reale delle cose e quindi la conoscenza della legge morale che governa l'umanità è tale solo per il vero filosofo; questi non si limita alle apparenze, all'opinione, ma scava più in profondità e riesce, solo lui, a percepire il reale significato, la vera conoscenza, la vera legge morale, nascosta ed invisibile per i più.
C'è anche chi, come Kant, la pensava in maniera non molto dissimile da Platone ed asserì che una legge morale è insita nell'uomo e il filosofo ha il diritto dovere di ascoltarne la voce "Due cose riempono l'animo con sempre nuovo e crescente stupore e venerazione, quanto più spesso e accuratamente la riflessione se ne occupa: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me".
Diversamente Nietzsche era convinto che l'idea di Platone avesse portato l'uomo alla deriva, al Cattolicesimo, convinto che sostenere l'esistenza di qualcosa di predefinito e prestabilito e che a ciò non si potesse in alcun modo sfuggire fosse un grossisimo errore; che l'esistenza di due diversi mondi paralleli, uno ideale, perfetto e sublime, il mondo delle idee accessibile solo ai filosofi, e uno imperfetto, specchio dell'altro, impuro ed accessibile a tutti fosse quanto di peggiore fosse capitato all'umanità.
Con questa critica arrivò ad affermare che esiste una realtà "al di là del bene e del male", una legge morale non più fissa, statica, predefinita ma coniata, creata, modellata ad immagine e somiglianza dell'uomo stesso o meglio dettata dall'individuo e quindi mobile, indefinibile e legata al cambiamento stesso della coscienza individuale.
Detto ciò la riflessione iniziale su etica e morale non può non ricondursi ad un unico concetto e nonostante i manuali ci dicano che non sono sinonimi, la riflessione porta inevitabilmente ad un punto di convergenza.
Se la morale è la legge che l'indivuo sente sua, lo spirito che guida le sue azioni ed etica è la riflessione che l'individuo fa su tali leggi, su tali valori morali, allora è l'etica stessa a formare e plasmare la morale e la morale l'oggeto che consente all'etica ovvero alla filosofia di riflettere su tali principi.
Potremmo quindi, a mio personalissimo avviso, asserire che la morale è determinata dall'azione etica, dalla riflessione dell'indivio e l'etica esiste in quanto esiste una legge morale.
Non possiamo in alcun modo scindere i due termini, non possiamo parlare di morale fine a se stessa perchè dal momento stesso che la definiamo stiamo entrando nel campo dell'etica e l'etica stessa non ha senso se non applicata alla morale.
Per cui il paragone iniziale su elettromagnetismo e fenomeno elettromagnetico è applicabile a etica e morale solo in apparenza perchè un fenomeno magnetico esiste a prescindere dallo studio che del fenomeno si fa, la luce, il magnetismo e gli elettroni esistono a prescindere da ciò che disse Maxwell, la morale non può prescindere dall'opera filosofica perchè è l'opera filosofica stessa ad aver formato una morale.
Le idee di Platone, Socrate, Aristotele, Kant, Locke, Hume, Nietzsche come i pensieri di qualunque altro individuo hanno costituito i pilastri sui quali si è fondata la nostra coscienza, i nostri ideali, le nostre passioni, il nostro stile di vita.
Chi o cosa ci abbia dato questa facoltà, questa capacità cognitiva, perchè l'individuo abbia sviluppato una così evoluta percezione del sè e dei comportamenti ad esso legati... credo sia argomento sul quale riflettere in futuro.
Platone, nella sua opera "La Repubblica", aveva teorizzato una città-stato ideale nella quale tre diverse classi sociali potessero, in armonia e con consapevolezza, convivere e prosperare. Tali classi erano rappresentate idealmente dalla "ragione", dallo "spirito" e dal "desiderio".
La "ragione" era dei filosofi, classe dirigente e sapiente delle città-stato, ovvero coloro che oltre a governare dovevano istruire moralmente le altre due classi; Lo "spirito" era dei soldati, classe forte e sanguigna che doveva proteggere la città; Infine c'era il "desiderio" tipico degli artigiani e dei commercianti, del popolo che viveva in città, le cui figure erano associate alla lussuria e al desiderio ma che anch'essi, grazie all'operato dei filosofi, dovevano prender coscienza del proprio status e impegnarsi per il bene comune e collettivo cercando di dominare le proprie pulsioni.
Tale ideale di città stato, seppur con le sue debolezze e carenze, non fu mai raggiunto.
Tuttavia nei 2400 anni circa che ci dividono dalle parole del filosofo la società è mutata, cambiata, si è evoluta e con essa le classi che la componevano.
La riflessione che mi ha spinto a scrivere questo articolo è la seguente: quale è la composizione della società e più in particolare quali sono le attuali classi sociali con le quali ci troviamo a convivere? E' ancora attuale la distinzione ottocentesca tra proletariato e borghesia? E se lo è quali strati sociali oggi compongono borghesia e proletariato?
Il termine borghese e soprattutto la classe come entità rivoluzionaria ebbe inizio dopo il Mille nelle città (Burg, borgo) francesi, italiane e tedesche. La peculiarità di tale classe sociale era il commercio e l'arigianato, in netto contrasto con la nobiltà feudale ed ecclesiastica del tempo. Tale contrasto sfociò drammaticamente nella rivoluzione francese del 1789, una rivoluzione dalle connotazioni nettamente borghesi e che sancì definivamente il crollo dell'ancién regim e della monarchia assoluta con la nascita della prima repubblica Francese.
Successivamente fu Karl Marx, con il suo capitale, a ridefinire la borghesia come classe sociale che ha l'assoluto controllo dei mezzi di produzione, la classe cioè che dispone del capitale e attraverso il quale trae beneficio sfruttando la forza lavoro del proletario.
Il termine proletario è quindi, a differenza del termine borghese, assai più recente. Con proletariato si indica quella classe sociale il cui ruolo, nel sistema di produzione capitalistico, è la prestazione della propria forza lavoro dietro compenso di salario. Tale classe è talmente povera da possedere solo la propria prole e null'altro.
Sono spesso contadini che a seguito della rivoluzione industriale abbandonano le campagne per la città e la fabbrica generando cosi la nascita di un nuovo nucleo sociale, di una nuova larghissima classe, appunto il proletariato.
Ed oggi? Sono ancora attuali tali diversificazioni sociali oppure deve essere completamente rivista la classificazione sociale? Ma soprattutto la suddivisione in classi sociali è da attribuirsi al solo potere economico oppure sono anche altri fattori che determinao lo status, l'appartenenza di un individuo ad una classe anzichè ad un' altra?
Per Karl Marx una classe è un insieme di individui che hanno lo stesso rapporto con i mezzi di produzione mentre per Max Weber la classe è connessa con tre distinte dimensioni: ricchezza, prestigio e potere.
A mio avviso la seconda definizione è più completa anche se più che di prestigio parlerei di cultura, conoscenza, sapere. Nella società contemporanea non possiamo limitarci al solo salario per definire lo status di un individuo all'interno della collettività, per cui va analizzato anche il suo livello culturale, la sua conoscenza che spesso, associati alla ricchezza, ne determinano il potere. Il mix di questi tre attibuti applicati all'individuo ne possono determinare l'apparteneza ad un tessuto sociale anzichè ad un altro.
Ma quale sono oggi questi tessuti sociali? Come ridefinirli?
Sicuramente la società oggi è assai più complessa e difficilmente definibile a causa della dinamicità che in essa è intrinseca . Ritengo che, volendo utilizzare termini ottocenteschi come borghesia e proletariato, come nobiltà e clero... la società oggi possa essere articolata secondo i seuguenti schemi concettuali.
Il proletariato è decisamente mutato, forse con l'accezione del termine prima definito non esiste più, esiste invece una classe "proletaria" dal reddito basso o nullo, composto da individui di varie razze ed etnie con basso grado di scolarizzazione e difficoltà enormi legate all'assenza delle più basilari necessità legate alla sopravvivenza, la classe povera, nulla tenente e decisamente "non consumatrice".
C'è poi, a mio avviso, una nuova classe borghese assai più ampia che in passato e nella quale confluiscono tutti gli altri strati sociali caratterizzati dalla capacità di "consumare".
Questa nuova borghesia, tutta contemporanea, otre alle tre suddivisioni già coniate nel novecento di piccola, media e alta borghesia comprende una nuova classe che io definirei "borghesia proletaria", ovvero quello strato sociale caratterizzato da una chiara ed evidente evoluzione del proletariato ottocentesco ma dai connotati più capitalistici, più moderni, quella borghesia cioè che ha capacità di "acquistare", "consumare" e "spendere", che detiene alcune proprietà come la prima casa con mutuo ventennale, macchina spesso di lusso acquistata a rate ma che oltre allo stipendio non ha altre fonti di reddito. In questa nuova classe, a mio avviso, confluiscono operai, impiegati, co.co.co., collaboratori a progetto, operatori di call center e figure similari la cui scolarizzazione è medio alta ma il cui reddito non supera i 1.500/2.000 euro al mese, questa è decisamente la classe più ampia della società italiana e che spesso i sociologi definiscono "ceto medio".
Ci sono poi le solite classi della borghesia ovvero piccola, media e alta che comprendono nella prima impiegati, dirigenti, commercianti insomma quella fascia sociale di scolarizzazione anch'essa medio alta ma con salari che oscillano tra i 2.000 e i 5.000/10.000 euro al mese. La terza fascia, quella della media borghesia comprende invece dirigenti, manager d'impresa, commercianti, imprenditori, medici, dentisti dal reddito alto o altissimo ossia con reddito che arriva a 150.000/200.000 euro al mese. C'è infine l'alta borghesia caratterizzata da quel ristretto nucleo di persone che sempre più formano una vera e propria oligarchia del potere, a questa classe appartengono politici, industriali, grandi avvocati, costruttori... insomma quel 5% del paese che guadagna il 95% e soprattutto detiene il potere e lo amministra creando i presupposti affinchè tale status non muti. Spesso è questo 5% lo strato meno scolarizzato, dal livello culturale più basso tra quelli descritti poc'anzi che compongono la borghesia.
Vorrei concludere con un'ultima riflessione...
Platone sosteneva che solo i filosofi, figure dall'animo retto e dalla coscienza di ferro, avrebbero potuto amministrare con sapienza la polis... bè sembrerebbe che Platone non abbia immaginato l'Italia del 2007!
Cosi come Beppe Grillo riporto il testo integrale dell'intervento di Marco Travaglio, perchè tutti si rifletta più seriamente su quello che potrebbe essere il nostro futuro:
"Buongiorno a tutti. Mi dispiace, ma dobbiamo ricominciare a parlare di intercettazioni, perché questo è quello che offre il convento e quello che chiedono anche gran parte dei frequentatori del blog di Beppe e del blog nostro – voglioscendere – e di tanti altri che si stanno sintonizzando con noi, il lunedì alle due. Ne parliamo, anche se presto dovremo occuparci anche di altre leggi vergogna, che sono quelle, per esempio, del ritorno all’impunità per le alte cariche (soprattutto di quella bassa) lodo Schifani bis, ma questa – ogni giorno ha la sua pena – la vediamo un’altra volta.
È interessante, ora che finalmente abbiamo un testo che sembrerebbe definitivo per quanto riguarda il cosiddetto disegno di legge Berlusconi-Alfano-Ghedini sulle intercettazioni, capire che cosa succede esattamente. Capire quelli che i telegiornali non solo non ci dicono, ma che addirittura cercano di nasconderci. Mentendo anche sulle parole. Questa non è una legge sulle intercettazioni. È anche una legge sulle intercettazioni. Ma questa è una legge che abolisce di fatto la cronaca giudiziaria per tutta la lunga fase delle indagini, fino all’inizio del processo. Cioè da quando viene commesso un fatto, a quando viene scoperto, a quando viene processata la persona sospettata di averlo commesso, i cittadini non potranno più sapere nulla.
Cominciamo però a vedere il primo versante, cioè quello delle intercettazioni, laddove non saranno più possibili e con quali conseguenze tutto ciò avverrà. Ce l’hanno condita e intortata dicendoci che negli altri paesi ce ne sono meno. Ho sentito ancora ieri qualche demente in televisione, naturalmente ministro, dire che negli Stati Uniti vanno avanti a reprimere i reati con 1.500 intercettazioni all’anno, in un paese che ha il quintuplo della nostra popolazione. Com’è possibile invece che noi abbiamo 125.000 intercettazioni all’anno e ancora non siamo contenti? In realtà, l’abbiamo già visto, noi non abbiamo 125.000 intercettazioni. Noi abbiamo 75.000 decreti per intercettare che riguardano spesso i vari telefoni di una stessa persona. Quindi le persone intercettate, l’altra volta abbiamo detto essendo molto ottimisti 80.000, i magistrati calcolano che siano circa 20-30.000 all’anno. Negli Stati Uniti non sono affatto 1.500. Sono milioni le persone intercettate, soltanto che la non risulta nelle statistiche perché là a intercettare sono l’FBI, la CIA, i vari servizi di sicurezza e le varie polizie locali e federali. Pensate, Giancarlo Caselli soltanto nella procura di Torino ha calcolato che lo 0,2% dei processi che si fanno contiene intercettazioni. Lo 0,2% dei processi. Altro che “tutto intercettato, tutti intercettati”. Comunque. Il fatto che non si possa più intercettare per reati puniti con pene inferiori ai dieci anni o quelli contro la pubblica amministrazione, significa che non potremo più scoprire con le intercettazioni reati di: usura, truffe – anche le truffe scoperte da De Magistris, le ruberie sui fondi Europei, sui fondi regionali; l’Europa sarà contenta di noi – sequestri di persona. Se fosse vera la leggenda secondo cui gli zingari rubano i bambini, ebbene se uno zingaro ruba un bambino quello è un sequestro semplice perché non è a scopo di estorsione e non può più essere scoperto con intercettazioni. Il contrabbando, altra specialità delle mafie come l’usura. Lo sfruttamento della prostituzione. La rapina. Il furto in appartamento...
Quante piccole gang o grandi gang di ladri vengono sgominate intercettando? Non si può più. Associazione per delinquere; persino l’associazione per delinquere. Lo scippo. L’incendio. La ricettazione: i ricettatori sono quelli che smaltiscono e diffondono la refurtiva. Bene, nemmeno quello. La calunnia. I reati ambientali: tutti i reati sull’ambiente, discariche, ecc. Salute e sicurezza sul lavoro, per nulla più si potrà intercettare. Reati ovviamente – quelli li sappiamo – reati economico finanziari. Pensate a tutte le turbative di borsa, le frodi fiscali, le frodi sull’IVA che scoperte con le intercettazioni portano lo Stato a recuperare un sacco di evasione. Nulla di nulla. Ricerca dei latitanti, nemmeno. Quando uno mette sotto intercettazione tutti gli amici e i parenti e i possibili favoreggiatori di un latitante e poi sta lì ad aspettare che qualcuno compia un passo falso, non si potrà più fare. Perché? Perché c’è un’altra clausola che dice che l’intercettazione può durare al massimo tre mesi. Dopodichè si staccano gli apparecchi e si va a casa. Quindi se il latitante si fa beccare entro tre mesi, bene, se invece rimane uccel di bosco più di tre mesi, pazienza. Tempo scaduto. Lo Stato si da la scadenza. Mentre il latitante no, ovviamente. Questo vale anche per i sequestri di persona. Voi sapete che quando viene sequestrata una persona, tipo un bambino, si mettono sono osservazione i telefoni della famiglia nella speranza di risalire ai telefoni dei sequestratori e di localizzarli. Bene, anche qui dopo i tre mesi si stacca tutto. Quindi, o l’anonima sequestri ci fa il favore di restituirci gli ostaggi entro e non oltre i novanta giorni, oppure sennò pazienza. Chi si è visto, si è visto. Altra genialata: ci vorranno tre giudici, non più un GIP, tre giudici per decidere su un’intercettazione. Pensate che in Italia il GIP monocratico, cioè lui da solo, può condannare addirittura per omicidio, ti può dare trent’anni per omicidio con rito abbreviato. Bene, da solo potrà condannarti per omicidio, ma non potrà più autorizzare l’intercettazione di un telefonino. Pensate l’assurdità. Ci sono tribunali che hanno dieci giudici in tutto, i quali dovranno fare: in tre il collegio per autorizzare le intercettazioni, poi un quarto dovrà fare il GIP, poi un altro dovrà occuparsi del processo e alla fine non si troveranno più i giudici che potranno occuparsi tutti dello stesso processo e quindi si bloccherà la giustizia nei posti medio-piccoli. Perché? Perché i giudici diventano incompatibili quando hanno deciso una volta su un caso.
I giudici non potranno più parlare. Le due magistrato che hanno fatto arrestare gli scannatori della clinica Santa Rita di Milano hanno fatto una conferenza stampa assieme alla polizia giudiziaria per spiegare ai cittadini che cosa era successo, per metterli in guardia da quello che era successo. D’ora in poi, quando entrerà in vigore questa legge porcata, il fatto che hanno parlato della loro inchiesta nella conferenza stampa fa sì che debbano lasciare l’inchiesta. Non possono proseguirla loro, la devono lasciare a qualcun altro. Se un magistrato parla male di Provenzano, non potrà più indagare su Provenzano. Perché si è già pronunciato. Non sto parlando del giudice che dovrà giudicarlo, sto parlando del pubblico ministero che spiega quali indizi ha raccolto a carico di Provenzano oppure degli scannatori della clinica.
Quindi, non solo i giornalisti non possono più raccontare le inchieste, ma non le possono più raccontare neppure i magistrati, sennò perdono l’inchiesta all’istante. Ma non solo. Se anche il magistrato sta zitto, per conservare la sua inchiesta, c’è modo di farlo fuori lo stesso. Decide l’imputato. Se l’imputato denuncia il suo pubblico ministero, o meglio, se l’indagato denuncia il suo pubblico ministero accusandolo di una fuga di notizie che magari non ha fatto – tipo De Magistris, adesso sta venendo fuori che le fughe di notizie le facevano i suoi superiori per farle ricadere su di lui – facciamo il caso che uno viene denunciato nella procura vicina per avere fatto una fuga di notizie – non si sa se è vero o non è vero – bene, il fatto stesso che sia stato denunciato consente al suo capo di levargli l’inchiesta. Anche se lui non ha fatto niente. Quindi è l’imputato che decide in qualche modo di scegliersi il suo pubblico ministero. Se gli piace perché è morbido, se lo tiene, sennò lo denuncia e il capo gli toglie l’inchiesta.
C’è una "normina", l’avrete forse letta, la “salva-preti”. Dopo la “salva-Previti” adesso abbiamo la “salva-preti” per cui se uno è un cittadino normale, niente, legge normale. Se invece è un sacerdote, per indagare bisogna avvertire il suo vescovo. Dopodichè, se viene indagato un vescovo – ed è capitato anche recentemente – allora bisogna avvertire la Segreteria di Stato vaticana, cioè un ministero estero per processare un cittadino italiano. Un gentile omaggio al Vaticano. Uno dei tanti.
I giornalisti. E veniamo alla parte che non riguarda più i limiti alle intercettazioni, ma riguarda l’abolizione della cronaca giudiziaria e una pesante limitazione alla libertà di stampa e alla libertà dei cittadini di essere informati, al diritto dei cittadini di essere informati. Dunque, dico subito che con questa legge non si potrà più scrivere nulla degli atti giudiziari, quindi non solo delle inchieste, ma anche degli interrogatori, dei verbali, di quello che dice la difesa, di quello che dice l’accusa, dei decreti di perquisizione, degli avvisi di garanzia, dei decreti di custodia cautelare, dei decreti di sequestro, ecc. Niente. Tutti gli atti giudiziari dell’indagine sono non pubblicabili. Attenzione: non sono segreti, sono non pubblicabili. La nostra legge stabilisce che quando il magistrato li consegna all’avvocato e all’indagato, in quel momento cessano di essere segreti e quindi oggi, giustamente se non sono più segreti, i giornalisti li possono pubblicare. Qui non stanno vietandoci di pubblicare roba segreta, perché pubblicare roba segreta è già vietato. Ci stanno vietando di pubblicare roba pubblica. Che è un’altra cosa. Infatti nella legge c’è scritto che non si può più nemmeno parlare, nemmeno nel contenuto e nemmeno per riassunto, degli atti, anche se non sono più coperti da segreto; perché se sono coperti da segreto è già vietato pubblicarli. Quindi stiamo parlando di roba pubblica, roba legittimamente conosciuta dai giornalisti, e quindi dai cittadini. Se uno li pubblica, se un giornalista li pubblica, sono da uno a tre anni di galera. Più un’ammenda che va a mille e rotti euro. “Va beh – uno dirà – ti pigli la multa: mille euro, li avrai?! Sì, certo, non per tutti gli articoli che scrivi, ma non è un danno drammatico essere condannati a pagare una multa fino a mille euro”. Il problema è che qui la pena pecuniaria e la pena detentiva sono associate: te le danno tutte e due assieme. Il minimo della pena detentiva è un anno. Che significa? Significa che con le attenuanti ecc. la prima volta che ti condannano, ti condannano a un minimo di nove mesi e non vai in carcere, perché sapete che in Italia fino a due anni c’è la condizionale, la sospensione condizionale, e fino a tre anni di può chiedere l’affidamento al servizio sociale, come Previti. Viceversa, se uno scrive tre articoli contenenti tre notizie non più segrete, ma che diventano non più pubblicabili, - fate il calcolo – nove per tre, ventisette: sono 27 mesi, il che significa due anni e tre mesi, si va fuori dalla sospensione condizionale e si finisce in carcere o all’affidamento al servizio sociale. E alla quarta condanna si superano i tre anni e si va direttamente in galera. Quindi bastano quattro articoli, a un giornalista capita di scriverne anche uno o due al giorno, oppure basta un libro contenente quattro notizie pubbliche, ma non più pubblicabili, per finire in galera. La galera! In un paese in cui in galera non ci va più nessuno, salvo i poveracci. Bene i giornalisti concretamente rischieranno di andarci per quel meccanismo del minimo di pena, che è molto alto – un anno – e l’associazione obbligatoria con la multa, che non è sostitutiva, ma associata. Allora che cosa succederà? Succederà che nessuno scriverà più niente, a meno che non sia un masochista e voi non saprete più niente. Di tutta la lunga fase delle indagini finché non inizia il processo… Ma se voi mettete insieme i limiti alle intercettazioni – quello che i giudici non potranno più scoprire – e i limiti alla pubblicazione – quello che i cittadini non potranno più sapere – voi avete il quadro di una filosofia che individua esattamente nei due poteri di controllo democratici rispetto al potere politico, i nemici da abbattere, i nemici politici numero uno, i veri criminali del nostro paese, la vera emergenza sicurezza è rappresentata dalla presenza di giornalisti che informano e magistrati che indagano e quindi dagli al giornalista e dagli al magistrato. È una legge liberticida che ha almeno il pregio della chiarezza: individua nei poteri di controllo i nemici del potere e li abbatte.
Il risultato qual è? È che non si potrà più scoprire uno scandalo come quello del SISMI, delle deviazioni dei dossieraggi di Pollari e Pompa. Pensate che hanno trovato a Pompa centinaia di migliaia di dossier su giornalisti, politici, magistrati, ritenuti pericolosi, non per la sicurezza dello stato, mica è Al Qaida, pericolosi per Berlusconi. Questo scandalo non si potrà più scoprire. Un sequestro come quello di Abu Omar non si potrà più scoprire, perché non è stato un sequestro a scopo di estorsione, era un sequestro semplice e quindi punito con pene inferiori ai dieci anni. Non si potrà più scoprire calciopoli, ovviamente. Calciopoli inizia da una ipotesi di frode. Solo dopo si arriva a scoprire l’associazione a delinquere. Quindi, non sarebbero state autorizzate le intercettazioni, quindi non si sarebbe scoperta l’associazione a delinquere. In ogni caso, anche se si fosse scoperta, per assurdo, noi non avremmo potuto scrivere niente e non sapremmo ancora niente ora, perché il processo non è ancora iniziato – il processo di Napoli su calciopoli. Non avremmo scoperto lo scandalo delle scalate bancarie e al Corriere della Sera dei furbetti del quartierino. Perché? Perché i reati finanziari non sono più compresi, quindi i magistrati non avrebbero potuto intercettare, non avrebbero potuto scoprire che Fazio avvertiva segretamente Fiorani di notte e che Fiorani gli mandava i bacetti e che turbavano completamente il mercato perché l’arbitro tifava per una squadra anzi ne faceva parte, era il capitano non giocatore, anzi capitano giocatore. In ogni caso i giornali non avrebbero pubblicato ancora adesso visto che il processo per Antonveneta, Fiorani, per Unipol, BNL e per Ricucci, Rizzoli Corriere della Sera, non è ancora iniziato. Siamo alla fine delle indagini.
La clinica degli orrori. Abbiamo sentito questo – mi dispiace dirlo, ma tecnicamente si chiama così – ignorante, uomo che ignora la materia di cui dovrebbe occuparsi. Questo ignorantissimo ministro “ad personam” Angelino Alfano ridacchiare in televisione e dire: “Ma figuriamoci, un processo di omicidio nella clinica degli orrori, sarebbe possibile anche oggi perché noi l’omicidio l’abbiamo compreso nei reati per cui si può intercettare”. Già. Peccato che l’indagine nella clinica Santa Rita sia partita da intercettazioni disposte per truffa e falso. Due reati puniti con pene sotto i dieci anni, quindi oggi non più “intercettabili”, quindi da lì non si sarebbe più potuto scoprire che questi non solo facevano i falsi delle cartelle cliniche, ma ammazzavano o scannavano la gente. Non si potrebbe più scoprire niente. E in ogni caso, facendo finta che si potesse ancora scoprire, noi non potremmo più raccontarlo e voi non potreste più saperlo.
Pensate che bellezza per i risparmiatori dell’Antonveneta non sapere ancora adesso che quello che li vuole comprare, cioè Fiorani, è uno che mette le mani nei conti dei correnti della Popolare di Lodi. E pensate che bellezza per i correntisti della Popolare di Lodi non sapere che fine fanno i soldi che loro pensano di avere messo al sicuro nella Banca di Lodi. E non potrebbero organizzarsi per denunciare Fiorani. E Fiorani sarebbe ancora lì. Anzi, avrebbe comprato l’Antonveneta se non fosse stato bloccato dalla pubblicazione delle intercettazioni e fatto fuori giustamente dagli organi di vertice della sua banca.
E Fazio sarebbe ancora lì. E Moggi sarebbe ancora lì a truccare i campionati con tutta la sua banda. Perché? Perché non si saprebbe niente e quindi, in base a cosa puoi mandare via uno se non è stato ancora processato e non si sa nemmeno che cosa ha fatto?
Pensate ai malati della clinica che si ritrovano senza uno o due organi, oppure con l’organo al posto sbagliato, il fegato al posto del cervello, la milza al posto del tendine, ecc. che si stanno organizzando in una class action per chiedere i danni a quegli scannatori che li hanno ridotti così, o a i parenti di quelli che sono già morti, che si stanno organizzando per chiedere i danni. Bene non saprebbero nemmeno quello che è successo. Non verrebbe loro nemmeno in mente di chiedere i danni, perché non saprebbero di aver subito i danni e ci sarebbero persone che pensano che i loro congiunti sono morti per una tragica fatalità, perché era giunta la loro ora, mentre invece sono stati massacrati dall’ospedale e poi sono stati pure falsificati i referti nelle loro cartelle cliniche.
Scalfari ieri su Repubblica ricordava che se la mafia è stata condannata la prima volta nella sua storia al maxi processo, è stato perché i giornali hanno raccontato che cosa faceva la prima sezione della Cassazione presieduta da Carnevale che annullava regolarmente le condanne di mafia, per cui per fortuna, su input di Giovanni Falcone, il ministro Martelli chiese al presidente della Cassazione di fare un turno nelle presidenze dei processi di mafia, in modo che non presiedesse solo Carnevale ma anche qualcun altro. Appena Carnevale fu sostituito da un altro, la mafia fu condannata per la prima volta e fu lo scatenamento della vendetta mafiosa, ma intanto abbiamo messo dentro centinaia di mafiosi.
Perché è successo tutto questo? Perché la stampa ha potuto esercitare un controllo su quelle zone d’ombra della magistratura, perché mica i magistrati sono tutti buoni.
Il caso di Rignano Flaminio, cioè un’indagine probabilmente farlocca dove era state accusate ingiustamente delle persone, almeno questo è quello che è emerso finora, lo dobbiamo al fatto che giornali, giornalisti come Bonini, per esempio, di Repubblica, ma anche del Corriere della Sera, hanno svelato la debolezza dell’impianto accusatorio e quindi quando l’informazione fa il suo dovere, esercita un controllo democratico sui magistrati.
Non possiamo lasciare i magistrati indagare per anni senza sapere cosa stanno facendo, magari sbagliano e noi li aiutiamo anche a non sbagliare. Oppure smascheriamo i loro errori, se sono dolosi, e loro sono costretti a fermarsi. Chi lo garantisce questo controllo se adesso non si scrive più niente sulle indagini? Anche le indagini sbagliate partiranno sbagliate e finiranno sbagliate. Avremo più errori giudiziari. Come faremo a sapere come si difende una persona se non potremo pubblicare il suo interrogatorio. Quindi magari, chi si difende ha ragione e chi lo accusa ha torto, ma noi non lo potremo sapere.
Pensate a livello democratico che cosa vuol dire tutto ciò. Gli editori saranno sempre più frenati dal consentire ai giornalisti di pubblicare cose a rischio, perché? Perché a loro volta rischiano una multa fino a 400.000 euro – ogni articolo, fino a 400.000 euro - di e rischiano soprattutto di essere portati a processo non solo come singoli editori, ma anche come società, in base alla legge 231 sulla responsabilità giuridica delle società. Per evitare alla società di finire in tribunale con ripercussioni sulla Borsa, che cosa devono dimostrare gli editori? Di aver adottato tutte le precauzioni all’interno della loro azienda, cioè all’interno del giornale, della televisione o della radio, per impedire la commissione di questo reato di pubblicazione indebita di atti. Che cosa faranno per dimostrare che loro si sono premuniti e non sono responsabili di eventuali violazioni che commettano i loro giornalisti e i loro direttori? Licenzieranno i giornalisti e direttori che non voglio obbedire a questa legge.
In più, ogni volta che un giornalista verrà indagato per pubblicazione indebita di atti, la procura dovrà per leggere mandare la notifica all’Ordine dei Giornalisti che potrà sospendere il giornalista fino a tre mesi. Quindi ogni articolo che scrivi ti sospendono per tre mesi e tu per tre mesi non lavori. Fai quattro articoli e non lavori per un anno. Se l’Ordine ottempererà, ma bisogna vedere se avrà la possibilità di non ottemperare a questa sanzione disciplinare, perché l’ordine è tenuto a rispettare le leggi esistenti.
Voi capite che cosa è stato messo in piedi? È stato messo in piedi un meccanismo di regime – l’altra volta abbiamo parlato di prove tecniche di fascismo – qui siamo stati minimalisti. Qui non stanno facendo prove, lo stanno attuando. Un regime moderno. E per chi fosse nostalgico dei regimi passati, mandano anche l’esercito per le strade, perché si capisca cosa sta succedendo.
Io vi posso dire quello che ho scritto sull’Unità e cioè che io farò disobbedienza civile rispetto a questa legge. Farò obiezione di coscienza. Quindi tutti gli atti che mi capiteranno o che riuscirò a procurarmi – e che farò di tutto per procurarmi come sempre – li pubblicherò. E integrali, e nel contenuto e nel riassunto o come mi gira in quel momento, perché penso che questo sia il mio dovere, altrimenti dovrei cambiare mestiere.
Spero naturalmente che altri, ma sta ricevendo questo appello che abbiamo lanciato dall’Unità e dal blog voglioscendere, moltissime adesioni di moltissimi cronisti giudiziari, penso che bisognerà prepararsi a fare da cavie per essere anche eventualmente arrestati e poter impugnare davanti alla Corte Costituzionale, davanti alla Corte Europea di Giustizia, questa legge veramente infame.
Dopodichè speriamo di riuscire anche per via referendaria a cancellarla. Da questo punto di vista tutte le iniziative che si fanno in questo settore sono le benvenute. Segnalo, per esempio, quella del sito micromega.net, dove Furio Colombo, Giulietti, Pardi e altri invitano i leader dell’opposizione a manifestare.
Se i leader dell’opposizione non vorranno manifestare, cosa abbastanza probabile, bisognerà organizzarsi e quindi, Beppe preparati!
Voi sappiate che questa non è una legge contro i giornalisti, non è un legge sulle intercettazioni, è una legge contro di voi per impedirvi di sapere.
Al cittadino non far sapere quali sono i delitti del potere. Questo è lo slogan di questa legge infame. Passate parola. A lunedì."
Pochi giorni fa è terminata la terza serie di Lost, andata in onda su Fox in America e da me vista con i sottotiloli in Italiano.
Visto che la terza serie non è ancora andata in onda in Italia consiglio a quanti non l'abbiano vista in inglese di non leggere questo articolo perchè contiene numerose anticipazioni.
Dunque, la terza serie è terminata e il titolo prologo o epilogo credo che non potesse essere più azzeccato perchè, come sempre accade nelle ultime puntate di Lost, questa oltre a tanto amaro in bocca e curiosità ci ha lasciato un pò di tristezza nel cuore
L'ultima puntata è incentrata tutta su Jack; all'inizio della puntata il flashback sembrerebbe riferirsi ad un periodo di vita dell'attore fino ad oggi mai conosciuto, un periodo nero, buio, che mostra il lato peggiore del nostro eroe. Fino all'ultimo fotogramma i produttori ci fanno credere che Jack sia in un periodo di profonda depressione, che abbia iniziato a bere e che sia ormai dipendente da psicofarmaci, con la barba incolta e la casa in disordine... il periodo sembrerebbe allocarsi dopo il fallimento del suo matrimonio e con suo padre lontano, forse già in Australia ma... troppe cose non tornavano!
In tre serie mai avevamo visto Jack nella sua vita lontano dall'isola in queste condizioni. Una crisi di quelle dimensioni non poteva risolversi in breve tempo per cui l'immagine di Jack che deve tornare a prendere il padre morto, un Jack lucido, nel pieno delle sue forze sia mentali che psichiche strideva troppo con il Jack dell'ultima puntata; io personalmente ho trovato difficoltà a collocare temporalmente nel passato questo flashback... Ma ormai si sa, gli autori di Lost non finiscono mai per stupirci e alla fine della punatata, proprio negli ultimi fotogrammi ci svelano la verità, non è un flashback, non è il passato di Jack, bensì il suo futuro... è l'immagine di Jack tornato dall'isola, salvo, eroe ma con l'isola nella mente, convinto, non si sa bene perchè, di aver commesso un errore imperdonabile, convinto che debba tornare, che ormai Los Angeles non sia più casa sua.
Tutto ciò lo si capisce perchè... incontra Kate all'aeroporto, la cerca disperatamente per tutta la puntata finchè, dopo essere stato al funerale di qualcuno dei personaggi ma del quale non viene svelata l'identità, riesce a fissare con lei un appuntamento e le rivela la sua profonda depressione, il suo profondo convincimento di aver commesso un errore... che quello non era il loro destino.
L'immagine di Jack nel futuro, a mio avviso, copre e sovrasta ogni altro elemento della storia, risulta di second'ordine tutto, da Charlie che muore per salvare i suoi amici, a Desmond che rivede finalmente in un video Penny, a Jack che riesce a parlare attraverso un cellulare satellitare con una nave a largo dell'isola.
Il flashback futuro di Jack soverchia tutto e forse ci indirizza nel contenuto di quelli che saranno i prossimi episodi della serie ovvero visoni del futuro lontano dall'isola, simili a quelle avute da Desmond, scampoli di vita distrutta perchè ormai, in tutti loro, una breccia, un'esperienza unica, eccezionale ha prodotto delle mutazioni, dei cambiamenti.
A molte domande abbiamo avuto risposta ma ancora moltissimi interrogativi aleggiano sulla serie, in primis quanto visto su Jack è realmente il futuro oppure uno dei possibili futuri, è già tutto scritto, segnato oppure ha ragione John Locke gridando a Jack che quello non è il suo destino e poi domande come "Chi è Jacob?", "Perchè John Locke rappresenta l'anti Ben per gli Altri?", "Sono realmente tutti morti oppure la ragazza piovuta dal cielo mentiva?", "perchè sull'isola non è possibile riprodursi?", "perchè alcuni personaggi sembrano non morire mai?".
Credo che mai nessun serial televisivo potesse essere più attinente allo spirito e alla filosofia di questo blog.
A presto con altre riflessioni sulla serie TV.
I concetti di spazio e di tempo sono stati, fino alla formulazione della relatività di Einstein, dei concetti piuttosto "intuitivi" ossia ognuno di noi percepiva (e percepisce) queste grandezze senza pensare troppo sul "cosa realmente sono".
Galileo, Newton e molti altri fisici "classici" ossia pre-einsteiniani avevano postulato delle formule molto intuitive su come lo spazio e il tempo possano essere utilizzati per "misurare" i più svariati fenomeni fisici, dal micro al macro.
Mi sposto con la bici su un piano di 20 metri (spazio) impiego 20 secondi (tempo) la mia velocità (media) è pari a:
V = S/T ovvero 20m/20s = 1 m/s
La formula è piuttosto intuitiva, può essere complicata a piacere introducendo concetti come accelerazione (varia la velocità) e cosi via, però con un pò di studio, fantasia e applicazione riusciamo sempre a spiegare "il come" un determinato fenome fisico accada.
Poi è arrivato Einstein con la sua teoria rivoluzionaria e non è che ci abbia agevolato granchè la vita, anzi! La sua teoria della relatività dello spazio e del tempo ci ha confuso ancor più le menti, ancora oggi viene percepita in maniera erronea, non è compresa ed considerata materia ostica e poco intuitiva.
Ma allora cosa sono in realtà lo spazio e il tempo?
C'è chi sostiene che in realtà lo spazio ed il tempo non esistano (lo credo anche io). Per Einstein non esistono come entità separate ed immutabili ma solo come "accoppiata" ossia come concetto di "spazio-tempo", questo si che è invariante!
E cos' è lo spazio-tempo di Einstein?
Non voglio assolutamente entrare in tecnicismi che non mi competono, basti sapere che per Einstein l'unica costante dell'universo è la velocità della luce c (circa 300.000 Km/s) mentre tempo e spazio variano proprio in funzione di questa grandezza limite, ossia al tendere della velocità di un corpo a quella della luce lo spazio si dilata (cresce) e il tempo si accorcia (tende ad annullarsi).
Non esistono più concetti separati come spazio e tempo ma un unico concetto chiamato appunto "spazio-tempo" che potremmo tranquillamente associare al concetto di evento spaziale.
Un evento "accade" in un determinato istante temporale e spaziale ossia il fuoco d'artificio esploso (evento) accade alle 23:35 alle coordinate spaziali (x,y,z) ossia a trenta metri di altezza sopra il Colosseo.
Cosa ho detto?...mostruosità! In questi casi gli esempi sono il mglior viatico:
Immaginiamo di vedere l'etrusco e un vecchietto, il primo (io) viaggiare su una moto ad alta velocità il secondo (il vecchietto) su un graziella scassata.
Il vecchietto è molto più avanti nel percorso e viaggia ad una andatura costante(1Km/h), io sono molto più indietro del vecchietto e anche io viaggio a una velocità costante(300 Km/h).
Dotiamo poi sia l'etrusco che il vecchietto di una pistola (accipicchia) identica e costringiamo il vecchietto e l'etrusco a sparare un colpo proprio nel preciso istante in cui io raggiungo il vecchietto. Davanti a loro a 1 Km di distanza c'è un bersaglio.
Quale proiettile arriverà prima?
Bè la risposta è abbastanza scontata...ovviamente arriverà prima il mio proiettile in quanto alla velocità del proiettile dobbiamo sommare la mia velocità inerziale (300Km/h) per cui non ci sarà partita...vincerò io ed il vecchietto rimarrà assai deluso (tiè!).
Ora però immaginiamo la stessa gara studiata da Einstein...la prima cosa che farebbe (visto che il fisico è un pacifista) è quella di togliere a me e al vecchietto la pistola e di fornirci una bella lampada! Al posto del bersaglio un sensore che percepisce la luce emessa da questa lampada, tutto il resto rimarrà tale e quale per cui nel preciso istante in cui ci incroceremo dovremo accendere la lampada.
Quale fascio di luce arriverà prima?
Bè anche in questo caso la risposta è scontata direte voi....vincerò sempre io visto che la mia moto è 30 volte più veloce della vecchia graziella del vecchietto! Invece no, sarà pari e patta....tutte e due i fasci di luce ecciterebbero il sensore nello stesso medesimo istante.
Come è possibile? Come può il fascio di luce del vecchietto arrivare in contemporanea al mio? Misteri della fisica moderna!
La cosa è sia fisicamente che matematicamente dimostrabile, anche in maniera piuttosto semplice...a noi basti pensare che questo esempio è proprio la dimostrazione del fatto che la luce (la sua velocità) è una costante universale per cui a prescindere dal moto iniziale del corpo che emette il fascio luminoso questi arriverà a destinazione sempre con la velocità di 300.000 Km/s, è come se io e il vecchietto non fossimo mai esistiti....non contiamo nulla.
Ovviamente visto e considerato che la velocità della luce rimane costante a prescindere da tutto e che la velocità è espressa come spazio diviso tempo, se la velocità rimane costante devono essere le altre due grandezze a variare e cioè proprio lo spazio e il tempo.
Se due mosche fossero aggrappate una ad un fascio di luce e l'altra ad un proiettile velocissimo (ma non alla velocità della luce) il nostro tempo e il nostro spazio avrebbero dei valori diversi tra loro e ancor più diversi rispetto ad una terza mosca ferma sulla terra....
Maggiore è la velocità di un corspo (che tende a quella della luce) e più il suo tempo...rallenta e il suo spazio....si dilata! (fico vero?)
C'è chi sostiene che le leggi della fisica non valgano nei buchi neri o prima del Big Bang perchè in questi sistemi di riferimento limite il tempo è....FERMO....! (fico anche questo, no? ....vivere senza orologi)
Ma torniamo a noi, sulla terra e con le leggi che conosciamo... e cerchiamo un attimo di riflettere in termini filosofici sul concetto di tempo.
Cos'è il tempo?
Altro non è che la percezione che noi abbiamo dell'evolversi delle cose, dell'intervallo che intercorre tra un evento ed un'altro. Acor3 mi da una pacca sulla spalla (evento1) ed io infilo il dito nel naso (evento2), tra questi due eventi che il mio cervello ha "memorizzato" intercorre un determinato lasso di tempo che sempre il mio cervello percepisce e al quale attribuisce un valore discreto.
Tutto ciò ha senso se e solo se ci dotiamo di un Hard Disk sensoriale chiamato "memoria", senza questa "memoria" il tempo non avrebbe senso di esistere o meglio non esisterebbe proprio e la nostra esistenza altro non sarebbe che oblio, vuoto ed ignoto. Totale incapacità sensoriale, assoluta assenza, in poche parole avremmo cancellato di colpo il tanto complesso e ostico concetto di tempo.
Detto ciò non possiamo asserire che il tempo non esiste?
Forse si .... ma questa è proprio grossa....
Al prossimo post
L'argomento è a mio avviso talmente interessante e complesso che merita di essere nuovamente analizzato....sempre che la memoria ce lo consenti.
Ho da poco terminato la lettura del libro "la filosofia del dr House" e l'ho trovato decisamente interessante e ricco di spunti sui quali riflettere e dibattere.
Il libro è diviso in quattro capitoli, ognuno scritto da un diverso filosofo e che trattano diversi temi, tutti legati alla filosofia ovviamente in chiave "House".
Oggi vorrei analizzare il quarto capitolo ossia quello che descrive la "Logica di House" il suo modo di ragionare, riflettere, pensare e risolvere i più disparati casi.
Partiamo quindi dalla domanda: Quale è la logica di House?
Per rispondere dobbiamo farci aiutare dal filosofo statutitense Charles Sanders Peirce il quale sostiene che il pensiero umano ha tre possibilità di creare inferenze, ovvero tre modi diversi di ragionamento:
Il ragionamento deduttivo
Il ragionamento induttivo
Il ragionamento abduttivo
Le differenze tra abduzione, induzione e deduzione possono essere così riassunte (fonte wikipedia):
Deduzione:
Regola: Tutti i fagioli di questo sacchetto sono bianchi
Caso: Questi fagioli vengono da questo sacchetto
Risultato: Questi fagioli sono bianchi
Induzione:
Caso: Questi fagioli vengono da questo sacchetto
Risultato: Questi fagioli sono bianchi
Regola: Tutti i fagioli di questo sacchetto sono bianchi
Abduzione:
Regola: Tutti i fagioli di questo sacchetto sono bianchi
Risultato: Questi fagioli sono bianchi
Caso: Questi fagioli vengono da questo sacchetto
Come possiamo vedere dai tre casi appena descritti la differenza tra i tre modi di "ragionare" è sostanziale in quanto nel primo caso (deduzione) il risultato è certo perchè si parte da una regola ben definita e certa, applicando il caso (azione) il risultato non può che essere quello descritto; la deduzione è pertanto un processo logico certo, che porta sicuramente ad un risultato noto data la regola generale e l'azione (caso) specifico.
Nell'induzione il processo logico è decisamente diverso e assai meno certo nei suoi risultati in quanto, per come è stato descritto, si pone come obiettivo quello di definire una "regola" partendo da una azione (caso) e osservando un risultato; per cui sapere che i fagioli vengono dal sacchetto (azione) ed osservare che i fagioli sono bianchi non implica matematicamente che tutti i fagioli del sacchetto siano bianchi. Pertanto non possiamo dire nulla, se non ipotizzare, sul colore dei fagioli contenuti nel sacchetto.
La terza e decisamente più interessante inferenza è relativa al processo logico abduttivo nel quale è nota la regola (tutti i fagioli nel sacchetto sono bianchi) e il risultato (i fagioli sul tavolo sono bianchi) per cui si cerca di "scovare" quella che è l'azione (caso) che sta alla base dell'osservazione. In questo particolare caso si procede quindi per "intuizione" ossia si ipotizza che, molto probabilmente, visto che i fagioli nel sacchetto sono tutti bianchi e i fagioli sul tavolo sono bianchi questi provengano proprio dal sacchetto. Si ipotizza, si immagina, si intuisce e si crea nuova conoscenza nel processo logico che induce a sperimentare nuove strade.
Come sostiene lo stesso Pierce l'unica inferenza che produce nuova conoscenza è proprio quella abduttiva, perchè ci porta a sperimentare la strada intuita ed ipotizzata, che poi magari non si rivela giusta ma anche in questo caso abbiamo creato conoscenza riducendo il campo di indagine.
Detto ciò torniamo alla domanda iniziale e cioè Quale è la logica di House?
La risposta sembra ovviamente scontata, in quanto dei tre metodi su esposti quello che più si adatta al Dr House è proprio il terzo ossia il metodo abduttivo.
Proviamo per esempio a sostituire i fagioli e il colore con malattia e sintomi generici tipo:
Deduzione:
Regola: Tutti i malati di lupus muoiono in cinque giorni
Caso: Questa persona ha il lupus
Risultato: Questi persona è morta dopo cinque giorni
Induzione:
Caso: Questa persona ha il lupus
Risultato: Questi persona è morta dopo cinque giorni
Regola: Tutti i malati di lupus muoiono in cinque giorni
Abduzione:
Regola: Tutti i malati di lupus muoiono in cinque giorni
Risultato: Questi persona è morta dopo cinque giorni
Caso: Questa persona ha il lupus
Analizziamo i tre casi e vediamo come siano estremamente diversi:
Nella deduzione si da per scontata la regola appresa durante lo studio della medicina (tutti i malati di lupus muoiono in cinque giorni) si sperimenta che la persona ha il lupus e quindi è ovvio (purtroppo) che la persona morirà in cinque giorni.
Nell'induzione, invece, si cerca di trovare la regola per cui è come se si studiasse una nuova malattia della quale non si conosce nulla e si cerca di definire la regola; diciamo che la persona ha il lupus (ma non sappiamo nulla del lupus perchè è una nuova malattia) e verifichiamo che la persona è morta in cinque giorni, nulla possiamo dire sulla malattia come regola perchè non basta un caso per sostenere una regola. Questo processo logico poco interessa al Dr. House.
Il terzo invece è proprio il pane quotidiano del Dr. House e cioè data per certa la regola ossia che tutti i malati di lupus muoiono in cinque giorni, si osserva il malato è morto in cinque giorni per cui è molto probabile che il malato abbia il Lupus! (Logica di House)
Probabile ma non certo e spesso è proprio questo probabile ma non certo a fare la differenza nelle diagnosi di House perchè con la sua logica, molto affine e simile a quella del famosissimo Sherlock Holmes, il più delle volte lo porta ad azzeccare proprio quello che gli altri o sbagliano o non vedono.
Teniamo presente che l'inventore di Sherlock Holmes era un dottore e che se ad Holmes togliamo una 'elle' otteniamo Homes che al singolare si dice Home che è sinonimo di House...chissà forse è solo un caso?
Vorrei fare una riflessione, indotta da un colloquio avuto con alcuni colleghi, sul tema "antropologia della morale e ricerca della verità".
Perchè antropologia della morale e soprattutto perchè ricerca della verità?
La riflessione è partita dalla seguente domanda che pongo a tutti voi:
Esiste una cultura superiore, un popolo che abbia sviluppato una morale (collettiva e/o individuale) che possa essere considerata superiore ad altre culture sia nello spazio che nel tempo?
Quando parlo di "spazio-tempo" mi riferisco alla cultura di un popolo messa a confronto sia con le culture di altri popoli nello stesso tempo ed in luoghi diversi (Es: la cultura occidentale VS la cultura orientale) sia con le culture di altri popoli in epoche e luoghi diversi (Es: la cultura nostra VS la cultura degli antichi greci).
Proviamo a rispondere alla domanda e capiremo perchè "antropologia morale e la ricerca della verità".
Comincio con il rispondere io e dico seccamente: NO, non esiste una cultura superiore di un'altra (sia nello spazio che nel tempo).
Quale indice consideriamo per effettuare tale misura, semmai ne esistesse uno?
L'errore più grossolano che si fa quando si affrontano questi temi è quello di utilizzare la "nostra" morale, quindi ciò che è "giusto" per noi, per determinare il grado di civiltà di un'altro popolo che ha delle diverse "leggi" morali.
Per comprendere una civiltà non possiamo non considerare fattori quali l'epoca, il luogo, le tradizioni, il livello di scolarizzazione, la tecnologia, etc.. Solo considerando tutti questi fattori in maniera olistica e "immergendoci" poi in quel contesto potremmo comprendere con più obiettività gli usi e costumi dei vari popoli.
Non era comunque questo lo scopo della riflessione, non era rispondere NO alla domanda che mi premeva.
Quanto detto fin quà sembrerebbe avvalorare la tesi secondo la quale la "morale" di un individuo, di un popolo, di una civiltà sia influenzata e/o determinata da fattori esogeni (esterni) ossia da quei fattori che dovremmo trattare olisticamente per un'analisi completa del grado civilizzazione di un popolo.
Questo è vero ma solo in parte, perchè se così fosse un popolo non progredirebbe mai, non esisterebbero mai mutazioni e stravolgimenti. Se i fattori esterni determinassero l'idea di "giusto" e se questi fattori non mutassero mai, per noi sarebbe ancora giusto effettuare un sacrificio umano, rendere in schiavitù un individuo, etc...
Se invece consideriamo "l'antropologia della morale" ossia il cambiamento e l'evoluzione di essa, non possiamo non asserire che nello spazio-tempo ci siano delle enormi diversità in tema di morale ma sostenere che la civiltà A è diversa dalla civiltà B non significa dire che una sia superiore dell'altra, sono semplicemente diverse.
Allora cosa determina queste differenze? Se non sono i fattori "esogeni" a determinare queste differenze, cosa ha consentito ai Romani di oggi di "sentire" il giusto in maniera assai diversa dai Romani di Cesare?
Deve esistere un comun denominatore tra tutti i popoli che determini questa sorta di evoluzionismo morale, un fattore "endogeno" che funga da motore per la ricerca continua di nuove strade, ipotesi, idee a prescindere dall'ambiente che ci circonda, dalla cultura e dalle tradizioni.
Questo "motore" cos'è?
Kant direbbe che la legge morale è universale, quindi non può essere ricavata dall’esperienza: è "a priori" ossia la ragione è sufficiente "da sola" - senza impulsi sensibili - a muovere la volontà.
Muovere la volontà quindi determinare questa evoluzione etica del giusto percepito in sè a prescindere dai fattori esogeni ossia dall'esperienza e da ciò che ci circonda.
Questo ci basta, senza entrare troppo in formalismi filosofici, a comprendere come l'evoluzione delle civiltà sia determinata proprio da questa esigenza "imperativa" ed "ineludibile" che ogni individuo ha in quanto dotato di ragione, in quanto essere pensante.
Ecco perchè l'analisi dell'antropologia morale ci aiuta a comprendere non tanto il nostro passato quanto il nostro futuro, da ciò ne deduciamo, come unica certezza, che questo "motore" non cesserà mai di indurre gli individui ad una costante e continua "ricerca della verità".
La costante e continua "ricerca della verità" produrrà sempre nuovi e costanti mutamenti di pensiero, ci sarà quindi una continua evoluzione indotta da questo "magico fattor comune", da questa "voce interiore", da questa "forza motrice" innata che Kant rappresentò con la famosa frase "il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me".
Esiste un punto di arrivo in questa ricerca? Credo sia meglio parlare di limite tendente all'infinito, se fossimo a conoscenza della verità cesseremo di chiederci il perchè!
Ed eccoci qua, finalmente onLine.
Mi son detto "ce l'abbiamo fatta!", il Blog o meglio il (d)Blog pensando.it è attivo e in linea.
Però, come sempre accade in questi casi, il panico ha invaso il mio animo.
Sono in linea, posso inizare questa avventura, iniziare a postare riflessioni, pensieri, commenti, articoli ma...da dove cominciare?con quale articolo dare il la a questa raccolta?
Mi sento come i bambini quando a Natale ricevono decine di regali e, sopraffatti dalla contentezza, non sanno da quale pacco iniziare. Quale scartare per primo? Quale sarà il regalo più bello? Ma soprattutto quanto durerà questa euforia? Rimarrò deluso?
E cosi ho deciso di cominciare proprio da questo, partire dalla fine, raccontare quello che si prova in questi casi e la bellezza dell'aspettativa.
Un pò come descritto da Leopardi nel "Sabato del Villaggio"...la felicità risiede nell'attesa, aspettare il giorno di festa è assai più bello e ricco di aspettative del giorno stesso, che spesso delude!
Per il poeta il sabato prelude al giorno festivo, segna la vigilia della domenica, simboleggia l'attesa di qualcosa di più grato e propizio, in questo modo ribadisce il concetto della non esistenza della felicità: il piacere è nell'attesa, poi delusa, della gioia.
In questo caso, però, spero e mi auguro che la "Domenica del villaggio" ripaghi nella sostanza quelle che sono state le aspettative del (d)Blog, nel nome stesso assegnatogli : pensando.it, nell'impegno profuso nella stesura e realizzazione del progetto.
Per cui non mi resta che fare gli auguri a questo book di pensieri, un in bocca al lupo di cuore, a tutti noi che vi abbiamo partecipato e che vi parteciperemo in futuro, nella stesura di idee, emozioni, articoli...
Tanti auguri, pensando.it
Il Sabato del Villaggio
La donzelletta vien dalla campagna
in sul calar del sole,
col suo fascio dell'erba; e reca in mano
un mazzolin di rose e viole,
onde, siccome suole, ornare ella si appresta
dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
Siede con le vicine
su la scala a filar la vecchierella,
incontro là dove si perde il giorno;
e novellando vien del suo buon tempo,
quando ai dí della festa ella si ornava,
ed ancor sana e snella
solea danzar la sera intra di quei
ch'ebbe compagni nell'età piú bella.
Già tutta l'aria imbruna,
torna azzurro il sereno, e tornan l'ombre
giú da' colli e da' tetti,
al biancheggiar della recente luna.
Or la squilla dà segno
della festa che viene;
ed a quel suon diresti
che il cor si riconforta.
I fanciulli gridando
su la piazzuola in frotta,
e qua e là saltando,
fanno un lieto romore;
e intanto riede alla sua parca mensa,
fischiando, il zappatore,
e seco pensa al dí del suo riposo.
Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
e tutto l'altro tace,
odi il martel picchiare, odi la sega
del legnaiuol, che veglia
nella chiusa bottega alla lucerna,
e s'affretta, e s'adopra
di fornir l'opra anzi al chiarir dell'alba.
Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l'ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.
Garzoncello scherzoso,
cotesta età fiorita
è come un giorno d'allegrezza pieno,
giorno chiaro, sereno,
che precorre alla festa di tua vita.
Godi, fanciullo mio; stato soave,
stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo'; ma la tua festa
ch'anco tardi a venir non ti sia grave.
G.Leopardi, 1829
In relazione al tema trattato, il sabato del villaggio e il dì di festa, interessante è la manifestazione che si terrà nella città di Crema, un festival della filosofia dal titolo "Ricordati di santificare le feste II", ovviamente il tema principale sarà il giorno di festa e il rapporto tra esso e l'individuo nella società contemporanea.
Questo il link al manifesto dell'evento http://www.cremadelpensiero.it/.
La scienza è infallibile? Possiamo fidarci ciecamente di essa e delle risposte che ci fornisce? Sono realmente risposte quelle che ci da? Ci spiega forse il "perchè" oppure ci descrive il "come"?
Su questi temi spesso mi sono interrogato e confrontato con altre persone, amici e colleghi. La cosa mi ha sempre affascinato perchè ritengo il mio sapere sempre in bilico tra la "certezza" e il "dubbio", tra la "risposta" e la "domanda". Certo è che riflettere sulla domanda e sulle possibili risposte è assai più interessante che avere la risposta in sè.
Giorni fa scrissi un articolo "Il Dr. House e la logica dell'abduzione" nel quale cercavo di far chiarezza (soprattutto a me stesso) su quelle che fossero le principali metodologie di approccio logico ad un problema, come strumento di analisi del problema stesso ma anche della realtà e soprattutto della nostra percezione della realtà. Di questi il metodo che forniva minor certezze era sicuramento quello "induttivo" ossia il metodo logico di ragionamento che porta alla definizione di una regola partendo dall'osservazione (inferenza ampliativa ma solo probabile).
L'esempio che feci era il seguente:
Supponiamo di sapere che una decina di fagioli bianchi provengano da un sacchetto con più di mille fagioli dei quali non conosco il colore, sarei tentato a dire che nel sacchetto "potrebbero" esserci tutti fagioli bianchi, in realtà non è detto che sia proprio cosi. Potrebbero esserci una parte di fagioli rossi, una parte di fagioli neri, etc... e che io per pura fortuna (o sfiga) ne abbia presi dieci tutti dello stesso colore (bianco).
Il metodo induttivo, quindi, ha come scopo l'analisi della realtà e l'osservazione degli effetti per arrivare, attraverso un percorso logico, a quelle che sono le probabili cause dell'effetto; si parte dall'osservazione e si cerca di determinare la causa che l'ha generato.
Torniamo all'esempio dei fagioli, supponiamo di ripetere l'osservazione per 10 anni, tutti i giorni a tutte le ore prendiamo dieci fagioli dal sacchetto ed analizziamone il colore. Se dopo 10 anni osservo che i fagioli estratti sono sempre bianchi allora posso, con una buona certezza, asserire che TUTTI i mille fagioli del sacchetto siano bianchi.
Reiterando il processo logico induttivo sono, per forza di cose, portato a formulare una teoria che si basi sull'osservazione del fenomeno stesso.
Questo altro non è che lo stesso ed identico metodo che gli scienziati utilizzano per formulare le loro teorie.
La scienza empirica, tutta, si fonda sul metodo logico "induttivo"; osservo, analizzo, sperimento e definisco una teoria che sia la più "universale" possibile, che sia sperimentabile anche in futuro e che riesca a spiegare qualunque tipo di fenomeno osservabile.
Facciamo un altro esempio, supponiamo di essere un gallo e di svegliarci tutte le mattine per dieci anni e di osservare che il contadino ci ha dato la nostra razione di cibo. Cosi come successo per i fagioli bianchi, anche in questo caso siamo portati ad ipotizzare che il cibo sarà nella nostra vaschetta anche domani, a definire quindi una sorta di "legge" in base alla quale saremmo portati a pensare che anche domani il cibo sarà al suo posto (cosi è accaduto per i dieci anni passati -> induzione).
Invece il giorno dopo ci svegliamo, il cibo non c'è più ed il contadino ci torce il collo!
Con questo esempio, tratto da un esempio di un filosofo, ho semplicemente voluto mostrare come l'induzione per sua natura sia un processo logico che non porta a certezze e che a differenza del metodo deduttivo può solo fornirci una descrizione della realtà attuale, ma nulla può dirci su come tale realtà sarà domani, su quello che accadrà o su quello che dovremmo attenderci in futuro.
Possiamo fare delle ipotesi, dei calcoli statistici, credere che anche domani il sole sarà dove è sempre stato e che il rosso sarà sempre rosso ma la certezza non potremmo mai averla perchè, come dimostrato, l'induzione non porta a ipotesi certe.
E la scienza?
Come già detto la scienza si basa proprio su tale metodologia, su tale approccio, sfruttando la logica induttiva per definire nuove leggi, tesi, norme e regole. Tali leggi regolano la nostra vita, le nostre percezioni e determinano il nostro sapere, spiegano perchè una mela cade con una accelerazione costante pari a 9.8m/s2, perchè il rosso è tale e perchè se ci tagliamo sentiamo una fitta di dolore.
Ma allora se fossimo come il gallo? Se domani ci svegliassimo e tutte le leggi conosciute cessassero di valere? Rifacendoci a tale "dimostrazione" logica basata sulla scarsa certezza del metodo induttivo dovremmo riformulare le nostre credenze e smettere di parlare del "perchè" ed affidarci anima e corpo al "come"!
E cosa significa passare dal "perchè" al "come"?
Significa semplicemente ridefinire il nostro sapere, pertanto credere che sia lecito dire che la legge di Newton non spiega "perchè" una mela cade bensi descrive "come" la mela cade e soprattutto lo descrive oggi sulla base della nostra attuale conoscenza. Infatti, oggi, i fisici contemporanei spiegano "come" una mela cade non più sulla base delle teorie di Newton ma su quelle di Einstein, e tali leggi saranno valide fintantochè non ci sarà una nuova legge che ridefinirà "come" possa cadere una mela.
Una legge sarà valida fino a prova contraria e tale legge non ci dirà mai "perchè" esiste un determinato fenomeno ma descriverà "come" tale fenomeno si palesi, ci appaia e sia da noi percepito.
Per concludere credo che la scienza, nella sua accezione del termine, non sarà mai in grado di definire con certezza i "perchè" del percepito e dell'esistente ma solo di fornire un ottimo strumento di conoscenza atto a comprendere "come" oggi sia e come, molto probabilmente, sarà domani.
Riporto di seguito alcuni dei nomi di filosofi che hanno segnato la storia della filosofia:Talete (620-550 a.c.), Democrito (460-370 a.c.), Socrate (469-399 a.c.), Platone (428-347 a.c.), Aristotele (384-322 a.c), Agostino (350-430),Locke (1632-1704), Hume (1711-1776), Kant (1724-1804), Hegel (1770-1831), Schopenhauer (1788-1860), Kierkegaard (1813-1855), Nietzsche (1844-1900), Croce (1866-1952), Heidegger (1889-1976), Sartre (1905-1980)
Ovviamente questa è solo una minima parte rispetto al panorama di filosofi che, nel corso della storia, hanno segnato in maniera indelebile il pensiero occidentale.
A questo punto una domanda sorge spontanea....
E le donne?
Perchè nella "lista" non c'è una donna? perchè quando si parla di filosofia, di filosofi e pensatori ci si rivolge sempre al maschile? perchè risulta cosi difficile anche il solo definire la filosofia in termini di pensiero femminile? Ci sono donne che hanno inciso, segnato il pensiero occidentale con le loro teorie, con i lori pensieri, con la loro esistenzialità?
La risposta a tale domanda ci viene fornita dalla storia del pensiero filosofico occidentale che vede la presenza, sin dai tempi dei Greci, di numerose donne il cui pensiero è stato di rilevante importanza, che hanno spesso segnato, influenzato e condizionato il pensiero occidentale, nomi come:
Aspasia di Mileto (440 a.c.) discepola di Pitagora , Ipazia (400 a.c.) di tendenze Neoplatoniche, Plotina (53-117 d.C.) consorte dell'imperatore Traiano, la principessa Elisabetta (1643) che intrattenne uno studendo rapporto epistolare con Cartesio, fino ad arrivare ai giorni nostri con personaggi di grande rilevanza filosofica come Edith Stein (1891-1942), Simone Weil (1909-1943), Hannah Arendt (1906-1975) o Simone De Beauvoir (1908-1986).
La storia, quindi, ci dice che molte donne hanno contribuito alla nascita del pensiero contemporaneo.
Tuttavia, quando si pensa ad un grande filosofo (termine maschile), la nostra mente cerca subito uno dei nomi della prima lista, il filosofeggiare stesso è una tendenza, una abitudine che la si associa, in linea di massima, al genere maschile.
Perchè?
Questa domanda è stato l'argomento principe di una discussione fatta con alcuni colleghi, ci tengo a sottolineare tutti maschi, dalla quale sono emerse numerose idee, pareri, opinioni.
La più gettonata ed anche la più consona al mio di pensiero è molto semplice, la cui semplicità risulta essere quasi disarmante e comunque formulata da una platea di uomini e che sottopongo con estremo piacere e spirito critico alla vostra attenzione.
Perchè la donna non la si associa al filosofeggiare? Perchè l'icona del filosofo è un soggetto maschio?
La donna non la si associa al filosofeggiare perchè, in linea di massima, la donna non ha bisogno di filosofeggiare, non sente questa esigenza esistenziale, maniacale, interiore.
Perchè?
Il perchè risiede nel fatto che mentre gli uomini cercano continuamente risposte, le donne le hanno.
Gli uomini si pongono le domande per le quali le donne hanno già la giusta risposta, in maniera innata, ancestrale, istintiva.
Ma da dove nasce questa differenza?
La differenza sostanziale risiede nel fatto che la donna è assai più vicina a Dio, alla vita, alla creazione di quanto possa esserlo un'uomo perchè essa vive in se il miracolo stesso della vita; la donna è in grado di generare, creare, dare la luce; l'uomo, proprio in virtù di questa sua distanza biologica, cerca in sè tali risposte, cerca esso stesso di avvicinarsi all'essenza della vita con la riflessione, con la filosofia, con il pensiero.
Per la donna la domanda cardine della filosofia..."perchè esisto? quale è il mio scopo?" ha una ben precisa risposta, "io esisto, in quanto donna, per generare il mondo stesso, senza me nulla esisterebbe".
L'uomo mai potrebbe rispondere in tal modo, un uomo, alla medesima domanda, non sa rispondere... risponde con una nuova domanda, cerca in sè, con la filosofia, la risposta giusta, vola di pensiero in pensiero, crea nuove teorie, ipotesi, formula centinaia di aforismi, ma poi si ritrova, nudo, di fronte al "sè" e alla inspegabilità del suo stesso essere.
Per approfondire la filosofia al femminile consiglio:
La filosofia è donna? al link http://bfp.sp.unipi.it/bibliofdd/fddnota.htm
Donne Filosofe al link http://www.filosofico.net/donnefilosofe.htm
Le donne filosofe al link http://www.linguaggioglobale.com/filosofia/donne/DONNE.htm
Libro "Storia delle donne filosofe" di Ménage Gilles
Foreman: Nascondi le pillole nel manuale del Lupus?
House: Tanto non è mai il Lupus.
Tra le moltissime serie TV che spopolano in questo periodo ce ne sono alcune il cui successo è ormai appurato e indiscutibile; tra queste sicuramente possiamo annoverare tutti i serial americani a sfondo "medico - sanitario" ossia serial come "Grey's Anatomy" o "E.R" che per molto tempo hanno e stanno appassionando fan italiani e di tutto il mondo.
In me, però, ha suscitato un interesse particolare la serie televisiva "Dr. House M.D.", credo che l'interesse non lo abbia suscitato solo in me visto e considerato che, ad oggi, è una delle serie più amate e seguite dal pubblico italiano.
Perchè? Cosa c'è di cosi interessante in un pazzo furioso come Greg?
Non sono l'unico ad essersi posto il dilemma visto e considerato che un gruppo di quattro giovani filosofi ha deciso di scrivere un libro proprio sulla filosofia del Dr. House.
Il titolo è "La filosofia del Dr. House. Etica, logica ed epistemologia di un eroe televisivo" editore "Ponte alle grazie".
Ho messo questo libro nella lista delle priorità...speriamo non tradisca le mie aspettative.
Ma torniamo a Greg e alla sua folle misantropia.
Credo che a differenza degli altri serial televisivi "medico-sanitari" il Dr. House abbia qualcosa in più, di più forte e geniale, di più profondo riconducibile proprio al personaggio Gregory House e alla sua filosofia di vita.
La frase:
Dimmi cosa preferisci: un dottore che ti tiene la mano mentre muori o uno che ti ignora mentre migliori?
credo sia significativa del personaggio, curare la malattia e non il malato perchè i malati sono tutti bugiardi, mentono sempre!
E le malattie? Curare solo casi disperati, estremi, che riescano a solleticare l'attenzione e soprattutto l'ego del dottore... usare ogni mezzo, ogni cura pur di riuscire nell'impresa, a prescindere da qualsiasi deontologia medica, contro ogni morale, calpestando qualsiasi comportamento etico.
Il dottore che comunque ci guarisce, la malattia che non è mai Lupus...
Con il dottor House scacciamo le nostre paure, allontaniamo l'idea della morte e ci avviciniamo all'immortalità suggellata proprio dall'ego del personaggio, incosciamente scacciamo streghe e fantasmi dai nostri armadi perchè tanto "House è Dio" (il titolo di una puntata...), House ha sempre la soluzione; ci disprezza, si disprezza, ci considera dei bugiardi ma alla fine ci cura sempre e comunque.
Ecco, credo che l'enorme successo della serie televisia sia riconducibile a questo sottile gioco psicologico che incosciamente ci lega alla poltrona e ci fa amare cosi tanto un personaggio che ha come unica priorità l'utilizzo del sistematico di oppiacei per alleviare il proprio dolore esistenziale.
Avrei preferito tornare dalle vacanze e riaprire il blog con un articolo diverso, magari di filosofia o di cultura o di arte, invece la fine dell'estate ha riservato a me e tutti i Viterbesi doc come me un triste evento.
La macchina di Santa Rosa che tutti gli anni, il 3 di Settembre, viene trasportata a spalle da più di 100 facchini e ravviva di colore e gioia le splendide strade della città dei Papi, a causa di una violenta tromba d'aria, è crollata e si è appoggiata di fianco sulla storica torre di S.Sisto.
Il tutto è accaduto intorno alle 14 e la città tutta, i Viterbesi, i facchini e tutti gli amanti e fedeli di questa splendida e storica manifestazione si sono ritrovati increduli dinanzi i 33 metri della macchina, adagiata tristemente insieme all'impalcatura sulla chiesa di S.Sisto.
Fotunatamente non ci sono stati feriti, a questo punto non ci resta che sperare in un miracolo (nel vero senso della parola) ed attendere che i lavori di riassestamento si completino.
Questo il link a tutte le terribili immagini...
Ho visto che ultimamente in molti blog ci si chiede "ma cos'è un blog?"
Un Blog è un'archivio digitale di idee, pensieri, opinioni...
Un Blog è tracciare, salvare e condividere il proprio io, la propria esistenza...
Un Blog è diretta espressione dell'individuo in quanto frutto del suo pensiero...
Un Blog è la vetrina attraverso la quale ci si spoglia delle nostre paure e al contempo si mascherano le nostre insicurezze...
Un Blog è un'insieme di blog, la cui interezza è cultura, arte, scienza, contemporaneità...
Un Blog è lo specchio del vissuto moderno, manifesto dei manifesti, archivio degli archivi...
Un Blog è libertà di espressione...
Un Blog è confusione e caos, ordine e chiarezza...
Un Blog è ricerca filosofica dell'essere...
Un Blog è tutto questo e il contrario di questo...
Un Blog!!!
Le forme di rimborso sono le più svariate, a volte è possibile anche modificare in corso d'opera tali modalità, si passa dal rimborso a saldo ovvero tutto in un'unica soluzione, a quella a rata fissa scelta dal cliente, a quella percentuale calcolata sull'importo del bene acquistato.
Queste carte vengono fornite con un plafond di spesa massima anche questo variabile, di solo si va dai 2.600 ai 4.000 euro.
E' possibile utilizzarla come una normalissima carta di credito, è possibile utilizzarla per richiedere direttamente assegni a casa addirittura è possibile richiedere denaro semplicemente inviando un sms.
Fin quà nulla da obiettare! Sembrerebbe uno strumento che per piccole somme consente di rateizzare la spesa e pianificare meglio il budget familiare. Questo mi son detto quando, anni fa, ho commesso l'indicibile errore di utilizzarne una.
Queste carte, come tutti i prestiti, sono soggette ad un tasso variabile da carta a carta. Il tasso è rappresentato da due indici che sono rispettivamente il T.A.N. e il T.A.E.G.
Ma cosa significano? Presto detto:
Il T.A.N. (tasso annuo nominale) è il tasso d’interesse puro applicato ad un finanziamento
Il T.A.E.G. (tasso annuo effettivo globale) è l’indicatore di tasso di un’operazione di finanziamento ovvero è il tasso che prende in considerazione tutte le spese applicate al finanziamento (bolli, spese invio estratto conto, etc..)
Tali tassi sono sempre e dico sempre ai limiti dello strozzinaggio, si va dal 16% al 19% per le principali carte di mercato pubblicizzate su tutti i media.
Anche questo però è ineccepibile, il cliente all'atto della stipula del contratto è a conoscenza dei tassi applicati e non può sollevare obiezioni. Nel mio caso, però, mi sono fatto dei conti e... c'è qualcosa di strano, qualcosa che non torna. Probabilmente il tasso viene applicato a non so quale parte del debito, insomma facendo 2 + 2 non torna 4! Riporto le cifre del mio estratto conto mensile: Importo rimborsato (ovvero prelevato dal mio conto corrente) : 76 euro
Interessi : 20,55 euro
Bollo : 1,81 euro
Spese tenuta conto : 1,03 euro Alla fine, dei 76 euro rimborsati, la quota che va ad alimentare il mio credito residuo è 52,61 euro. Questo significa che se prendessi 1.000 euro rimborsando con rate di 76 euro al mese impiegherei circa 19 mesi (1.000/52,61) che sono quasi due anni, rimborsando alla fine 1.444 euro ovvero (19*76). Ora non sono uno scienziato ma a casa mia 444 euro su un totale di mille euro è il 44% e non il 17% scritto nel mio contratto! Se veramente avessero applicato il tasso del 17% a fine rimborso avrei dovuto restituire 1.170 euro, circa 300 euro in meno. Questa non è una domanda filosofica, non è una domanda retorica...è la domanda di una persona "inc...": Come calcolano le percentuali questi grandi economisti? Perchè solo dopo aver inizialto a pagare ci si rende conto che si è stati gabbati?
Comunque mi sto muovendo per capire cosa non quadra in tutto questo... Per concludere... la libertà di movimento è tutt'altra cosa!! Al prossimo post
Ho da poco terminato la lettura del libro "Platone. Repubblica" di Blackburn Simon distribuito da Newton & Compton e ne consiglio la lettura a tutti quelli che vogliono scoprire per la prima volta il pensiero del filosofo. Il libro è strutturato in chiave critica e non si limita a descrivere il pensiero del filosofo, ma ne analizza ogni singolo passo, ogni singolo pensiero, ogni singola riflessione soprattutto in riferimento a quelle che sono state le ripercussioni sul pensiero occidentale moderno e contemporaneo.
Platone maestro di vita e filosofo superbo? No, Platone figlio del pensiero occidentale, Platone come filosofo dal quale hanno tratto spunto gran parte dei pensatori dal 400 a.c. ai giorni nostri e sui quali pensieri si è dibattuto sempre, comunque a prescindere dal giudizio.
La sua opera come eterno spunto di riflessioni, come terreno fertile sul quale dibattere di filosofia, dell'uomo, dell'esistenza... "La Repubblica" come opera temporalmente e culturalmente distante da noi ma eternamente viva e presente nel nostro vissuto quotidiano.
Cos'è l'arte? Questa è una di quelle domande che prima o poi ogni individuo si pone; è una domanda dal carattere fortemente filosofico perchè è un pò come chiedersi "cosa è la vita?" o "perchè esistiamo?".
Una domanda che amo definire a "risposta aperta" perchè la risposta è spesso soggettiva, intima, personale e mai univoca, che spesso attinge la sua energia vitale dalla filosofia.
Vagando nel web, chiedendo ad artisti, leggendo, ho potuto riscontrare quanto appena detto.
Tuttavia una sintesi, un "riassunto" di risposte a tale quesito possiamo anche farlo, cerchiamo quindi di fare un'opera sintetica di ricostruzione delle risposte date alla domanda "cosa è l'arte", dopodichè cercheremo di definirne una nostra, personale, soggettiva.
Decisamente la risposta migliore che ho trovato e che a mio avviso è quanto di più aperto e tecnicamente perfetto è :
1) "L'arte è tutto ciò che gli esseri umani definiscono arte!"
Eccezionale, stupefacente!
Nella sua semplicità e, a prima vista, banalità racchiude il senso vero della risposta. In tale definizione possiamo trovare due chiavi di lettura diverse.
La prima riguarda il fatto che l'arte altro non è che la visione, la sensazione, la percezione che gli individui hanno di arte; per cui nel momento in cui si prova a definirla, ad etichettarla si arriva sempre ad una banalizzazione e semplificazione del termine stesso, meglio quindi non formulare definizioni.
La seconda lettura riguarda l'atemporalità del concetto di arte ovvero arte è ciò che in un determinato periodo, contesto storico, culturale e scientifico viene definito arte dalla società stessa.
Non importa se poi, in epoche successive, tale opera venga svalutata, svilita, sminuita; ciò che conta è il giudizio dato nel periodo appena successivo all'opera o comunque in un arco di tempo caratterizzato da una visione comune della società.
Un'altra definizione, tratta da wikipedia, che ho trovato navigando sul web è la seguente:
2) "L'arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana - svolta singolarmente o collettivamente - che, poggiando su accorgimenti tecnici e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza, porta a forme creative di espressione estetica."
Questa definizione è decisamente impeccabile, direi perfetta, in quanto comprende un pò tutte le attività umane classificabili con il termine "arte".
Nonostante ciò appare troppo "fredda", "tecnica", "perfetta" e perciò in contrasto con la prima definizione data di arte.
Sembra quasi non tener conto dell'aspetto emotivo, passionale, intimo che spesso è legato all'arte. La sua perfezione e il suo tecnicismo sembrano quasi non rendere giustizia al vero significato che si dà all'arte.
Sempre su wikipedia ho poi trovato una definizione più moderna del termine arte, data da Carlo Sarno, che è la seguente:
3) "L'arte è una attività-olistica costituita da una attività-teorica fondata sull'intuizione che determina una attività-pratica in cui il valore dell'opera realizzata risulta individuato dal suo significato etico, estetico e spirituale ".
Questa definizione sembra essere più generalizzata e più legata al concetto reale di arte in quanto definisce tre diversi ambiti/attività correlati all'arte.
A) L'attività teorica fondata sull'intuizione ovvero il processo creativo iniziale, il "pensare" l'opera stessa.
B) L'attività-pratica di realizzazione dell'opera stessa.
C) Il giudizio dato dagli individui all'opera appena realizzata analizzandone il significato etico, estetico e spirituale.
Queste tre attività non possono essere scisse nel definire l'arte, ecco perchè viene definita come "attività-olistica" ovvero attività nella cui interezza è racchiuso il significato dell'attività stessa (l'arte) e il cui significato non può essere dedotto dall'analisi delle tre componenti singolarmente.
Probabilmente quest'ultima definizione vede nel termine "olismo", quindi nella complessità del sistema "arte", il punto di forza della definizione stessa.
Cerchiamo a questo punto di vedere solo cosa ne pensavano, in tema di arte, altri eminenti personaggi e alla fine cerchiamo di dare una nostra definizione d'arte.
Per Platone l'arte altro non era che la realizzazione dell'artigiano di una copia di un oggetto che a sua volta era una copia dell'oggetto visibile solo al filosofo ovvero l'idea dell'oggetto stesso.
In antitesi a Platone, per cui l'arte è copia di una copia, per Aristotele l'arte ricrea le cose secondo una nuova dimensione, "Alcune cose che la natura non sa fare l'arte le fa, altre invece le imita".
Per Benedetto Croce, invece, l'opera d'arte è come una sorta di "intuizione lirica" che accade nella mente e deve essere ben distinta dalla traduzione e realizzazione materiale.
Kant ritiene che ciò che contraddistingue l'arte è una serie di proprietà percettibili e formali individuate da particolari facoltà mentali umane, quali il gusto e l'estetica, che generano il piacere.
Insomma, ogni pensatore da Platone a Kant ha espresso un suo giudizio, ha fornito una sua definizione del termine arte e di opera d'arte, il che sta ad indicare che tale termine, da sempre, ha suscitato passione, interesse ed è indissolubilmente legato all'individuo ed alla sua percezione della realtà.
Avevo promesso una mia definizione di arte, un mio pensiero, una mia riflessione in proposito per cui detto-fatto...
Come già analizzato tutte le definizioni, i pensieri, le teorie appena citate, sono più o meno condivisibli, le sentiamo più o meno nostre e più o meno vicine al nostro "sentire" l'arte, all'idea di arte che abbiamo dentro di noi e che, sulla base della nostra sensibilità e spiritualità, ci spinge a "percepire" l'arte, a sentirla dentro di noi, viva, emozionale.
Ogni individuo ha dentro di sè il concetto di arte, più o meno vivo, più o meno formato e ciò è parte integrante della coscienza umana, al pari della percezione del sè, del vissuto, dell'io.
Così è sempre stato, da sempre l'uomo ha avuto una sensibilità artistica, una capacità creativa, realizzativa, intuitiva che l'hanno poi spinto ad evolversi, a crescere e migliorare, a lasciare tracce indelebili di sè e del suo operato, della sua grandezza.
Tutto ciò altro non è che "capacità comunicativa" dell'individuo per cui ritengo che...arte sia comunicazione, l'espressione del sè e del proprio io, il mettere a nudo la nostra anima, l'esprimere al massimo le nostre potenzialità gridando con forza le nostre convinzioni, arte è la traccia che l'individuo lascia della sua esistenza per comunicare alle generazioni future, per imprimere in eterno la sua voce interiore.
Potremmo poi discutere su quale e cosa è "l'opera d'arte", il capolavoro, quale è la differenza tra un'artista alla "Leonardo" o "Picasso" e un artista che non ha tale nome.
In questo caso, però, non stiamo definendo cosa è l'arte bensì stiamo cercando di definire dei canoni di valutazione dell'opera d'arte, entriamo quindi nell'ambito dell'estetica, della valutazione dell'opera stessa.
Ripartendo dalla nostra definizione di arte, che altro non è che comunicazione, l'opera d'arte per eccellenza è quella che, in sè, definisce nuovi standard, nuove regole comunicative.
Con tali opere ed attraverso esse l'artista, per riuscire a pieno nella sua opera comunicativa, rompe con il passato, scardina regole, crea nuove forme, analizza nuovi orizzonti, vede oltre, al di là delle comuni regole creative e comunicative, plasma un suo stile, una sua forma e definisce nuovi canoni artistici esso stesso con la sua opera.
In una parola "rompe con il passato e definisce nuove regole comunicative".
Questo, per me, è arte!
Ho fatto i tre interessanti test che il Mago ha proposto sul suo blog - Scopri la tua utilità - il tuo destino e la tua morte...(tocchiamoci i coglioni) - per scoprire con mio immenso stupore che:
1) Socialclock - la mia utilità sociale...
(www.newsky.it/deathclock/socialclock/index.htm)
L'esclusivo e infallibile Socialclock di Newsky.it ti attribuisce un punteggio di
72/100
il che ti vale il titolo onorifico di
Egregio Maestro di Gran Fama
conferito ai decisi sostenitori del buon andamento e dell'equilibrio della società
2) Destinyclock - quale destino mi aspetta...
(http://www.newsky.it/deathclock/destinyclock/index.htm)
L'esclusivo e infallibile Destinyclock di Newsky.it prevede che finirai in Paradiso
per 2102 anni nel Cielo di Marte, tra gli spiriti combattenti per la fede
discutendo animatamente di teologia e filosofia con i più famosi sapienti
in attesa del tuo ricongiungimento con il Padre Eterno (che ti aspetta quanto prima).
3) Deathclock - quando morirò (quà me gratto!!!!!)...
(http://www.newsky.it/deathclock/deathclock/index.htm)
L'esclusivo e infallibile Deathclock di Newsky.it prevede che morirai
martedì 2 novembre 2049 alle 19:30,
ossia tra 1.297.398.993 secondi,
all'età di 75 anni, dissanguato da un vampiro.
Bè...mi dovranno sopportare ancora per qualche annetto, dopodichè andrò ad esaurire i "sapienti" in Paradiso forte del titolo onorifico di Maestro di Gran Fama 
Il termine ontologia deriva dal greco οντος, "òntos" (participio presente di ειναι, "einai", il verbo essere) più λογος, "lògos". Significa letteralmente "discorso sull'"essere" (fonte wikipedia).
Si riferisce a quella parte della filosofia che si occupa dello studio dell'essere in quanto tale, nonché delle sue categorie fondamentali.
Spesso si usa come sinonimo di metafisica, fatto sta che da sempre filosofi e persone dotate di coscienza si siano poste domande sull'essere del tipo: chi sono? cosa c'è oltre la mia coscienza? perchè esisto?
L'ontologia è quindi riconducibile a quell'esercizio mentale che porta oltre le apparenze, spinge a riflettere sul reale significato dell'esistenza e dell'esistente nella sua interezza, ecco perchè spesso si parla di "ricerca ontologica".
Riflessioni di tale natura ci spingono da un lato verso la comprensione del nostro "essere" o soggetto e dall'altro verso la comprensione della realtà percepita che ci circonda, ovvero verso l'oggetto delle nostre percezioni.
Nonostante la naturale radice teoretica dell'ontologia è proprio questo secondo aspetto, dai risvolti più pratici, ad aver suscitato in me interesse, ossia la percezione moderna che l'individuo ha della realtà, dell'oggetto, come la sente, come la vive e soprattutto da cosa ne è influenzato.
Moderni studi sull'ontologia applicata alla società (vedi sovraccarico informativo, guerra informativa, dipendenza da Internet, guerra asimmetrica, terrorismo e biosicurezza) hanno appurato come la nostra società, civilizzata, consumistica, occidentale sia fortemente influenzata dai mezzi di comunicazione di massa quali TV, radio, giornali, internet, etc... Questi nuovi input mediatici hanno portato l'individuo a percepire "ciò che esiste" in forme nuove, metafisiche direi, non presenti nel passato, intangibili e spesso fittizie.
Potremmo quindi asserire che se da un lato la scienza e il progresso culturale ci hanno distanziato da credenze popolari e superstizioni, dall'altro ci hanno donato nuovi mondi, nuove sfere percettive e sensoriali.
In passato l'individuo, pensando a streghe, maghi e Dei mitologici, percepiva queste "entità" come reali, concrete, pur non avendo mai visto da vicino il Dio Thor in persona.
Oggi la società ha creato nuovi miti, sconfessando ciò che empiricamente non riesce a dimostrare ma abbandonandosi a realtà comunque illusorie, fittizie e surreali.
Quando si parla, ad esempio, di "blogosfera" ci si riferisce ad un insieme di blog che hanno un comune denominatore, tuttavia non è solo la definizione a renderla percettibile e tangibile, è qualcosa di più, è la sua essenza, il suo concetto, la sua teorizzazione soggettiva che esulano da qualsiasi definizione o schema predefinito.
Un pò come la definizione di tempo data da Agostino "Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so".
Il problema maggiore di questa "ridefinizione" della realtà percepita sta alla fonte, al primo anello della catena, perchè se mal gestita o pilotata a dovere può causare seri traumi, incertezze e paure nelle umani coscienze.
Si pensi ad esempio al terrorismo, chi di noi non ha paura del terrorismo, di un attacco terrorista, i media non fanno altro che fornirci continue informazioni a riguardo, creando paure, psicosi che indirettamente ci portano a cambiare il modo d'essere e di percepire.
Tuttavia quanti di noi hanno realmente vissuto un attacco terroristico in prima persona? Quanti hanno visto con i loro occhi un terrorista o parlato con Bin Laden? Probabilmente nessuno...
Per concludere non possiamo non notare che se in passato era la deriva metafisica, basata su credenze popolari, sulla teologia esasperata, sul misticismo a forgiare le menti umane oggi il rischio è quello di una deriva, sempre metafisica, verso nuovi mondi, nuove realtà, fondate sul nulla e prive di concreta oggettivizzazione ma dall'impressionante impatto sociale sulle coscienze degli individui.
La ricetta?..."spegnere la tv ed accendere il cervello"...
In quante serie televisive, film, libri e fumetti abbiamo visto trattare il tema dello spazio-tempo? Moltissime!
Basti pensare alla mitica trilogia di "Ritorno al futuro", per poi passare al serial televisivo "Heroes", che faceva del controllo dello spazio-tempo uno dei super poteri di Hiro Nakamura; ma questi sono solo due esempi di una vastissima filmografia e letteratura in merito.
Ovviamente l'input, la novità sono da ascriversi al pensatore primo dell'idea di spazio-tempo, non solo dal punto di vista fisico ma anche filosofico-esistenziale ossia Einstein.
Da Einstein ad oggi, soprattutto negli ultimi venti anni, si sono succeduti film, libri e fumetti che avevano come tema principe un paradosso spazio-temporale, una macchina del futuro o del passato, delle capacità cognitive extrasensoriali legate al "tempo", insomma da Einstein ad oggi passando per "il flusso canalizzatore" di ritorno al futuro di strada ne è stata fatta moltissima.
Però da ieri una nuova idea, in tema di concezioni e ipotesi fantastiche sullo spazio tempo e sulle sue implicazioni al reale, è stata introdotta nel 'calderone' cinematografico, tale merito va dato ai creatori di Lost.
ATTENZIONE POSSIBILE SPOILER SE NON HAI VISTO LA QUARTA SERIE
Non so quanti di voi abbiano visto la quinta puntata della quarta serie in inglese intitolata "4x05 - The Constant", la costante! Una punta a dir poco eccezionale, innovativa che apre nuovi scenari e delinea quella che sarà la linea guida delle serie successive.
Insomma, finalmente sembra esserci "un costante", un punto fermo, sicuro e certo tra l'isola (ed i suoi personaggi) ed il mondo esterno, questo punto fermo, questa "costante" altro non sono che la differenza spazio-temporale che intercorre tra i due mondi.
Sembrerebbe che l'isola fosse una sorta di "buco nero" caratterizzato da un campo elettro-magnetico fortissimo, dalle coordinate ben precise ossia 2.342 a 11 Hz per la macchina di Faraday.
Un luogo lontano non solo nello spazio ma anche e soprattutto nel tempo, difficilissimo da raggiungere se non tramite tali coordinate il cui significato, ovviamente, ci è ancora ignoto.
Chi è il protagonista dell'episodio?
Desmond! L'ulisse di Lost, già capace di visioni spazio-temporali sul futuro di Charlie, ma che questa volta si trova a vivere lui stesso in prima persona un paradosso, il tutto indotto o causato dalla fuga dall'isola stessa.
Desmond nell'attraversare lo spazio-tempo con un elicottero riesce a vivere un'esperienza unica nel suo genere: una migrazione del suo inconcio nel futuro, con continui vai e vieni; la cosa forte, innovativa come idea cinematografica, è che la linea temporale del protagonista, quella che sembra essere reale, non è quella relativa al Desmond dell'elicottero (dell'isola per intenderci), bensi a quella del Desmond di sei anni prima, ancora arruolato nell'esercito e che si era da lasciato con Penny (Penelope)...
Non vorrei svelare ulteriori novità in materia, la puntata è stata bellissima ed affascinante, degna di Lost. Una puntata che "riabilita" una quarta serie partita un pochino in sordina e dalla quale ci attendiamo tanto... non solo domande ma anche risposte, risposte ed ancora risposte.
Chi di noi non conosce o semplicemente ha ascoltato ed apprezzato canzoni come Gianna, ma il Cielo è sempre è sempre più blu, Berta Filava, Aida o Nuntereggae più?
Tutte queste e molte altre bellissime canzoni hanno un comune denominatore: il nome Rino Gaetano.
Artista poliedrico, atipico, ribelle, anticonformista e grande comunicatore morto a soli 31 anni il 2 Giugno 1981 in un incidente stradale su una strada romana, la Nomentana, il cui corpo martoriato fu rifiutato da ben cinque ospedali della capitale.
Il triste epilogo della sua breve ma intensissima carriera sembra calzare alla perfezione uno dei testi delle sue canzoni:
« ...vedo già la mia salma portata a spalle da gente che bestemmia che ce l'ha con me... »
(Rino Gaetano)
A Novembre ed in replica mercoledi prossimo andrà in onda una fiction prodotta dalla Rai proprio sulla vita del cantantautore calabrese vissuto a Roma nel quartiere Montesacro. Una Fiction che vede l'attore Claudio Santamaria interpretare il ruolo del Rino e che ha suscitato non poche polemiche soprattutto da parte della sorella Anna Gaetano, la quale ha definito la storia troppo romanzata, poco veritiera e incline a sottolineare un lato "oscuro" dell'artista, fatto di alcool e donne a lei sconosciuto, glissando sulla vera personalità di Rino da lei considerata scanzonata, dissacrante e solare.
A prescindere dalle polemiche che in questi casi sempre nascono, ho trovato la fiction ben fatta (forse una delle poche se non l'unica che ho visto in TV) e comunque interessante perchè mi ha permesso di conoscere più in profondità un personaggio controverso e geniale come Rino Gaetano, un cantastorie del popolo, un dissacratore di conformismi borghesi e bigotti, un personaggio molto Pasoliniano, nato dal nulla, dalla gente e che cantava per la gente, spesso incompreso e forse inespresso vista la tenera età in cui è morto.
La fiction è interessante non solo perchè mi ha permesso di approfondire e conoscere meglio Rino cantante, che spesso confondevo con Mino Reitano, ma anche perchè offre uno spaccato della società italiana degli anni '70, con tutte le sue affascinanti congetture politico-filosofiche, con le sue contraddizioni e con i suoi drammi; società all'interno della quale era facile non riuscire a comunicare, a spiegare e a comprendere, in cui era d'obbligo schierarsi, pronunciarsi ma era praticamente impossibile farlo in maniera genuina ed originale.
Rino Gaetano amava giocare con le parole, si serviva di queste per comunicare, giocare, creare atmosfera e poesia, dissacrare e demoralizzare, ecco perchè ancora oggi le sue canzoni le ricordiamo, le cantiamo, le apprezziamo spesso senza sapere che dietro a quelle parole c'era un giovane calabrese emigrato a Roma, morto a soli 31 anni che amava cantare il popolo e gridare con forza che.... il cielo è sempre più blu.
Per scaricare la patch cliccare su download o accedere all'area download dal menu in alto.
La patch necessita del plugin_tagCloud_2.0.0 installato; ho testato la versione del plugin su dblog standard 2.0f
Le nuove funzionalità implementate sono:
1) Aggiunta gestione tag manuali
2) Migliorata interfaccia di selezione tag nel menu admin, una volta inserito un tag questi non è più linkabile
3) Aggiunta gestione inserimento con visualizzazione "Elaborazione tag, attendere prego..."
4) Modificata logica del calcolo della frequenza secondo il seguente algoritmo:
Prima della patch 2.0.1 la frequenza di un tag era calcolata nel seguente modo:
Dato N il numero di occorrenze del tag in un articolo ovvero quante volte la parola è presente:
La frequenza del tag per articolo è N
La frequenza del tag per il blog è: N1 + N2 + .. Ni (con i il numero di articoli nei quali il tag è presente)
Con la patch 2.0.1 la frequenza di un tag viene calcolata nel seguente modo:
La frequenza del tag per articolo è sempre 1
La frequenza del tag per il blog è sempre i (con i il numero di articoli nei quali il tag è presente)
quindi la frequenza è data dal numero di articoli nei quali il tag è presente.
Perchè questa modifica al calcolo della frequenza?
Perchè con la vecchia gestione si rischiava di rendere importante per il blog un tag che invece era importante (con frequenza alta) solo per un articolo.
ESEMPIO:
la parola "C#" era presente 50 volte solo in un articolo
la parola "filosofia" era presente 1 volta in tutti i 40 articoli del blog
Con la vecchia gestione il tag C# sarebbe apparso con una frequenza 50 maggiore della parola "filosofia" che aveva frequenza 40 ma c# era presente solo in un articolo mentre "filosofia in tutti gli articoli".
Questo avrebbo dato ad intendere che il blog parlava più di informatica che di filosofia quando c'era un solo articolo che parlava di c#
Con la nuova gestione c# avrà frequenza 1 e filosofia frequenza 40 dando più importanza ad un tag sulla base della presenza negli articoli del blog.
In questo modo sarà evidentre che il blog parla più di filosofia che di informatica.
L'informazione relativa al "peso" della parola ovvero a quante volte la parola è presente in un articolo viene comunque memorizzata nella tabella tagClouds e verrà utilizzata nelle future release per calcolare:
1) Affinità delle parole agli articoli (Es: "articoli correlati...")
2) Peso (in percentuale) della parola nell'articolo (Es: pippo 10%, pluto 40%)
Per cui tornando all'esempio c#-filosofia avremmo le seguenti informazioni:
c# >> frequenza 1 >> peso nel solo articolo 50
filosofia >> frequenza 40 >> peso in ogni articolo 1
Per cui nell'articolo in cui abbiamo taggato sia c# che filosofia potremmo mostrare:
c# importanza 99%
filosofia importanza 1%
e "articoli correlati" mostrando tutti gli articoli che contengono il tag filosofia con, sulla base del peso, l'affinità alla ricerca.
Navigando sul web mi sono imbattuto in un monologo tratto dal film Kill Bill vol.2 di Quentin Tarantino.Il monologo è incentrato sui supereroi in particolare su Superman.
Visto l'argomento a me assai caro ho deciso di riportarlo integralmente:
"Come sai, io sono un grande appassionato di fumetti soprattutto quello dei supereroi. Trovo che tutta la filosofia che circonda i supereroi sia affascinante. Prendi il mio supereroe preferito Superman. Non è un grandissimo fumetto, la sua grafica è mediocre. Ma la filosofia non è soltanto eccelsa è unica. L'elemento fondamentale della filosofia dei supereroi è che abbiamo un supereroe e il suo alter ego. Batman è di fatto Bruce Wayne. L'Uomo Ragno è di fatto Peter Parker. Deve mettersi un costume per diventare l'Uomo Ragno. Ed è questa caratteristica che fa di Superman l'unico nel suo genere. Superman non diventa Superman. Quando Superman si sveglia al mattino è Superman, il suo alter ego è Clark Kent. Quella tuta con la grande S rossa è la coperta che lo avvolgeva da bambino quando i Kent lo trovarono. Sono quelli i suoi vestiti. Quello che indossa come Kent, gli occhiali, l'abito di lavoro, quello è il suo costume. E' il costume che Superman indossa per mimetizzarsi tra noi. Clark Kent è il modo in cui Superman ci vede. E quali sono le caratteristiche di Clark Kent? E' debole, non crede in se stesso ed è un vigliacco. Clark Kent rappresenta la critica di Superman alla razza umana"
Avevo visto il film, tra l'altro bellissimo, ed allora come adesso rimasi fortemente colpito dalle parole di Carradine nel descrivere i supereroi, in particolare Superman. Sono cresciuto all'ombra dei supereroi, il mio preferito è Spiderman e come tutti ho sempre sognato, incosciamente, di svegliarmi un giorno e ritrovarmi dotato di un qualche superpotere... Come dice Carradine è la filosofia che sta dietro al supereroe a renderne affascinante la lettura, la partecipazione all'atto della trasformazione, forse caratteristica intrinseca di ogni essere umano, della mutazione come metafora di accesso ad una nuova vita, una nuova esistenza, non più da gregario, non più in sordina ma a testa alta, in prima linea, da eroe anzi da supereroe. Ed eccezionale è l'ambivalenza dei personaggi stessi: Peter Parker/Spiderman, Clark Kent/Superman, Bruce Wayne/Batman, la semplicità a volte l'inesistenza di fronte all'eccellenza, alla superiorità fisica e mentale, all'unicità.
Eterna lotta interiore tra ciò che si è e cio che si vorrebbe essere, tra ciò che si ha e ciò che si vorrebbe possedere. Per cui il dualismo bene/male non vive solo come contrapposizione dei personaggi inseriti nelle storie ma è caratteristica saliente di ogni singolo supereroe che adduce a sè, in una sola entità, sia il bene che il male, sia la forza che la debolezza. Per cui la domanda è :
Chi tra Venom e Spiderman è il cattivo? Sicuramente lui, Peter Parker, l'essere umano, il mortale che dà vita all'eterno dualismo, all'infinita contrapposizione...
Come dice Carradine, la filosofia del supereroe rappresenta la critica, fatta fumetto, della razza umana!
Tempo fa scrissi un post, anoressia e bulimia queste sconosciute, con il quale cercai di porre l'attenzione su un problema spesso sottaciuto. Premetto che non sono un medico, non sono uno psicologo nè tantomeno uno psichiatra, faccio software di professione, per cui non cercai assolutamente di giudicare o trovare rimedi e soluzioni; volevo solo sottolineare alcune anomalie, riscontrate in rete e nella società in relazione a tali disagi.
A distanza di mesi devo dire che alcuni riscontri avuti con il post mi hanno non solo sorpreso ma anche spiazzato. Per cui se allora volli sottolineare questa volta voglio chiedere, non solo a me stesso ma anche a chiunque sappia o voglia riflettere sul tema.
Sul post ho ricevuto un solo commento, il commento di una persona che si firmò Miss, con il quale scriveva:
"Non potete capire,per questo giudicate e non capit,non capite"
Ora le possibili ipotesi sono due, o Miss è una invenzione della rete, la solita follia partorita da una tastiera, da un ragazzo che ama giocare oppure Miss è una persona reale, in carne ed ossa, realmente convinta che non solo io ma tutte le persone, il mondo intero non riescano a capirla, a comprenderla ma solo a giudicarla.
Un solo commento, ripeto UN SOLO COMMENTO.
Perchè sottolineo questo? Perchè se poi si analizzano le chiavi di ricerca più utilizzate per raggiungere il blog questa è la classifica aggiornata:
1 Chiave=trucchi per vomitare
2 Chiave=heroes 14 novembre
3 Chiave=lettera rinegoziazione mutuo
4 Chiave=nietzsche follia
Ebbene un solo commento per un semplicissimo post che, originariamente a mia insaputa, ha incrementato e di molto gli accessi al blog! La chiave più cercata è "trucchi per vomitare", più del video cult "Heroes", più della rinegoziazione di un mutuo, più della folle filosofia di nietzsche.
Perchè?
Questo non poteva non indurmi a fare questa riflessione, mi ha allarmato non tanto il commento di Miss quanto questa anomalia di accessi al post con la chiave appena descritta.
Mi è sembrata una perfetta metafora della società, del problema che nel post cercai di sollevare... l'indifferenza!
O forse no, non è questo il termine più adatto perchè noi tutti, spesso, non siamo indifferenti o almeno lo siamo solo in apparenza, perchè poi amiamo "guardare", "spiare", "osservare" dal buco della serratura senza mai proferire parola, sempre pronti a criticare e giudicare, a sputare sentenze e critiche di ogni tipo, come giustamente dice Miss.
Mi/Vi pongo un'altra domanda: Chi o cosa generera il disagio? Forse la società o forse i modelli, magari la famiglia disgregata o forse i valori ormai persi o....potremmo trovare infiniti pseudomotivi, ma a che scopo?
Perchè la società contemporanea (e quindi tutti noi) crea, modella e forma nuove tipologie di "psicosi" collettive, sociali e di massa? E soprattutto perchè è proprio l'agente del disagio (la società e i suoi modelli) il primo inquisitore supremo, l'accusatore per eccellenza, l'ente morale o meglio moralizzante di tutta la società?
La risposta credo non sia affato semplice, nè scontata o banale! Certo è che in alcuni casi l'indifferenza farebbe meno male, nessuno si preoccuperebbe del problema e tutti vivrebbero felici e contenti o almeno in una parvenza di felicità; forse il problema stesso cesserebbe di esistere...
Invece prima si genera il disagio, poi lo si osserva, lo si guarda, si fanno ricerche su internet, si leggono blog e forum, si vedono reality e talk show, ci si stupisce ma non ci si pronuncia, non si fa nulla, non si interviene, non si pone l'accento ma si giudica proprio nel momento in cui il giudizio non è richiesto, senza mai far autocritica, senza mai dire o pensare noi stessi:"PERCHE'?".
Perchè un Romeno ruba? Perchè un italiano ruba? Perchè una ragazza cessa di mangiare? Perchè io sento la necessità di scrivere su un blog? Perchè....qualcuno direbbe "chi è senza peccato scagli la prima pietra".
Detto ciò mi sento di ringraziare Miss la quale con le sue semplici ma allo stesso tempo durissime parole, mi ha permesso di fare questa riflessione, più generale, più larga e forse inutile, forse insulsa, forse inopportuna, ma pur sempre una riflessione, non sul problema ma sull'agente, la causa stessa del problema che dopo averlo creato, modellato ed ispirato si diverte ad osservarlo, spiarlo e per finire ad emettere ignobili quanto dannose sentenze.
"Dobbiamo, di tanto in tanto, riposarci dal peso di noi stessi, volgendo lo sguardo là in basso su di noi, ridendo e piangendo su noi stessi da una distanza di artisti: dobbiamo scoprire l'eroe e anche il giullare che si cela nella nostra passione della conoscenza, dobbiamo, qualche volta, rallegrarci della nostra follia per poter stare contenti della nostra saggezza."
In questo Blog si è spesso cercato di dare una definizione di termini come saggezza, conoscenza, sapienza, morale.
Credo che la riflessione di Nietzsche, che ho riportato integralmente, possa aprire un ulteriore terreno di analisi su ciò che si possa intendere per questi termini
Per Nietzsche l'uomo dovrebbe più spesso volgere lo sguardo a se stesso con occhio distaccato, da artista, riscoprire l'eroe ed il giullare celato in ogni individuo, abbandonare schemi, etichette, disfarsi della morale, scacciare l'etica ed elogiare la follia; rallegrarsi di questa follia per raggiungere saggezza e sapienza.
E' dunque la follia, l'abbandono degli schemi e della morale la via che può condurci alla saggezza?
Tutta la filosofia, fortemente influenzata da Schopenauer, di Nietzsche vede nell'abbandono della morale e nella consapevolezza della follia dell'essere la via per l'accesso alla saggezza.
Caso volle che proprio la follia colpì il filosofo negli ultimi anni della sua vita, riducendolo ad uno stato catatonico, di vegetale.
Ma cosa intende realmente Nietzsche? perchè vede nella follia e soprattutto nell'abbandono degli schemi imposti dalla morale la reale fonte di saggezza?
Egli è fermamente convinto che la morale non esista o meglio che la morale non sia la base attraverso la quale le nostre azioni prendono corpo, bensì pensa che sia lo strumento ideato dai deboli per sfuggire dal caos, e sopraffare i più forti, il "superuomo", colui cioè che riesce a vedere oltre, a vedere la vita e l'esistenza per quello che è: "caos".
Per il filosofo è stato il pensiero di Socrate e Platone, fortemente incentrato su razionalità e morale, ad allontanare l'individuo dalla verità, dalla reale percezione dell'esistente edare il la alla nascita del Cristianesimo.
L'uomo invece dovrebbe prendere atto della naturale casualità degli eventi e dell'esistenza, dell'assenza del "mondo delle idee" Platonico, capire che "Il rimedio è stato peggiore del male" ovvero la formulazione di rimedi metafisici per cercare di comprendere e dare una definizione del caos ha allontanato ancor più l'indivuduo dalla verità, dal reale che altro non è che caos allo stato puro, indeterminatezza, indefinibilità; combattere l'ignoto significa allontanarsi dalla vita.
Chissà, forse è Nietzsche ad aver ragione, forse cercare di definire e di trovare una logicità nelle cose e negli eventi, definire e teorizzare la morale, altro non sono che un artifizio, tutto umano, per allontanare la paura dell'indefinito, di spiegare ciò che non è spiegabile, di ordinare il caos, far luce nel buio ed esorcizzare la morte!
Ma non sono forse questi tentativi, per quanto futili, a darci una speranza, una parvenza di conoscenza e di saggezza?
Quanti di noi almeno una volta nella vita si son chiesti "ma cosa è lo spazio-tempo?" oppure "ma cosa è la velocità della luce?" o hanno semplicemente riflettuto su come possano accadere alcuni eventi naturali tipo l'alba e il tramonto, come possa l'aria calda spostarsi verso l'alto o semplicemente chiedersi se esiste realmente la "linea retta"!
A tutte queste domande scientifico-filosofiche stanno rispondendo da tempo due ragazzi della mia città, Viterbo, quindi etruschi come me, alla loro maniera ovvero simpatica, scanzonata, in perfetto dialetto Viterbese ponendo non solo l'accento sul reale significato delle teorie ma anche sul perchè e sulla reale esistenza di tali concetti teorico-pratici.
Il loro approccio alla scienza è di natura empirico-dimostrativa, nel senso che cercano di argomentare le loro illuminanti tesi con esempi, dimostrazioni pratiche e domande retoriche.
Basta parlare di loro....vediamoli all'azione! 
Vi riporto ora solo alcune delle loro teorie a mio avviso rivoluzionarie, illuminanti, che faranno sicuramente discutere il mondo scientifico, su: fantastatistiche, lo spaziotempo, l'alba e il tramonto, la velocità del buio e la rotta di collisione.
Comunque per vedere tutti i loro simpaticissimi video il link è il seguente:
le torie degli scienziati di viterbo detti anche i gemelli
fantastatistiche
lo spaziotempo
l'alba e il tramonto
la velocità del buio
La rotta di collisione
E' finalmente nato pensando.it.
Un blog interamente dedicato al libero pensiero, alla riflessione...Che strizzerà l'occhio alle arti, alle scienze, ma anche alla filosofia, alla storia non dimenticando l'attualità, la cultura, la politica...Insomma un blog libero, aperto, attraverso il quale cercheremo di esprimere i nostri pensieri, cercando sempre e soprattutto di stimolare le vostre riflessioni.
Per cui non ci resta che iniziare questa nuova avventura..... ovviamente pensando liberamente.
Lo staff di pensando.it
(p)Link
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