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Di seguito i pensieri e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca pensieri per riflessione

Di etrusco (del 28/11/2007 @ 22:42:44 in società, linkato 959 volte)

Finalmente, dopo molti rinvii e smentite di vario genere, il ministro dei trasporti Bianchi ha preso una decisione ed ha ufficializzato la notizia che Viterbo sarà il terzo scalo aeroportuale del Lazio.

Io, da buon "etrusco" viterbese accolgo la notizia e penso al futuro, mio e di tutti i Viterbesi.
Visto dalla parte del comitato promotore http://www.aeroportoviterbo.it/ la notizia è a dir poco grandiosa, l'aeroporto porterà nella tuscia ingenti somme di denaro per realizzare non solo lo scalo ma anche le infrastrutture necessarie a collegare adeguatamente la tuscia con Roma e Civitavecchia.

Sono un pendolare, faccio tutti i giorni VIterbo Roma in macchina o in treno e le attuali infrastrutture le conosco assai bene...stendiamo un velo pietoso sul tratto ferroviario Viterbo-Orte, meglio la macchina, soprattutto ora che i lavori sul raccordo sono terminati. Dal mio punto di vista, quindi, la soluzione "migliori infrastrutture" non può che essere una buona notizia.

Ci sono tuttavia alcuni aspetti che dovranno, a prescindere, essere analizzati ed affrontati con serietà quali:

> Viterbo fino ad oggi è rimasta una sorta di "isola felice", lontana dalla metropoli Roma, dal traffico e dallo smog, una piccola oasi di serenità, sarà così anche dopo?

> L'inquinamento acustico ed ambientale della struttura che impatti avrà sulla verde Tuscia?

> Si assisterà ad una "colonizzazione" da parte della grande madre Roma alla piccola figlia Viterbo? Se realmente Roma sarà raggiungibile in breve tempo moltissime persone potrebbero "traslocare" definitivamente nella Tuscia! (immagino all'impennata dei prezzi delle case)

Con questo non voglio fare il solito "signor no" anzi, vedo nello scalo una reale opportunità di sviluppo per la Tuscia, da troppo tempo rimasta isolata, abbandonata a se stessa ed esclusa dalla "stanza dei bottoni".
Nonostante ciò credo che una sera riflessione, non solo sulle opportunità che uno scalo aereoportuale offre ma anche su quelli che potrebbero essere disagi e problemi, vada fatta.

Non mi resta che fare gli auguri a chi ha creduto in questo progetto e soprattutto a chi si appresta a gestirlo, speriando che per una volta in Italia le cose vengano fatte a dovere, con serietà, professionalità e soprattutto amore per il territorio.

 
Di etrusco (del 24/05/2007 @ 22:09:21 in filosofia, linkato 1926 volte)

SocrateLeggendo un eccellente libro dal titolo "Platone Repubblica" di Simon Blackburn edito dalla Newton, sono rimasto colpito da una citazione di Virginia Woolf che lo scrittore riporta e che pongo alla vostra attenzione.
La riflessione della scrittrice è incentrata sulla virtù e sulla conoscenza applicate alla lettura della "Repubblica" di Platone, questo il testo:

"Il piacere e il bene sono la stessa cosa? E' possibile insegnare la virtù? La virtù è conoscenza? La mente stanca o debole può facilmente venir meno, mentre l'implacabile interrogatorio prosegue; ma nessuno, per quanto debole, può non riuscire, anche se non apprende altro da Platone, ad amare meglio la conoscenza. Poichè, mentre la discussione gradatamente si intensifica, con Protagora che retrocede e Socrate che incalza, ciò che conta non è tanto lo scopo che raggiungiamo, quanto il modo in cui lo raggiungiamo. Tutto questo si può sentire, l'indomabile rettitudine, il coraggio, l'amore per la verità che portano Socrate e noi nella sua scia alla vetta dove, se riusciamo a rimanere per un momento, è per godere la più grande felicità che siamo in grado di provare."

Questa riflessione, sapientemente ed a conclusione del libro riportata dallo scrittore per esprimere un suo giudizio complessivo sull'opera di Platone, mi ha colpito come antitesi di quella che la contemporanea società esprime.
"La Repubblica" è stata scritta da Platone nel 400 a.c. ovvero 2400 anni fa, prima di Cristo, prima delle Crociate, prima dei CheesBurger e dei telefonini cellulari, prima della nascita del colosseo e dello sgancio della bomba atomica; eppure, oggi più che mai, risulta essere attuale.
E' attuale non tanto, come sostiene anche Virginia Woolf, per i suoi contenuti quanto per come lo scrittore ce li presenta,  per come Platone arrivi a sostenere alcune tesi, per il percorso da lui intrapreso.

"ciò che conta non è tanto lo scopo che raggiungiamo, quanto il modo in cui lo raggiungiamo", oggi sembrerebbe che la società  abbia valori, ideali, virtù che seguono il processo inverso, non è importante come raggiungere uno scopo l'importante è raggiungerlo;
Conta solo ed esclusivamente il raggiungimento dell'obiettivo, questo ci viene insegnato, questo è diventata la principale virtù dell'essere contemporaneo.
Ed ecco che non importa se per raggiungere il successo si debbano commettere reati, si debba calpestare il prossimo, si debba uccidere un nostro simile; non importa se il potere oggi sia il riflesso di se stesso, si autoreferenzi e si autoalimenti a danno del prossimo generando una oligarchia ormai estranea alla società e da essa distante anni luce; La conoscenza è morta o comunque agonizzante a danno di una falsa conoscenza, di una falsa cultura che allontana sempre più l'individuo da se stesso creando un unico e superficiale pensiero. 

La cosa è a mio avviso allarmante, non solo perchè accade ma perchè è diventata una virtù ormai radicata, il furbetto del quartierino è anche colui che ha successo e colui che ha successo è lo stereotipo da imitare, il modello da raggiungere, la moda a cui tendere.
Credo quindi che una riflessione seria, forte e profonda sia necessaria, una riflessione che deve nascere dentro di noi per consentire all'individuo di riappropriarsi della propria esistenza, del proprio io, per tornare a pensare il modo con il quale si debba raggiungere uno scopo, a prescindere dal raggiungimento dello scopo e dallo scopo stesso, riflettere sul viaggio, sulla strada e non solo sulla meta.

Concludo con una frase tratta dal libro II de "La Repubblica"

"Nessuno è giusto di sua volontà, ma per costrizione, come se non ritenesse la giustizia un bene di per sè: ciascuno, là dove pensa di poter commettere ingiustizia, la commette."

 
Di etrusco (del 19/05/2007 @ 19:38:26 in filosofia, linkato 9388 volte)

NietzscheSpesso il termine etica e morale vengolo utilizzati come sinonimi; chi almeno una volta non ha detto "quel  comportamento è moralmente ed eticamente scorretto".
In realtà etica e morale non sono sinonimi, in quanto per morale si intende un principio secondo il quale l'uomo agisce, una condotta, una linea guida, una sorta di valore intrinseco nell'uomo o in una comunità; mentre il termine etica è riferibile a quella branca della filosofia che ha come oggetto di studio e di analisi la morale stessa.
E' un pò se utilizzassimo come sinonimi i termini elettromagnetismo e fenomeno elettromagnetico o psicologia e problematiche psicologiche.

Detto ciò la spinta che mi ha portato a fare questa riflessione non si limita alla pure e semplice analisi dei termini etico e morale visto che qualunque enciclopedia riporta le definizioni e i significati delle parole...

Il motore di questo mio post è più una ricerca del significato intrinseco dei termini, ricerca che da sempre ha spinto l'uomo a postulare nuove ipotesi, nuovi assiomi, nuove teorie, perchè dietro i termini morale ed etica si nasconde la conoscenza stessa dell'individuo, la sua capacità di riflettere, di porsi domande, di cercare di migliorarsi e comprendere il perchè della sua natura, di comprendere le cause di un comportamento, di una paura, di una gioia.
Non esiste filoso, pensatore, fisico o matematico che non si sia posto domande del tipo "esiste una legge universale dell'uomo?", "i valori morali sono acquisiti dalla nascita o vengono appresi con la conoscenza" e "qual'è la differenza tra conoscenza e opinione?".

Platone da questo punto di vista cercò di dare delle risposte chiare, semplici, asserendo che la conoscenza dell'essere, del sè, la conoscenza reale delle cose e quindi la conoscenza della legge morale che governa l'umanità è tale solo per il vero filosofo; questi non si limita alle apparenze, all'opinione, ma scava più in profondità e riesce, solo lui, a percepire il reale significato, la vera conoscenza, la vera legge morale, nascosta ed invisibile per i più.
C'è anche chi, come Kant, la pensava in maniera non molto dissimile da Platone ed asserì che una legge morale è insita nell'uomo e il filosofo ha il diritto dovere di ascoltarne la voce "Due cose riempono l'animo con sempre nuovo e crescente stupore e venerazione, quanto più spesso e accuratamente la riflessione se ne occupa: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me".
Diversamente Nietzsche era convinto che l'idea di Platone avesse portato l'uomo alla deriva, al Cattolicesimo, convinto che sostenere l'esistenza di qualcosa di predefinito e prestabilito e che a ciò non si potesse in alcun modo sfuggire fosse un grossisimo errore; che l'esistenza di due diversi mondi paralleli, uno ideale, perfetto e sublime, il mondo delle idee accessibile solo ai filosofi, e uno imperfetto, specchio dell'altro, impuro ed accessibile a tutti fosse quanto di peggiore fosse capitato all'umanità. 
Con questa critica arrivò ad affermare che esiste una realtà "al di là del bene e del male", una legge morale non più fissa, statica, predefinita ma coniata, creata, modellata ad immagine e somiglianza dell'uomo stesso o meglio dettata dall'individuo e quindi mobile, indefinibile e legata al cambiamento stesso della coscienza individuale.

Detto ciò la riflessione iniziale su etica e morale non può non ricondursi ad un unico concetto e nonostante i manuali ci dicano che non sono sinonimi, la riflessione porta inevitabilmente ad un punto di convergenza.
Se la morale è la legge che l'indivuo sente sua, lo spirito che guida le sue azioni ed etica è la riflessione che l'individuo fa su tali leggi, su tali valori morali, allora è l'etica stessa a formare e plasmare la morale e la morale l'oggeto che consente all'etica ovvero alla filosofia di riflettere su tali principi.
Potremmo quindi, a mio personalissimo avviso, asserire che la morale è determinata dall'azione etica, dalla riflessione dell'indivio e l'etica esiste in quanto esiste una legge morale.
Non possiamo in alcun modo scindere i due termini, non possiamo parlare di morale fine a se stessa perchè dal momento stesso che la definiamo stiamo entrando nel campo dell'etica e l'etica stessa non ha senso se non applicata alla morale.

Per cui il paragone iniziale su elettromagnetismo e fenomeno elettromagnetico è applicabile a etica e morale solo in apparenza perchè un fenomeno magnetico esiste a prescindere dallo studio che del fenomeno si fa, la luce, il magnetismo e gli elettroni esistono a prescindere da ciò che disse Maxwell, la morale non può prescindere dall'opera filosofica perchè è l'opera filosofica stessa ad aver formato una morale.
Le idee di Platone, Socrate, Aristotele, Kant, Locke, Hume, Nietzsche come i pensieri di qualunque altro individuo hanno costituito i pilastri sui quali si è fondata la nostra coscienza, i nostri ideali, le nostre passioni, il nostro stile di vita.
Chi o cosa ci abbia dato questa facoltà, questa capacità cognitiva, perchè l'individuo abbia sviluppato una così evoluta percezione del sè e dei comportamenti ad esso legati... credo sia argomento sul quale riflettere in futuro.

 
Di etrusco (del 13/05/2007 @ 19:01:23 in società, linkato 3223 volte)

platone - la repubblicaPlatone, nella sua opera "La Repubblica", aveva teorizzato una città-stato ideale nella quale tre diverse classi sociali potessero, in armonia e con consapevolezza, convivere e prosperare. Tali classi erano rappresentate idealmente dalla "ragione", dallo "spirito" e dal "desiderio".
La "ragione" era dei filosofi, classe dirigente e sapiente delle città-stato, ovvero coloro che oltre a governare dovevano istruire moralmente le altre due classi; Lo "spirito" era dei soldati, classe forte e sanguigna che doveva proteggere la città; Infine c'era il "desiderio" tipico degli artigiani e dei commercianti, del popolo che viveva in città, le cui figure erano associate alla lussuria e al desiderio ma che anch'essi, grazie all'operato dei filosofi, dovevano prender coscienza del proprio status e impegnarsi per il bene comune e collettivo cercando di dominare le proprie pulsioni.

Tale ideale di città stato, seppur con le sue debolezze e carenze, non fu mai raggiunto.
Tuttavia nei 2400 anni circa che ci dividono dalle parole del filosofo la società è mutata, cambiata, si è evoluta e con essa le classi che la componevano.

La riflessione che mi ha spinto a scrivere questo articolo è la seguente: quale è la composizione della società e più in particolare quali sono le attuali classi sociali con le quali ci troviamo a convivere? E' ancora attuale la distinzione ottocentesca tra proletariato e borghesia? E se lo è quali strati sociali oggi compongono borghesia e proletariato?

Il termine borghese e soprattutto la classe come entità rivoluzionaria ebbe inizio dopo il Mille nelle città (Burg, borgo) francesi, italiane e tedesche. La peculiarità di tale classe sociale era il commercio e l'arigianato, in netto contrasto con la nobiltà feudale ed ecclesiastica del tempo. Tale contrasto sfociò drammaticamente nella rivoluzione francese del 1789, una rivoluzione dalle connotazioni nettamente borghesi e che sancì definivamente il crollo dell'ancién regim e della monarchia assoluta con la nascita della prima repubblica Francese.

Successivamente fu Karl Marx, con il suo capitale, a ridefinire la borghesia come classe sociale che ha l'assoluto controllo dei mezzi di produzione, la classe cioè che dispone del capitale e attraverso il quale trae beneficio sfruttando la forza lavoro del proletario.

Il termine proletario è quindi, a differenza del termine borghese, assai più recente. Con proletariato si indica quella classe sociale il cui ruolo, nel sistema di produzione capitalistico, è la prestazione della propria forza lavoro dietro compenso di salario. Tale classe è talmente povera da possedere solo la propria prole e null'altro.
Sono spesso contadini che a seguito della rivoluzione industriale abbandonano le campagne per la città e la fabbrica generando cosi la nascita di un nuovo nucleo sociale, di una nuova larghissima classe, appunto il proletariato.

Ed oggi? Sono ancora attuali tali diversificazioni sociali oppure deve essere completamente rivista la classificazione sociale? Ma soprattutto la suddivisione in classi sociali è da attribuirsi al solo potere economico oppure sono anche altri fattori che determinao lo status, l'appartenenza di un individuo ad una classe anzichè ad un' altra?

Per Karl Marx una classe è un insieme di individui che hanno lo stesso rapporto con i mezzi di produzione mentre per Max Weber la classe è connessa con tre distinte dimensioni: ricchezza, prestigio e potere.

A mio avviso la seconda definizione è più completa anche se più che di prestigio parlerei di cultura, conoscenza, sapere. Nella società contemporanea non possiamo limitarci al solo salario per definire lo status di un individuo all'interno della collettività, per cui va analizzato anche il suo livello culturale, la sua conoscenza che spesso, associati alla ricchezza, ne determinano il potere. Il mix di questi tre attibuti applicati all'individuo ne possono determinare l'apparteneza ad un tessuto sociale anzichè ad un altro.

Ma quale sono oggi questi tessuti sociali? Come ridefinirli?

Sicuramente la società oggi è assai più complessa e difficilmente definibile a causa della dinamicità che in essa è intrinseca . Ritengo che, volendo utilizzare termini ottocenteschi come borghesia e proletariato, come nobiltà e clero... la società oggi possa essere articolata secondo i seuguenti schemi concettuali.

Il proletariato è decisamente mutato, forse con l'accezione del termine prima definito non esiste più, esiste invece una classe "proletaria" dal reddito basso o nullo, composto da individui di varie razze ed etnie con basso grado di scolarizzazione e difficoltà enormi legate all'assenza delle più basilari necessità legate alla sopravvivenza, la classe povera, nulla tenente e decisamente "non consumatrice".

C'è poi, a mio avviso, una nuova classe borghese assai più ampia che in  passato e nella quale confluiscono tutti gli altri strati sociali caratterizzati dalla capacità di "consumare".
Questa nuova borghesia, tutta contemporanea, otre alle tre suddivisioni già coniate nel novecento di piccola, media e alta borghesia comprende una nuova classe che io definirei "borghesia proletaria", ovvero quello strato sociale caratterizzato da una chiara ed evidente evoluzione del proletariato ottocentesco ma dai connotati più capitalistici, più moderni, quella borghesia cioè che ha capacità di "acquistare", "consumare" e "spendere", che detiene alcune proprietà come la prima casa con mutuo ventennale, macchina spesso di lusso acquistata a rate ma che oltre allo stipendio non ha altre fonti di reddito. In questa nuova classe, a mio avviso, confluiscono operai, impiegati, co.co.co., collaboratori a progetto, operatori di call center e figure similari la cui scolarizzazione è medio alta ma il cui reddito non supera i 1.500/2.000 euro al mese, questa è decisamente la classe più ampia della società italiana e che spesso i sociologi definiscono "ceto medio".

Ci sono poi le solite classi della borghesia ovvero piccola, media e alta che comprendono nella prima impiegati, dirigenti, commercianti insomma quella fascia sociale di scolarizzazione anch'essa medio alta ma con salari che oscillano tra i 2.000 e i 5.000/10.000 euro al mese. La terza fascia, quella della media borghesia comprende invece dirigenti, manager d'impresa, commercianti, imprenditori, medici, dentisti dal reddito alto o altissimo ossia con reddito che arriva a 150.000/200.000 euro al mese. C'è infine l'alta borghesia caratterizzata da quel ristretto nucleo di persone che sempre più formano una vera e propria oligarchia del potere, a questa classe appartengono politici, industriali, grandi avvocati, costruttori... insomma quel 5% del paese che guadagna il 95% e soprattutto detiene il potere e lo amministra creando i presupposti affinchè tale status non muti. Spesso è questo 5% lo strato meno scolarizzato, dal livello culturale più basso tra quelli descritti poc'anzi che compongono la borghesia.

Vorrei concludere con un'ultima riflessione...
Platone sosteneva che solo i filosofi, figure dall'animo retto e dalla coscienza di ferro, avrebbero potuto amministrare con sapienza la polis... bè sembrerebbe che Platone non abbia immaginato l'Italia del 2007!

 

 
Di etrusco (del 09/01/2009 @ 18:22:51 in filosofia, linkato 905 volte)

Vorrei fare una riflessione, indotta da un colloquio avuto con alcuni colleghi, sul tema "antropologia della morale e ricerca della verità".

Perchè antropologia della morale e soprattutto perchè ricerca della verità?

La riflessione è partita dalla seguente domanda che pongo a tutti voi:

Esiste una cultura superiore, un popolo che abbia sviluppato una morale (collettiva e/o individuale) che possa essere considerata superiore ad altre culture sia nello spazio che nel tempo?

Quando parlo di "spazio-tempo" mi riferisco alla cultura di un popolo messa a confronto sia con le culture di altri popoli nello stesso tempo ed in luoghi diversi (Es: la cultura occidentale VS la cultura orientale) sia con le culture di altri popoli in epoche e luoghi diversi (Es: la cultura nostra VS la cultura degli antichi greci).

Proviamo a rispondere alla domanda e capiremo perchè "antropologia morale e la ricerca della verità".

Comincio con il rispondere io e dico seccamente: NO, non esiste una cultura superiore di un'altra (sia nello spazio che nel tempo).

Quale indice consideriamo per effettuare tale misura, semmai ne esistesse uno?

L'errore più grossolano che si fa quando si affrontano questi temi è quello di utilizzare la "nostra" morale, quindi ciò che è "giusto" per noi, per determinare il grado di civiltà di un'altro popolo che ha delle diverse "leggi" morali.

Per comprendere una civiltà non possiamo non considerare fattori quali l'epoca, il luogo, le tradizioni, il livello di scolarizzazione, la tecnologia, etc.. Solo considerando tutti questi fattori in maniera olistica e "immergendoci" poi in quel contesto potremmo comprendere con più obiettività gli usi e costumi dei vari popoli.

Non era comunque questo lo scopo della riflessione, non era rispondere NO alla domanda che mi premeva.

Quanto detto fin quà sembrerebbe avvalorare la tesi secondo la quale la "morale" di un individuo, di un popolo, di una civiltà sia influenzata e/o determinata da fattori esogeni (esterni) ossia da quei fattori che dovremmo trattare olisticamente per un'analisi completa del grado civilizzazione di un popolo.

Questo è vero ma solo in parte, perchè se così fosse un popolo non progredirebbe mai, non esisterebbero mai mutazioni e stravolgimenti. Se i fattori esterni determinassero l'idea di "giusto" e se questi fattori non mutassero mai, per noi sarebbe ancora giusto effettuare un sacrificio umano, rendere in schiavitù un individuo, etc...

Se invece consideriamo "l'antropologia della morale" ossia il cambiamento e l'evoluzione di essa, non possiamo non asserire che nello spazio-tempo ci siano delle enormi diversità in tema di morale ma sostenere che la civiltà A è diversa dalla civiltà B non significa dire che una sia superiore dell'altra, sono semplicemente diverse.

Allora cosa determina queste differenze? Se non sono i fattori "esogeni" a determinare queste differenze, cosa ha consentito ai Romani di oggi di "sentire" il giusto in maniera assai diversa dai Romani di Cesare?

Deve esistere un comun denominatore tra tutti i popoli che determini questa sorta di evoluzionismo morale, un fattore "endogeno" che funga da motore per la ricerca continua di nuove strade, ipotesi, idee a prescindere dall'ambiente che ci circonda, dalla cultura e dalle tradizioni.

Questo "motore" cos'è?

Kant direbbe che la legge morale è universale, quindi non può essere ricavata dall’esperienza: è "a priori" ossia la ragione è sufficiente "da sola" - senza impulsi sensibili - a muovere la volontà.

Muovere la volontà quindi determinare questa evoluzione etica del giusto percepito in sè a prescindere dai fattori esogeni ossia dall'esperienza e da ciò che ci circonda.

Questo ci basta, senza entrare troppo in formalismi filosofici, a comprendere come l'evoluzione delle civiltà sia determinata proprio da questa esigenza "imperativa" ed "ineludibile" che ogni individuo ha in quanto dotato di ragione, in quanto essere pensante.

Ecco perchè l'analisi dell'antropologia morale ci aiuta a comprendere non tanto il nostro passato quanto il nostro futuro, da ciò ne deduciamo, come unica certezza, che questo "motore" non cesserà mai di indurre gli individui ad una costante e continua "ricerca della verità".

La costante e continua "ricerca della verità" produrrà sempre nuovi e costanti mutamenti di pensiero, ci sarà quindi una continua evoluzione indotta da questo "magico fattor comune", da questa "voce interiore", da questa "forza motrice" innata che Kant rappresentò con la famosa frase "il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me".

Esiste un punto di arrivo in questa ricerca? Credo sia meglio parlare di limite tendente all'infinito, se fossimo a conoscenza della verità cesseremo di chiederci il perchè!

 
Di etrusco (del 15/05/2008 @ 18:11:40 in matrimonio, linkato 1305 volte)

etrusco e pulce sposiSul sito www.matrimonio.it ho trovato un'ottimo promemoria per verificare se si è pensato a tutto in relazione al matrimonio.

Come saprete il due agosto 2008 io (l'etrusco) e Cinzia (la mia pulce) ci sposeremo...come credo sia accaduto a tutti a distanza di pochi mesi dal grande giorno, prende il panico del tipo: "tutto fatto?", "mancherà qualcosa?", "cosa mi dimentico?"

Grazie a questa guida...vediamo come c'è e cosa manca! (tra virgolette le parole di matrimonio.it)

Si sa, il matrimonio richiede una certa organizzazione..ma non fatevi prendere dall'ossessione delle scadenze!
Vi diranno che deve essere tutto perfetto ma non è detto: molti matrimoni "imperfetti" sono stati molto più belli e divertenti di altri super organizzati. Ecco una guida non esaustiva e molto personale alle scadenze:

Un anno prima
Immaginando che abbiate deciso di sposarvi forse vale la pena di iniziare a pensare di fissare la data e il luogo della cerimonia.
Se vi sposate in chiesa cominciate ad informarvi presso il parroco per la data ed il corso prematrimoniale. Diversamente sentite il sindaco.
Per le spose: non iniziate a pensare adesso all'abito..c'è tempo :)

Fatto....anche se ancora non sappiamo quale sarà il parroco : - ) ....per il vestito.... ooooommmiiiioooooDDDDDDiiiiooooo.... ma quanto ci tengono le donne?!?!?!?!?!?!? .... e che sarà mai!...è un vestito! ...costa pure poco (mumble mumble)! ...tutto bianco! ...si mette solo una volta (speriamo)!...insomma, scegliete con più facilità : - ) Cribbio! ...comunque fatto!

9-10 mesi prima
Se avete fissato la data cominciate ad informarvi per i documenti da preparare per le pubblicazioni di matrimonio.
Cominciate a fare un pensiero sul luogo del ricevimento: è più difficile di quanto si creda trovare quello giusto e molti sono prenotati per secoli a venire.
P.s. Avete parlato con i parenti vero?

Fatto anche questo, fissata la data, il luogo e i documenti!....e soprattutto parlato con parenti ed amici....

8-9 mesi prima
Giunti a questo punto dovreste aver fissato data della cerimonia ed individuato il luogo del ricevimento che vi piace.
E' ora forse di iniziare a pensare anche al lato economico della faccenda. Provate a pensare quanto volete (o potete) spendere per il matrimonio, quanti invitati potete permettervi e parlate con le rispettive famiglie. Il prossimo passo è versare la caparra per il ricevimento.

...già versate fin troppe caparre.....casse già vuote!!!!! (.....e quando mai son state piene : - )

7-8 mesi prima
Per quanto riguarda la cerimonia: è ora di pensare ai testimoni, ai canti, etc..
Le spose possono iniziare a pensare all'abito: siamo sicuri che molte si saranno già portate avanti..
Definite bene la lista degli invitati così da poter passare un numero indicativo a chi vi organizza il ricevimento.
La data fatidica si avvicina: se siete improvvisamente assaliti dai dubbi consigliamo un'occhiata alla sezione perchè sposarsi?

Testimoni...fatto! Canti....fatto! Abiti...fatto!

riflessione intermedia
Di solito in questo periodo vi accorgerete che il problema budget non è secondario. Arriveranno spese impreviste e naturalmente vorrete che tutto sia il meglio possibile.
Che dire? Anche se avete un buon budget il nostro consiglio è: spendetelo con attenzione comunque. Ci sono cose per le quali vale la pena di non lesinare ed altre per le quali potreste spendere una fortuna senza che nessuno se ne accorga. Questo potete saperlo solo voi perchè conoscete i vostri invitati ma non mettete in tavola il brunello se sapete che la metà dei vostri ospiti lo berrà scambiandolo per il vino della casa.
Ho visto matrimoni dove anche il giardino del ristorante era riempito di fiori freschi dappertutto: dopo mezz'ora si è fatto buio ed i fiori non li ha visti piu' nessuno. E per valore potevano valere il vostro prossimo televisore :)
5-6 mesi prima
Rimettendo l'attenzione sulle scadenze a questo punto della storia dovreste aver definito più o meno tutto per quanto riguarda la cerimonia ed il ricevimento. Se non avete ancora scelto i testimoni, beh, è ora di farlo.
Potete quindi dedicarvi ai corollari.
Aprite una lista nozze. I parenti inzieranno a scatenarsi..
Scegliete il fotografo confrontando prezzi e qualità.
Pensate se volete mettere dei fiori, quanti e dove. Cominciate a pensare alle partecipazioni, quante e dove stamparle. Se andate in viaggio di nozze, fatevi un'idea di dove andare e quanto spendere.

Anche qua siamo in linea...fiori, lista e fotografo....fatto!

3-4 mesi prima
E' tempo di comprare i vestiti e versare gli eventuali pagamenti ancora in sospeso (rinfresco, fiori, partecipazioni, bomboniere, etc..)
Se avete scelto di fare il viaggio di nozze nell'africa nera o altri posti particolari controllate documenti, vaccinazioni e i visti che vi servono altrimenti rimarrete nella hall dell'aereoporto.
Fatelo anche se andate in posti vicini perchè con i documenti scaduti, o peggio senza, non si viaggia (esperienza personale).

....anche qua ci siamo....vacanze....fatto!...per i pagamenti....ancora manca qualcosa : - )...ma prima o poi salderemo!

2-3 mesi prima
Dovrete scambiarvi gli anelli giusto? E' ora di ordinarli.
Finalizzate la lista degli invitati e cominciate a pensare a come distribuire le partecipazioni.
Per la cerimonia pensate a chi far fare le letture ed eventuali canti. Provate a pensare a chi vi accompagnerà ed all'auto della sposa.
La sposa dovrebbe aver definito chi le farà trucco e acconciatura.
Se avete scelto il fotografo magari incontratelo: può essere utile per capirsi meglio e definire gli ultimi dettagli.
Se la prima notte di nozze non sarà a casa vostra prenotate l'hotel e definite con il gestore tutti i dettagli.

anelli....fatto! o meglio, ordinati. L'auto dovrebbe essere ok...anche se ancora non sappiamo quale sia! Il trucco del mio amore....fatto! Ed anche l'acconciatura....fatto!....io....NON CONTO NIENTE (grrrrr) ...se ho capito una cosa da questa esperienza è che la regina della giornata sarà la sposa ... per noi maschietti sarà un pò come sempre....non conteremo un c..... : - ) scherzo (mica tanto)!!!

1-2 mesi prima
Spedite gli inviti e cominciate a raccogliere le conferme: serviranno per passare il numero definitivo di persone al ricevimento.
Controllate di aver fatto tutti i documenti necessari per il matrimonio: se così non fosse correte ai ripari!
Se avete tempo pensate a cosa volete regalare a testimoni, genitori e parenti.

...per le partecipazioni...c'è ancora tempo...comunque sono a casa....per cui...fatto!

2-3 settimane prima
Se potete incontrate il prete che vi sposerà: quando ci si avvicina alla data e si è presi dal turbinio delle faccende è una cosa utile :)
Ritirate fedi e vestiti. Chiedete una mano a qualche amico o parente di fiducia perchè vi assista nelle faccende pratiche: stampare le cartine per il ricevimento, dare una mano agli invitati circa il parcheggio, avvisare il ristorante, etc..così potrete pensare di più al vostro matrimonio.

...grrrr...ancora non sappiamo quale sarà il parroco che ci sposerà! Faccio un appello: "AAA Cercasi parroco volenteroso, giovane e simpatico per sposare l'Etrusco e la Pulce!!!!!!" ...possibilmente alla "Caso Mai" di Fabio Volo. C'è nessunooooooooo.....tutti scappati! speriamo bene!

1-2 settimane prima
Chiudete la lista degli invitati chiamando eventuali persone che non vi hanno dato risposta. E' brutto dirlo ma una strana prassi vuole che molti non vi facciano sapere se verranno o meno, con lo spiacevole risvolto economico dei posti pagati e non utilizzati che peserà sul vostro bilancio. Non fatevi scrupoli e chiamate tutti per poter passare un numero certo.
Abbassate questo numero di un 10-15%: sono persone che, pur avendovi detto che verranno, all'ultimo momento non presenzieranno al ricevimento. Tenetene conto.
Volete fare un addio al nubilato/celibato?
Qualche giorno prima
Se volete farvi del male ripensate a tutti i dettagli e vedete se c'è tutto. Pensate un minimo a cosa farete "dopo" il matrimonio: casa? si parte? Che macchina userete? Qualcuno vi dovrà accompagnare o venire a prendere? Etc..Etc..
Avete portafoglio, soldi, documenti, etc..? Bene. A questo punto rilassatevi e pensate a quello che state per fare. Se vi sposate con rito religioso confessarsi prima delle nozze è un'ottima idea.
The D-Day
E' il grande giorno: auguri!
Se il matrimonio è di mattina puntate la sveglia (anche se non ne avrete bisogno).
Vedete che tempo fa e vestitevi di conseguenza.
In bocca al lupo!

....bè...tutto questo ancora dovrà accadere, per cui .... sicuramente da fare, con immensa gioia, infinito amore e soprattutto tanta tanta serenità....

Questa guida serve più che altro a sorridere perchè quel che conta è esserci in due....tutto il resto, fatto o non fatto, da fare o da decidere, è solo qualcosa in più, che serve certo, ma che non deve impedirci di sognare e ridere accanto al nostro amore.

...credo che l'idea "niente panico su cosa c'è e cosa manca" sia la vincente, fino a quel giorno e soprattutto il grande giorno solo sorrisi e gioia di vivere!

 
Di etrusco (del 21/12/2007 @ 18:10:09 in società, linkato 1817 volte)

intercettazioniE' di questi giorni la notizia della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche fatte a Silvio Berlusconi e l'ex presidente di Rai Fiction Saccà.

Un vero e proprio boom mediatico, su radio, tv, web e giornali non si parla d'altro, la notizia ha ormai monopolizzato l'informazione italiana.

Vorrei a questo punto fare una riflessione in merito anche io, non tanto sull'intercettazione in sè, che si commenta da sola, quanto sulle intercettazioni e relative pubblicazioni da parte die media.

La domanda che dovremmo porci è la seguente:

E' giusto pubblicare un'intercettazione telefonica nonostante la legge lo impedisca?

Da un punto di vista giuridico la risposta è no! La legge impone la segretezza degli atti e delle relative intercettazioni.

E dal punto di vista etico?

Dal punto di vista etico a mio avviso va fatta una distinzione sostanziale tra personaggio pubblico e persona comune.

C'è chi sostiene che le libertà, tra le quali annoveriamo anche quella alla privacy, non hanno colore, valgono per tutti.
Tuttavia io credo che ci sono alcune persone, tra le quali annovererei politici, dirigenti, l'elite italiana, la punta di diamante, le vere menti, insomma quelle persone le cui decisioni determinano le sorti delle umane genti, le quali hanno qualche dovere morale in più.

Tali persone, proprio perchè rivestono dei ruoli di primaria importanza, dovrebbero essere l'esempio per il volgo, per noi poveri detentori di mutui, e proprio perchè la loro funzione pubblica è cosi importante e decisiva non possono permettersi scivoloni o cadute di stile.

Nel caso in cui per queste persone esistano intercettazioni telefoniche che ne attestino la non rettitudine morale è giusto, a mio avviso, che la gente sappia!

Ho proprio terminato da pochi giorni un libro intitolato "toghe rotte. La giustizia raccontata da chi la fa" di Tinti B.
La parte finale del libro tratta proprio il tema delle intercettazioni e la tesi sostenuta è simile a quella che ho appena enunciato, in pratica la sostanza del pensiero di Tinti è la seguente:

"Non posso arrestare il politico corrotto, però devo sapere se posso invitarlo a cena"

Credo che questa sia la lettura corretta, mi sento impotente, non posso far nulla perchè l'esercizio del potere di questi soggetti mi ha impossibilitato a reagire allora cosa faccio? Mi informo, voglio sapere se questa persona ha le carte in regola per essere invitata a casa a casa mia, devo sapere se posso fidarmi.

Tutto qua, anche perchè dopo pochi giorni passa tutto, le notizie cessano di essere notizie, i reati cadono in prescrizione e a noi cosa rimane? Solo una certezza sulla rettitudine morale o no del soggetto in questione. Non ci rimane altro, non abbiamo altri strumenti a nostra disposizione.

Un'altra frase del libro mi ha molto colpito, in relazione alla democrazia. Il PM si chiede:

Cos'è la democrazia?

La risposta che egli da a questa domanda e semplice e disarmante...."la democrazia altro non è che l'esercizio del potere" potere che dovrebbe essere in mano al popolo.

Allora la seconda domanda è la seguente:

Quale potere ha in mano il popolo per rivendicare i propri diritti?

...la risposta....spetta a voi, io la mia la conosco!

 
Di etrusco (del 25/06/2007 @ 17:42:25 in filosofia, linkato 3239 volte)
venereRiporto di seguito alcuni dei nomi di filosofi che hanno segnato la storia della filosofia:

Talete (620-550 a.c.), Democrito (460-370 a.c.), Socrate (469-399 a.c.), Platone (428-347 a.c.), Aristotele (384-322 a.c), Agostino (350-430),Locke (1632-1704), Hume (1711-1776), Kant (1724-1804), Hegel (1770-1831), Schopenhauer (1788-1860), Kierkegaard (1813-1855), Nietzsche (1844-1900), Croce (1866-1952), Heidegger (1889-1976), Sartre (1905-1980)

Ovviamente questa è solo una minima parte rispetto al panorama di filosofi che, nel corso della storia, hanno segnato in maniera indelebile il pensiero occidentale.

A questo punto una domanda sorge spontanea....

E le donne?

Perchè nella "lista" non c'è una donna? perchè quando si parla di filosofia, di filosofi e pensatori ci si rivolge sempre al maschile? perchè risulta cosi difficile anche il solo definire la filosofia in termini di pensiero femminile? Ci sono donne che hanno inciso, segnato il pensiero occidentale con le loro teorie, con i lori pensieri, con la loro esistenzialità?

La risposta a tale domanda ci viene fornita dalla storia del pensiero filosofico occidentale che vede la presenza, sin dai tempi dei Greci, di numerose donne il cui pensiero è stato di rilevante importanza, che hanno spesso segnato, influenzato e condizionato il pensiero occidentale, nomi come:

Aspasia di Mileto (440 a.c.) discepola di Pitagora , Ipazia (400 a.c.) di tendenze Neoplatoniche, Plotina (53-117 d.C.) consorte dell'imperatore Traiano, la principessa Elisabetta (1643) che intrattenne uno studendo rapporto epistolare con Cartesio, fino ad arrivare ai giorni nostri con personaggi di grande rilevanza filosofica come Edith Stein (1891-1942), Simone Weil (1909-1943), Hannah Arendt (1906-1975) o Simone De Beauvoir (1908-1986).

La storia, quindi, ci dice che molte donne hanno contribuito alla nascita del pensiero contemporaneo.
Tuttavia, quando si pensa ad un grande filosofo (termine maschile), la nostra mente cerca subito uno dei nomi della prima lista, il filosofeggiare stesso è una tendenza, una abitudine che la si associa, in linea di massima, al genere maschile.

Perchè?

Questa domanda è stato l'argomento principe di una discussione fatta con alcuni colleghi, ci tengo a sottolineare tutti maschi, dalla quale sono emerse numerose idee, pareri, opinioni.
La più gettonata ed anche la più consona al mio di pensiero è molto semplice, la cui semplicità risulta essere quasi disarmante e comunque formulata da una platea di uomini e che sottopongo con estremo piacere e spirito critico alla vostra attenzione.

Perchè la donna non la si associa al filosofeggiare? Perchè l'icona del filosofo è un soggetto maschio?

La donna non la si associa al filosofeggiare perchè, in linea di massima, la donna non ha bisogno di filosofeggiare, non sente questa esigenza esistenziale, maniacale, interiore.

Perchè?

Il perchè risiede nel fatto che mentre gli uomini cercano continuamente risposte, le donne le hanno.
Gli uomini si pongono le domande per le quali le donne hanno già la giusta risposta, in maniera innata, ancestrale, istintiva.

Ma da dove nasce questa differenza?

La differenza sostanziale risiede nel fatto che la donna è assai più vicina a Dio, alla vita, alla creazione di quanto possa esserlo un'uomo perchè essa vive in se il miracolo stesso della vita; la donna è in grado di generare, creare, dare la luce; l'uomo, proprio in virtù di questa sua distanza biologica, cerca in sè tali risposte, cerca esso stesso di avvicinarsi all'essenza della vita con la riflessione, con la filosofia, con il pensiero.

Per la donna la domanda cardine della filosofia..."perchè esisto? quale è il mio scopo?" ha una ben precisa risposta, "io esisto, in quanto donna, per generare il mondo stesso, senza me nulla esisterebbe".

L'uomo mai potrebbe rispondere in tal modo, un uomo, alla medesima domanda, non sa rispondere... risponde con una nuova domanda, cerca in sè, con la filosofia, la risposta giusta, vola di pensiero in pensiero, crea nuove teorie, ipotesi, formula centinaia di aforismi, ma poi si ritrova, nudo, di fronte al "sè" e alla inspegabilità del suo stesso essere.

Per approfondire la filosofia al femminile consiglio:

La filosofia è donna? al link http://bfp.sp.unipi.it/bibliofdd/fddnota.htm
Donne Filosofe al link http://www.filosofico.net/donnefilosofe.htm
Le donne filosofe al link http://www.linguaggioglobale.com/filosofia/donne/DONNE.htm

Libro "Storia delle donne filosofe" di Ménage Gilles
 
Di etrusco (del 21/11/2007 @ 17:26:23 in società, linkato 900 volte)

E' di questi giorni una sentenza del tribunale di cassazione che condanna a 4 mesi di reclusione uno psichiatra in quanto un suo paziente, schizofrenico, ha commesso un omicidio.

La sentenza è ovviamente unica nel suo genere, come si dice spesso in gergo "farà giurisprudenza" creando un precedente, e sicuro che aprirà la strada verso azioni penali simili.

Di ciò se ne discuteva questa mattina su Radio 24 al programma "Viva Voce", la discussione è stata molto interessante, in quanto il tema in oggetto consente di spaziare da temi come etica medica, deontologia, giurisprudenza ed etica sociale.

La prima riflessione che ognuno di noi dovrebbe porsi è la seguente: Il medico deve curare o guarire il proprio paziente?
Questo punto è a mio avviso di fondamentale importanza perchè noto sempre più spesso una tendenza a considerare la medicina come un'autoofficina. Ho un pezzo della macchina che non funziona, vado in officina, lo cambio e tutta torna a funzionare.

In medicina credo sia leggermente diverso, non possiamo "pretendere" che il nostro medico ci guarisca, ciò dobbiamo "pretendere" è che il nostro medico ci curi, utilizzando il protocollo più adatto alla nostra malattia, facendo tutto il possibile per ottenere un buon risultato; in fin dei conti il Dott. House insegna, noi medicina non l'abbiamo studiata, non siamo medici per cui dobbiamo fidarci di chi è medico di professione.

Detto ciò la mia paura è che in Italia, come al solito, si finisca per creare un circolo vizioso mediante il quale:
Il medico ha paura di possibili ritorsioni giuridiche per cui fa il minimo indispensabile per curare il malato il quale a sua volta vuol essere obbligatoriamente guarito perchè l'ha letto su internet, quindi denuncia il dottore che ha sempre più paura di agire....

La sentenza emessa non fa altro che peggiorare ancor più le cose, creare ulteriore scompiglio nella categoria e diffidenza tra le persone.

Come uscirne? La soluzione non è semplice dico solo che...io faccio software, non possiamo chiedere al medico di sviluppare in C#! Il medico faccia il medico al massimo delle sue potenzialità, il paziente...cerchi di fare il paziente al massimo della sua...."pazienza"

 
Di etrusco (del 19/06/2007 @ 17:18:12 in libri, linkato 2031 volte)
platone, repubblicaHo da poco terminato la lettura del libro "Platone. Repubblica" di Blackburn Simon distribuito da Newton & Compton e ne consiglio la lettura a tutti quelli che vogliono scoprire per la prima volta il pensiero del filosofo.

Il libro è strutturato in chiave critica e non si limita a descrivere il pensiero del filosofo, ma ne analizza ogni singolo passo, ogni singolo pensiero, ogni singola riflessione soprattutto in riferimento a quelle che sono state le ripercussioni sul pensiero occidentale moderno e contemporaneo.

Platone maestro di vita e filosofo superbo? No, Platone figlio del pensiero occidentale, Platone come filosofo dal quale hanno tratto spunto gran parte dei pensatori dal 400 a.c. ai giorni nostri e sui quali pensieri si è dibattuto sempre, comunque a prescindere dal giudizio.

La sua opera come eterno spunto di riflessioni, come terreno fertile sul quale dibattere di filosofia, dell'uomo, dell'esistenza... "La Repubblica" come opera temporalmente e culturalmente distante da noi ma eternamente viva e presente nel nostro vissuto quotidiano.
 
Di etrusco (del 18/07/2007 @ 16:51:39 in arte, linkato 1167 volte)
Cos'è l'arte?
Questa è una di quelle domande che prima o poi ogni individuo si pone; è una domanda dal carattere fortemente filosofico perchè è un pò come chiedersi "cosa è la vita?" o "perchè esistiamo?".
Una domanda che amo definire a "risposta aperta" perchè la risposta è spesso soggettiva, intima, personale e mai univoca, che spesso attinge la sua energia vitale dalla filosofia.

Vagando nel web, chiedendo ad artisti, leggendo, ho potuto riscontrare quanto appena detto.
Tuttavia una sintesi, un "riassunto" di risposte a tale quesito possiamo anche farlo, cerchiamo quindi di fare un'opera sintetica di ricostruzione delle risposte date alla domanda "cosa è l'arte", dopodichè cercheremo di definirne una nostra, personale, soggettiva.

Decisamente la risposta migliore che ho trovato e che a mio avviso è quanto di più aperto e tecnicamente perfetto è :

1) "L'arte è tutto ciò che gli esseri umani definiscono arte!"

Eccezionale, stupefacente!
Nella sua semplicità e, a prima vista, banalità racchiude il senso vero della risposta. In tale definizione possiamo trovare due chiavi di lettura diverse.
La prima riguarda il fatto che l'arte altro non è che la visione, la sensazione, la percezione che gli individui hanno di arte; per cui nel momento in cui si prova a definirla, ad etichettarla si arriva sempre ad una banalizzazione e semplificazione del termine stesso, meglio quindi non formulare definizioni.
La seconda lettura riguarda l'atemporalità del concetto di arte ovvero arte è ciò che in un determinato periodo, contesto storico, culturale e scientifico viene definito arte dalla società stessa.
Non importa se poi, in epoche successive, tale opera venga svalutata, svilita, sminuita; ciò che conta è il giudizio dato nel periodo appena successivo all'opera o comunque in un arco di tempo caratterizzato da una visione comune della società.

Un'altra definizione, tratta da wikipedia, che ho trovato navigando sul web è la seguente:

2) "L'arte, nel suo significato più ampio, comprende ogni attività umana - svolta singolarmente o collettivamente - che, poggiando su accorgimenti tecnici e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza, porta a forme creative di espressione estetica."

Questa definizione è decisamente impeccabile, direi perfetta, in quanto comprende un pò tutte le attività umane classificabili con il termine "arte".
Nonostante ciò appare troppo "fredda", "tecnica", "perfetta" e perciò in contrasto con la prima definizione data di arte.
Sembra quasi non tener conto dell'aspetto emotivo, passionale, intimo che spesso è legato all'arte. La sua perfezione e il suo tecnicismo sembrano quasi non rendere giustizia al vero significato che si dà all'arte.

Sempre su wikipedia ho poi trovato una definizione più moderna del termine arte, data da Carlo Sarno, che è la seguente:

3) "L'arte è una attività-olistica costituita da una attività-teorica fondata sull'intuizione che determina una attività-pratica in cui il valore dell'opera realizzata risulta individuato dal suo significato etico, estetico e spirituale ".

Questa definizione sembra essere più generalizzata e più legata al concetto reale di arte in quanto definisce tre diversi ambiti/attività correlati all'arte.

A)
L'attività teorica fondata sull'intuizione ovvero il processo creativo iniziale, il "pensare" l'opera stessa.
B) L'attività-pratica di realizzazione dell'opera stessa.
C) Il giudizio dato dagli individui all'opera appena realizzata analizzandone il significato etico, estetico e spirituale.

Queste tre attività non possono essere scisse nel definire l'arte, ecco perchè viene definita come "attività-olistica" ovvero attività nella cui interezza è racchiuso il significato dell'attività stessa (l'arte) e il cui significato non può essere dedotto dall'analisi delle tre componenti singolarmente.
Probabilmente quest'ultima definizione vede nel termine "olismo", quindi nella complessità del sistema "arte", il punto di forza della definizione stessa.

Cerchiamo a questo punto di vedere solo cosa ne pensavano, in tema di arte, altri eminenti personaggi e alla fine cerchiamo di dare una nostra definizione d'arte.

Per Platone l'arte altro non era che la realizzazione dell'artigiano di una copia di un oggetto che a sua volta era una copia dell'oggetto visibile solo al filosofo ovvero l'idea dell'oggetto stesso.
In antitesi a Platone, per cui l'arte è copia di una copia, per Aristotele l'arte ricrea le cose secondo una nuova dimensione, "Alcune cose che la natura non sa fare l'arte le fa, altre invece le imita".
Per Benedetto Croce, invece, l'opera d'arte è come una sorta di "intuizione lirica" che accade nella mente e deve essere ben distinta dalla traduzione e realizzazione materiale.
Kant ritiene che ciò che contraddistingue l'arte è una serie di proprietà percettibili e formali individuate da particolari facoltà mentali umane, quali il gusto e l'estetica, che generano il piacere.

Insomma, ogni pensatore da Platone a Kant ha espresso un suo giudizio, ha fornito una sua definizione del termine arte e di opera d'arte, il che sta ad indicare che tale termine, da sempre, ha suscitato passione, interesse ed è indissolubilmente legato all'individuo ed alla sua percezione della realtà.

Avevo promesso una mia definizione di arte, un mio pensiero, una mia riflessione in proposito per cui detto-fatto...

Come già analizzato tutte le definizioni, i pensieri, le teorie appena citate, sono più o meno condivisibli, le sentiamo più o meno nostre e più o meno vicine al nostro "sentire" l'arte, all'idea di arte che abbiamo dentro di noi e che, sulla base della nostra sensibilità e spiritualità, ci spinge a "percepire" l'arte, a sentirla dentro di noi, viva, emozionale.

Ogni individuo ha dentro di sè il concetto di arte, più o meno vivo, più o meno formato e ciò è parte integrante della coscienza umana, al pari della percezione del sè, del vissuto, dell'io.
Così è sempre stato, da sempre l'uomo ha avuto una sensibilità artistica, una capacità creativa, realizzativa, intuitiva che l'hanno poi spinto ad evolversi, a crescere e migliorare, a lasciare tracce indelebili di sè e del suo operato, della sua grandezza.
Tutto ciò altro non è che "capacità comunicativa" dell'individuo per cui ritengo che...arte sia comunicazione, l'espressione del sè e del proprio io, il mettere a nudo la nostra anima, l'esprimere al massimo le nostre potenzialità gridando con forza le nostre convinzioni, arte è la traccia che l'individuo lascia della sua esistenza per comunicare alle generazioni future, per imprimere in eterno la sua voce interiore.

Potremmo poi discutere su quale e cosa è "l'opera d'arte", il capolavoro, quale è la differenza tra un'artista alla "Leonardo" o "Picasso" e un artista che non ha tale nome.
In questo caso, però, non stiamo definendo cosa è l'arte bensì stiamo cercando di definire dei canoni di valutazione dell'opera d'arte, entriamo quindi nell'ambito dell'estetica, della valutazione dell'opera stessa.

Ripartendo dalla nostra definizione di arte, che altro non è che comunicazione, l'opera d'arte per eccellenza è quella che, in sè, definisce nuovi standard, nuove regole comunicative.
Con tali opere ed attraverso esse l'artista, per riuscire a pieno nella sua opera comunicativa, rompe con il passato, scardina regole, crea nuove forme, analizza nuovi orizzonti, vede oltre, al di là delle comuni regole creative e comunicative, plasma un suo stile, una sua forma e definisce nuovi canoni artistici esso stesso con la sua opera.
In una parola "rompe con il passato e definisce nuove regole comunicative".

Questo, per me, è arte!
 
Di etrusco (del 06/10/2007 @ 16:30:01 in società, linkato 9141 volte)

In questi giorni Oliviero Toscani, il famoso fotografo, ha fatto uno scatto che campeggia su molti cartelloni pubblicitari delle nostre citta, raffigurante una modella anoressica. Lo scatto ha creato, come sempre accade in Italia, la solita levata di scudi da parte di tutti perchè, ormai è chiaro, in Italia la cosa principale è nascondere, occludere, sfuggire.
L'importante è che l'orco sia in un angolo, nascosto, invisibile e soprattutto che non si faccia vedere.

Io invece ritengo che la foto "shock" di Toscani abbia sbattuto in faccia a tutti noi un problema dalle gigantesce proporzioni, spesso sottovalutato; basti vedere le statistiche mediche e renderci conto che oggi, nei paesi occidentali, industrializzati, "civili", la principale causa di mortalità dovuta a fenomeni psichichi è proprio l'anoressia (http://www.anoressia-bulimia.it/).

Su internet basta fare una ricerca delle parole magiche "PRO ANA" (pro anoressia) e "PRO MIA" (pro bulimia) per comprendere come il fenomeno si sia ormai ramificato anche in rete.

Riporto solo alcune frasi e non commento, lascio a voi la parola, il pensiero, la riflessione:

"DECALOGO PRO-ANA
I 10 Comandamenti
1) Se non sei magra, non sei attraente;
2) Essere magri è più importante che essere sani;
3) Compra dei vestiti, tagliati i capelli, prendi dei lassativi, muori di fame, fai di tutto per sembrare più magra; 4) Non puoi mangiare senza sentirti colpevole;
5) Non puoi mangiare cibo ingrassante senza punirti dopo;
6) Devi contare le calorie e ridurne l' assunzione di conseguenza;
7) Quello che dice la bilancia è la cosa più importante;
8)Perdere peso è bene, guadagnare peso è male;
9) Non sarai mai troppo magra;
10) Essere magri e non mangiare sono simbolo di vera forza di volontà e autocontrollo.
"

"5 chili di merda. Non chiedo tanto, puttanaeva. È possibile che solo io non ci riesca?! Giuro, 5 chili. 5 chili mi separano dalla felicità.
(18 anni, 1.65 m, 41 kg)"

"L’emozione del digiuno totale, dello svenire di colpo, dell’effetto di bicchieri di aceto e succo di limone a stomaco vuoto, del correre fino allo svenimento fisico, degli effetti da eccesso di caffeina e chi lo sa, se siete fortunati, anche la morte.
(17 anni, 1.70 m, 39 kg)"

"1 kg in 4gg! Avrei potuto fare di meglio, ma per ora prendiamolo per buono!?Ho preso il lassativo stasera. Domani mattina devo essere assolutamente 500 gr in meno! Vi voglio un mondo di bene! SCRIVETE!
(19 anni, 1.70 m, 42 chili)"

"40.3!!! (applausi!) Voglio diventare bellissima e vincente. Se ne pentirà, mi rimpiangerà, mi rivorrà e io sono forte e decisa nel no. V.V.T.T.T.B.
(17 anni, 1.63 m, 40 kg)"

"Sono un maiale schifoso.
(17 anni, 1.65 m, 39 kg)"

"Oggi, dopo due anni, mi sono tornate le mestruazioni. Non capisco perché. Eppure non sono ingrassata, peso sempre 37 chili. Però ho qualcosa di diverso in faccia. Sembro più felice.
(19 anni, 1.67 m, 37 kg)"

"C’è un demone dentro di me, credo. Il demone della bruttezza che si è impossessato di me. Che mi fa star ben rintanata in casa e che quando esco mi fa apparire come una palla rotolante e insignificante.
(19 anni, 1.70 m, 42 kg)"

"Vorrei svegliarmi e trovarmi dentro un corpo piccolissimo. Tornare indietro e avere di nuovo 5 anni. Vorrei essere la cosa più piccola nelle braccia di qualcuno.
(18 anni, 1.73 m, 39 kg)"

"trucchi per vomitare
ecco i trucchi che uso io per vomitare.potete aggiungerne altri.

li metto in ordine di quali secondo me funzionano di più.
"accessori"
1)dita
2)spazzolino [io soffoco quasi però]
3) abbassalingua
4) bacchetta cinese [attente ke nn vada in gola]
"prima di vomitare"
1)bevo tanta acqua tt di un fiato..tipo mezzo litro..poi aspetto un minuto e vado in bagno
2) bevo un bel bicchiere di latte ke aiuta
3) coca cola e bevande gassate (ma le calorie ke ci sn dentro mi spaventano)

oppure...
bevo tanta acqua, poi mi stendo a pancia in sotto cn dei cuscini sotto la pancia, e il cibo torna su..

Però quello ke funzia meglio è quello dell'acqua secondo me! io faccio in 2-3 minuti neanke fosse un film!
ciao.."

....Frasi copiate ed incollate da altri blog:
http://www.macchianera.net/2006/11/21/ana_non_mama.html
http://dentroimieisilenzi.blogspot.com

 
Di etrusco (del 18/06/2008 @ 15:51:23 in pensieri, linkato 748 volte)

Il saggio di sabato sera, come già raccontato nell'articolo Ciak si balla salsa portoricana, atto secondo al "golden 2008", è stata un'esperienza unica ed indimenticabile.

La cosa che più mi ha colpito di questa esperienza, che più si è impressa in me e mi ha spinto a questa breve riflessione è stato

"....l'attimo prima."

Quel brevissimo istante che ti avvolge prima di andare in scena in un teatro, il momento in cui ti senti dire "sbrigati, è il tuo turno", quando un amico ti dà una pacca sulla spalla sussurrandoti "'in bocca al lupo", l'attimo in cui si spengo le luci e tutti fanno silenzio.

"......sssssssssshhhhhhhhhhh......"

E' una frazione di secondo, un momento particolare nel quale prendi coscienza del fatto che dovrai essere tu - si proprio tu - ad esporti, a metterci la faccia e superare ogni paura, ogni ostacolo emotivo perchè non puoi più tornare indietro, non puoi più scappare, non puoi ritirarti.

Sei li e devi andare oltre, devi affrontare il palco ma soprattutto devi affrontare e vincere te stesso.

Mentre la tensione sale costantemente durante tutta l'attesa, l'attimo prima accade qualcosa di diverso, non è più tensione quella che ti paralizza, non è più emozione o paura a renderti molli le gambe, no! E' qualcosa di diverso.

"....una sensazione simile all'idea di vuoto...."

E' una sensazione simile all'idea di vuoto, se mai possa esistere un'idea di vuoto, che per una impercettibile frazione di secondo, per un istante indefinibile si impossessa della tua anima e del tuo corpo.

Tutto si ferma, tutto si arresta, ci sei solo te immerso nel tuo silenzio esistenziale, profondo, intimo.

Via la paura, via la tensione, via l'emozione, via tutto e tutti.

Nell'attimo prima c'è spazio solo per questo silenzioassordante e continuo, cupo, forte.

Poi si riaccende la luce, parte la musica, senti un'applauso e .... ritorna la paura, quella vera!

E' il momento di ballare, balliamo.

(....e che Dio ce la mandi buona)

 
Di etrusco (del 08/01/2008 @ 15:16:12 in società, linkato 1158 volte)

Leggendo l'interessante articolo di wodka 40° sulla tristezza della TV oggi, la mente è tornata a sabato sera, ore 24:00 circa.

Immaginate la scena:

Io febbricitante (37,5°C), rincoglionito, assonnato e infreddolito
La mia ragazza accanto a me con il biglietto della lotteria in mano
Speranze (poche anzi nessuna) per il primo premio
Attesa dell'estrazione (poca anche quella)

Più che altro ci siam detti..."chissà, controlliamo! non si sa mai..."

Abbiamo quindi acceso la TV e ci siamo sintonizzati sul programma che avrebbe dovuto dirci chi avrebbe festeggiato grazie al biglietto milionario....."Sotto il treno (dei desideri)"!

La tristezza è cresciuta in maniera esponenziale nei successivi 5 minuti sotto il treno (dei desideri)...vedere "Botton D'oro" fare la paternale ai bambini ricchi è stato veramente quanto di peggio potesse offrire la televisone pubblica.
Non sapevo se piangere (per la tristezza della scena non per le parole) o ridere o infuriarmi (il canone è dietro l'angolo....) o spegnere.

Alla fine ho invece deciso di "guardare", osservare, vedere con spirito critico quella lacrimevole scenetta con Ascaniux che piangeva-ringraziava, la famiglia povera che piangeva-ringraziava e "Botton D'Oro" che faceva la morale ai bambini ricchi perchè....non apprezzano più i regali!!!! Oddio che riflessione profonda....i bambini ricchi non apprezzano più i regali!!!

TI CREDO! Vedono voi in TV!!!!!........

Il biglietto è poi stato annunciato da "Botton D'Oro" mentre passavano i titoli di coda, tra mille lustrini sfavillanti, coriandoli e musica epica....

Ma un tempo non venivano estratti direttamente in trasmissione? Sei biglietti che poi venivano associati ai premi...o sbaglio?...l'interesse stava proprio in questo e non nelle "lacrime" d'amore dell'Ascaniux o nella morale-immorale di "Botton D'Oro".

Questo è quanto oggi ci viene offerto in TV allora approvo quanto detto da Wodka 40° che cito testualmente:

"Potete voi incolparmi di qualcosa....se avvio il muletto ...mi scarico tutte le puntate di Lost...e me le guardo la sera ...dalle 21.00 alle 22.00...senza pubblicità e bacamento di scatole?
Avrò diritto anche io alla mia dose di divertimento...senza per questo dover far ricorso al Whiskey armeno?
Vale la pena diventare alcolizzati...per vedere un film alla tv???"
 
Di etrusco (del 08/05/2007 @ 14:41:44 in pensieri, linkato 1159 volte)
sapiens Giorni fa, mentre stavo facendo spesa in un ipermercato della mia città, all'atto di prendere delle mele mi sono domandato:
Ma l'uomo è nato per fare questo? E se l'insoddisfazione dilagante nascesse proprio da ciò?

Facendo un escursus biologico/genetico della struttura fisica umana non possiamo non dedurre che la nostra struttura ossea, muscolare e fisiologica è tale perchè l'uomo sia in grado di camminare, correre, cacciare, pescare, procurarsi il cibo, difendersi...
Insomma abbiamo una struttura fisica atletica, dinamica, potente.

I soldati romani camminavano, durante le campagne di guerra, per più di 50 Km al giorno con oltre 70 Kg di peso sulle spalle, ancora oggi in molti luoghi dell'Africa e dell'Asia ci si sposta camminando o correndo. Nel 490 AC Filippide percorse la distanza Maratona-Atene (circa 40 Km) di corsa solo per annunciare che gli Ateniesi avevano sconfitto i Persiani, "siate felici, abbiamo vinto!" disse, dopodichè cadde morto, stremato dalla fatica.
Insomma il nostro istinto, la nostra natura genetica, i nostri caratteri ancestrali, primitivi oggi sono mestamente sopiti. Le mele non andrebbero scelte bensì colte... i pesci non andrebbero acquistati bensì pescati... la carne non andrebbe tritata bensì cacciata.

Certo l'uomo ha fatto dell'intelletto, dell'ingegno, della sapienza, spesso a danno di tali primitivi e ancestrali bisogni, la sua forza, il motore grazie al quale ha progredito, si è evoluto. Ed è certamente questo che ci ha distinto dagli animali, la nostra consapevolezza, il nostro intuito, la nostra anima.
Per cui, forse, il processo evolutivo comprendeva tale metamorfosi; Forse era necessario abbandonare questi istinti.
Ma tecnologia e progresso sono oggi ancora tali? E' realmente progresso quello che oggi ci viene propinato? Forse no, forse oggi è più corretto parlare di economia.
I "prodotti" dovrebbero migliorare la qualità della nostra vita, è semplice acquistarli, a volte ci si indebita per farlo, sono pubblicizzati ovunque ma spesso non sono tali, servono solo ed esclusivamente a creare un nuovo mercato, un nuovo business e non sempre, anzi quasi mai, sono utili alla società. Conta solo ed esclusivamente l'acquisto. Ad esempio io ho un cellulare di ultima generazione, super fichissimo, fa tutto e bene, foto, video, mp3, tanto che la commessa prima di vendermelo mi ha detto "Questo è il cellulare di Costantino!"... il cellulare di Costantino... L'ho comunque acquistato, nonostante lo sproloquio della commessa, perchè effettivamente mi piaceva e perchè anche io spesso cado nel tranello! Ora però ho scoperto che ha un piccolo problema,..di poco conto ovvio... quando telefoni spesso si inceppa e cade la linea! Insomma un cellulare che tutto fa tranne che telefonare... assurdo non trovate? Un pò come quando Grillo disse ... "Esistono shampoo contro la forfora, per i capelli grassi, biondi, ricci... ma shampoo per i capelli sporchi non ne fanno più?" Detto questo la mia riflessione iniziale, sicuramente estrema, sicuramente esagerata, mi ha indotto a riflettere su altri ambiti del progresso dell'umanità! Ciò che realmente è utile, ciò che realmente ha segnato il progresso, che ha sollevato le umane genti dalla fame, dalla miseria, dall'ignoranza e ciò che invece allontana l'uomo dai suoi bisogni, dai suoi istinti, ciò che lo isola in tristi sobborghi di periferia, privi di luce e di verde, ciò che lo blocca in sbuffanti e costosi arnesi di ferro, ciò che lo spinge a prendere due mele ma... altresì lo rende consapevole della totale assenza di alberi attorno a sè!
 
Di etrusco (del 04/08/2007 @ 12:45:54 in pensieri, linkato 921 volte)
Pensando.it e con esso il suo ideatore, ovvero io ; - ), chiude per ferie.

Dopo un anno lungo e faticoso, di lavoro, di riflessioni, di articoli e post mi prendo un più che meritata pausa di riflessione per tornare a fine agosto più carico che mai.

Detto ciò auguro a tutti i lettori del blog BUONE VACANZE

Etrusco
 
Di etrusco (del 12/02/2008 @ 12:40:11 in società, linkato 1046 volte)

Ormai è un appuntamento fisso, tutte le mattine alle 8:30 sintonizzo la radio della mia macchina su radio24 ed ascolto Melog di Gianluca Nicoletti, un programma la cui vocazione è l'analisi e la critica della società vista attraverso la televisione o meglio la critica della tv vista attraverso l'occhio della società contemporanea.

Ieri sera, poi, zappando di programma in programma, ho notato, con un misto di eccitazione e stupore che Gianluca Nicoletti era ospite del Maurizio Costanzo Show, insieme a lui attori, cantanti e soprattutto politici, tema della serata "il trasformismo".

Mi son subito detto, "chi meglio di Gianluca può parlare di questo tema"?

Ed infatti le mie aspettative non son state deluse, i brevi ma incisivi interventi del Melogmane Nicoletti hanno affondato e colpito il fiume di parole messo in campo dai tre politici (per la cronaca Soro, Pecorario Scanio e Gasparri).

La tecnica adottata da Gianluca, decisamente nuova rispetto agli standard televisivi, è stata quella di "entrare" all'interno del "mostro" per poterlo analizzare meglio, per poterne sviscerare pregi e difetti, infiltrarsi tra le fila del nemico per svelarne segreti, trucchi e nefandezze.

La sua intuizione è stata quella di porsi su un diverso piano di analisi della dialettica politica televisiva, evitando la solita "antipolitica" grilliana, che poi altro non è che un diverso modo di far politica, mettendo a nudo "la verità" ossia svelando quello che normalmente tutti noi vediamo, apprendiamo, ma sul quale non sempre riflettiamo e cioè che quanto messo in mostra altro non è che una "rappresentazione" della realtà, una finzione, una messa in scena verosimile, mai reale, mai schietta e genuina.

Il re è nudo!

Nicoletti ha tolto la maschera ai politici, ha svelato i loro avatar, tutti uguali, identici, simili; fatti degli stessi abiti, dello stesso trucco, delle stesse pettinature e movenze, le cui discussioni affrontano le medesime tematiche, con gli stessi toni e le stesse analisi... Insomma tre nick-name diversi ma dagli stessi contenuti, accomunati dalla medesima gelida maschera.

Evitando la critica dei contenuti (troppo facile farlo, troppo scontato) ma criticando l'autenticità di chi espone tali contenuti e soprattutto svelando questa cruda e al tempo stesso folgorante verità ha difatto messo in discussione l'intero palinsesto mediatico, sostenendo che è meglio sapere che la persona che si ha davanti ha una maschera, un avatar o un nick-name piuttosto che credere il contrario quando questo non è.

Quando andiamo ad una festa in maschera lo facciamo consapevoli, assistiamo ad una "carnevalata" scanzonata e divertente ma pur sempre consapevole, quando invece viviamo la messa in scena della realtà non lo facciamo consapevoli della presenza di individui "mascherati", crediamo alla loro "autenticità" e solo l'attenta riflessione ci porta a concludere non c'è nulla di più finto ed irreale, di più artificioso e costruito, proprio per rendere verosimile ciò che vero non è.

Seduto sul palco ha vissuto "da dentro" la messa in scena della finzione televisiva, amplificata dalle roboanti parole dei politici, costruite e modellate sul soggetto al quale conferiscono un'aria ancor più irreale se vista dal giusto lato, dalla giusta prospettiva, quella dello spettatore che vive in prima persona l'irrealtà del "reality show", la finzione della realtà contemporanea vista attraverso un tubo catodico, specchio dei nostri desideri, delle nostre aspettative, della nostra anima.

 
Di etrusco (del 05/06/2008 @ 12:31:13 in filosofia, linkato 825 volte)

"Ciò che accade abitualmente non ritenetelo normale" ....

Tranquilli non sono impazzito e queste parole non sono parole mie, sono parole di Bertolt Brecht.

Perchè ho voluto riportarle in questo post?

Perchè a mio avviso nella loro semplicità racchiudono moltissimi spunti di riflessione sulla realtà delle cose che ci circondano, sulla conoscenza, sui comportamenti degli individui, sulla percezione della realtà.

Dovremmo imprimerci la frase "Ciò che accade abitualmente non ritenetelo normale" e farne tesoro ogni giorno, ogni attimo, ogni singolo istante della nostra giornata.

Fare ciò ci spinge ineludibilmente alla critica dei "fenomeni", dove per critica intendo un processo di ricerca continua sulle cause prime; un processo, per dirla alla Kant, di ricerca del "noumeno" o "cosa in sè".

Il motore della conoscenza umana è racchiuso in queste semplici riflessioni, conoscere significa fare esperienza del mondo che ci circonda, creare un punto di unione tra quelle che sono le nostre credenze, le nostre idee e quella che è realmente l'esperienza del vissuto. Cercare costantemente una relazione tra "fenomeno" percepito e "cosa in sè", oggettiva ed essente a prescindere dalla percezione e dall'idea stessa di "cosa in sè".

Questa operazione, tuttavia, non è cosi semplice, cercare il punto di unione tra la nostra credenza e il mondo "reale" - se mai esiste un modo oggettivo a prescindere dalla percezione - è un' attività che porta alla critica e da essa stessa è alimentata.

E' il processo che ha spinto l'uomo alle grandi scoperte scientifiche, geografiche e spaziali, è il processo che ci porta ad acquistare un nuovo libro, a parlare e discutere di un argomento ostico, è il processo che ci permette di crescere interiormente, a livello percettivo e conoscitivo.

E' il processo limite che spinto dalla critica ci porta alla conoscenza, senza mai raggiungerla pienamente.

Non importa giungere ad una definizione, ad una conclusione, avere una risposta oggettiva; ciò che conta veramente è la riflessione, la ricerca, la costante interrogazione sull'ovvio, perchè in fin dei conti di ovvio, in questa breve vita, non c'è nulla.

..... "Ciò che accade abitualmente non ritenetelo normale".

 
Di etrusco (del 29/11/2007 @ 12:26:46 in filosofia, linkato 1173 volte)

Tempo fa scrissi un post, anoressia e bulimia queste sconosciute, con il quale cercai di porre l'attenzione su un problema spesso sottaciuto. Premetto che non sono un medico, non sono uno psicologo nè tantomeno uno psichiatra, faccio software di professione, per cui non cercai assolutamente di giudicare o trovare rimedi e soluzioni; volevo solo sottolineare alcune anomalie, riscontrate in rete e nella società in relazione a tali disagi.

A distanza di mesi devo dire che alcuni riscontri avuti con il post mi hanno non solo sorpreso ma anche spiazzato. Per cui se allora volli sottolineare questa volta voglio chiedere, non solo a me stesso ma anche a chiunque sappia o voglia riflettere sul tema.

Sul post ho ricevuto un solo commento, il commento di una persona che si firmò Miss, con il quale scriveva:

"Non potete capire,per questo giudicate e non capit,non capite"

Ora le possibili ipotesi sono due, o Miss è una invenzione della rete, la solita follia partorita da una tastiera, da un ragazzo che ama giocare oppure Miss è una persona reale, in carne ed ossa, realmente convinta che non solo io ma tutte le persone, il mondo intero non riescano a capirla, a comprenderla ma solo a giudicarla.

Un solo commento, ripeto UN SOLO COMMENTO.

Perchè sottolineo questo? Perchè se poi si analizzano le chiavi di ricerca più utilizzate per raggiungere il blog questa è la classifica aggiornata:

1 Chiave=trucchi per vomitare
2 Chiave=heroes 14 novembre
3 Chiave=lettera rinegoziazione mutuo
4 Chiave=nietzsche follia


Ebbene un solo commento per un semplicissimo post che, originariamente a mia insaputa, ha incrementato e di molto gli accessi al blog! La chiave più cercata è "trucchi per vomitare", più del video cult "Heroes", più della rinegoziazione di un mutuo, più della folle filosofia di nietzsche.

Perchè?

Questo non poteva non indurmi a fare questa riflessione, mi ha allarmato non tanto il commento di Miss quanto questa anomalia di accessi al post con la chiave appena descritta.

Mi è sembrata una perfetta metafora della società, del problema che nel post cercai di sollevare... l'indifferenza!
O forse no, non è questo il termine più adatto perchè noi tutti, spesso, non siamo indifferenti o almeno lo siamo solo in apparenza, perchè poi amiamo "guardare", "spiare", "osservare" dal buco della serratura senza mai proferire parola, sempre pronti a criticare e giudicare, a sputare sentenze e critiche di ogni tipo, come giustamente dice Miss.

Mi/Vi pongo un'altra domanda: Chi o cosa generera il disagio? Forse la società o forse i modelli, magari la famiglia disgregata o forse i valori ormai persi o....potremmo trovare infiniti pseudomotivi, ma a che scopo?
Perchè la società contemporanea (e quindi tutti noi) crea, modella e forma nuove tipologie di "psicosi" collettive, sociali e di massa? E soprattutto perchè è proprio l'agente del disagio (la società e i suoi modelli) il primo inquisitore supremo, l'accusatore per eccellenza, l'ente morale o meglio moralizzante di tutta la società?

La risposta credo non sia affato semplice, nè scontata o banale! Certo è che in alcuni casi l'indifferenza farebbe meno male, nessuno si preoccuperebbe del problema e tutti vivrebbero felici e contenti o almeno in una parvenza di felicità; forse il problema stesso cesserebbe di esistere...
Invece prima si genera il disagio, poi lo si osserva, lo si guarda, si fanno ricerche su internet, si leggono blog e forum, si vedono reality e talk show, ci si stupisce ma non ci si pronuncia, non si fa nulla, non si interviene, non si pone l'accento ma si giudica proprio nel momento in cui il giudizio non è richiesto, senza mai far autocritica, senza mai dire o pensare noi stessi:"PERCHE'?".

Perchè un Romeno ruba? Perchè un italiano ruba? Perchè una ragazza cessa di mangiare? Perchè io sento la necessità di scrivere su un blog? Perchè....qualcuno direbbe "chi è senza peccato scagli la prima pietra".

Detto ciò mi sento di ringraziare Miss la quale con le sue semplici ma allo stesso tempo durissime parole, mi ha permesso di fare questa riflessione, più generale, più larga e forse inutile, forse insulsa, forse inopportuna, ma pur sempre una riflessione, non sul problema ma sull'agente, la causa stessa del problema che dopo averlo creato, modellato ed ispirato si diverte ad osservarlo, spiarlo e per finire ad emettere ignobili quanto dannose sentenze.

 
Di etrusco (del 02/06/2007 @ 12:26:23 in filosofia, linkato 11524 volte)

Nietzsche e l'elogio della follia"Dobbiamo, di tanto in tanto, riposarci dal peso di noi stessi, volgendo lo sguardo là in basso su di noi, ridendo e piangendo su noi stessi da una distanza di artisti: dobbiamo scoprire l'eroe e anche il giullare che si cela nella nostra passione della conoscenza, dobbiamo, qualche volta, rallegrarci della nostra follia per poter stare contenti della nostra saggezza."

In questo Blog si è spesso cercato di dare una definizione di termini come saggezza, conoscenza, sapienza, morale.
Credo che la riflessione di Nietzsche, che ho riportato integralmente, possa aprire un ulteriore terreno di analisi su ciò che si possa intendere per questi termini

Per Nietzsche l'uomo dovrebbe più spesso volgere lo sguardo a se stesso con occhio distaccato, da artista, riscoprire l'eroe ed il giullare celato in ogni individuo, abbandonare schemi, etichette, disfarsi della morale, scacciare l'etica ed elogiare la follia; rallegrarsi di questa follia per raggiungere saggezza e sapienza.

E' dunque la follia, l'abbandono degli schemi e della morale la via che può condurci alla saggezza?
Tutta la filosofia, fortemente influenzata da Schopenauer, di Nietzsche vede nell'abbandono della morale e nella consapevolezza della follia dell'essere la via per l'accesso alla saggezza.
Caso volle che proprio la follia colpì il filosofo negli ultimi anni della sua vita, riducendolo ad uno stato catatonico, di vegetale.

Ma cosa intende realmente Nietzsche? perchè vede nella follia e soprattutto nell'abbandono degli schemi imposti dalla morale la reale fonte di saggezza?

Egli è fermamente convinto che la morale non esista o meglio che la morale non sia la base attraverso la quale le nostre azioni prendono corpo, bensì pensa che sia lo strumento ideato dai deboli per sfuggire dal caos, e sopraffare i più forti, il "superuomo", colui cioè che riesce a vedere oltre, a vedere la vita e l'esistenza per quello che è: "caos".
Per il filosofo è stato il pensiero di Socrate e Platone, fortemente incentrato su razionalità e morale, ad allontanare l'individuo dalla verità, dalla reale percezione dell'esistente edare il la alla nascita del Cristianesimo.
L'uomo invece dovrebbe prendere atto della naturale casualità degli eventi e dell'esistenza, dell'assenza del "mondo delle idee" Platonico, capire che "Il rimedio è stato peggiore del male" ovvero la formulazione di rimedi metafisici per cercare di comprendere e dare una definizione del caos ha allontanato ancor più l'indivuduo dalla verità, dal reale che altro non è che caos allo stato puro, indeterminatezza, indefinibilità; combattere l'ignoto significa allontanarsi dalla vita.

Chissà, forse è Nietzsche ad aver ragione, forse cercare di definire e di trovare una logicità nelle cose e negli eventi, definire e teorizzare la morale, altro non sono che un artifizio, tutto umano, per allontanare la paura dell'indefinito, di spiegare ciò che non è spiegabile, di ordinare il caos, far luce nel buio ed esorcizzare la morte!

Ma non sono forse questi tentativi, per quanto futili, a darci una speranza, una parvenza di conoscenza e di saggezza?

 
Di Admin (del 25/04/2007 @ 01:02:26 in pensieri, linkato 1375 volte)

E' finalmente nato pensando.it.

Un blog interamente dedicato al libero pensiero, alla riflessione...Che strizzerà l'occhio alle arti, alle scienze, ma anche alla filosofia, alla storia non dimenticando l'attualità, la cultura, la politica...Insomma un blog libero, aperto, attraverso il quale cercheremo di esprimere i nostri pensieri, cercando sempre e soprattutto di stimolare le vostre riflessioni.

Per cui non ci resta che iniziare questa nuova avventura..... ovviamente pensando liberamente.

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