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Baricco diventa regista, “Lezione 21” il suo primo film

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Alessandro Baricco è decisamente uno degli scrittori più controversi, eclettici e discussi del nostro tempo.

Io sono, senza ombra di dubbio, un suo accanito fan, ho letto tutti i suoi libri ed ognuno di questi mi ha lasciato qualcosa di diverso, unico ed il più delle volte non descrivibile.

Si perchè i suoi libri non puoi raccontarli, non puoi dire…."Oceano Mare parla di…." perchè ti fermeresti subito dopo pochissime parole.

Ed è proprio questo che adoro di Baricco, l’utilizzo che egli fa delle parole, della metrica, della composizione narrativa; i suoi libri sono poesia, musica, arte, vanno sorseggiati come un buon bicchiere di vino rosso ed "ascoltati" perchè le parole, da lui sapientemente incastonate, riecheggiano in noi durante la lettura come tante e dolcissime note musicali.

I suoi libri non vanno compresi, i suoi libri vanno "seguiti" con passione perchè sempre riescono a toccare le corde più nascoste del nostro cuore.

E’ anche vero che Baricco o lo si ama, come lo amo io, o lo si odia; non ho mai sentito dire che Baricco è "bravino"! No con lui o è bianco o è nero, non esistono sfumature di grigio nel giudizio dei suoi libri.

Ora però è arrivato il momento di correre al cinema per vedere il suo primo lavoro da regista : "Lezione 21", un film sulla Nona Sinfonia di Beethoven, per cui un omaggio alla lirica, alla musica ma anche alla senilità, alla vecchiaia.

Per comprendere meglio quello che sarà il filo conduttore del film riporto un estratto di una sua intervista (fonte l’espresso)

Il tema è incentrato su uno studente che rievoca la lezione più bella del professor Kilroy, la numero 21 appunto, sul mistero della genesi della Nona di Beethoven. Com’è nata in lei l’idea di scrivere questa sceneggiatura e farne un film?
«Più che della genesi, il film parla della serata in cui, la Nona Sinfonia, fu eseguita per la prima volta. Una storia molto interessante sulla quale si conoscono in generale alcune cose mentre altre no. È un racconto molto bello e istruttivo, che insegna parecchie cose sulla musica classica e in generale su certe dinamiche della cultura europea dell’Ottocento. Mi piaceva l’idea di raccontarla e ho trovato che il cinema fosse la forma più adatta per farlo».

Un omaggio a Beethoven ma anche un film sulla vecchiaia…
«Parte come un film che narra quell’episodio poi, come sempre, dietro il desiderio di raccontare una storia, spesso c’è quello di abitare uno spazio mentale. La Nona e tutta la vicenda di Beethoven ti portano ad abitare quello della vecchiaia per cui, sì, è un film anche sulla senilità».

Il film si sofferma dunque sull’avanzare dell’età dei due personaggi?
«È difficile spiegarlo, diciamo che il tratto più significativo, in questa avventura beethoveniana, è proprio la difficoltà e al tempo stesso la bellezza degli anni maturi. Un aspetto che, raccontato da un anziano professore, porta un po’ all’immedesimazione».

È un tema al quale le capita di pensare?
«Diciamo che sono ancora un po’ troppo giovane per farlo, però il profumo della vecchiaia lo puoi sentire anche a trent’anni. Come spesso mi succede anche coi libri, racconto un aspetto che in realtà non mi appartiene perché magari l’ho visto in altre persone ma che però ha una qualche eco di me».

Cast internazionale e scene girate in inglese. Una volta finito il film, guarderete al mercato straniero e ai festival internazionali?
«Sia io che il produttore, Domenico Procacci, abbiamo avuto in mente fin dall’inizio di realizzare un film non per un pubblico italiano in particolare ma, quantomeno, europeo. L’idea è farlo girare appunto in Europa, non pensavo ai festival ma proprio ai cinema. La pellicola è girata in inglese anche per questo motivo».

Il Trentino, Londra e ora Mantova. Come mai questa scelta?
«Dobbiamo girare una scena in teatro. È un’immagine quasi di sogno, di memoria, molto sfocata, con visi poco riconoscibili. Si trattava di trovare gente che avesse la pazienza e il piacere di prender parte alle riprese e ci è venuta l’idea di scegliere una città e coinvolgere il pubblico. Visto che ci troveremo al Sociale e la gente verrà gratuitamente, ho pensato di ricambiare la gentilezza fermandomi a fare una lezione. L’idea è quella di leggere insieme qualcosa ed è appunto ciò che farò».

Baricco scrittore e Baricco regista.. cosa li accomuna e cosa li divide?
«È troppo presto per dirlo. Finché si lavora è difficile capire il quadro globale. Fra un anno o due forse potrò dire qualcosa in più, adesso sono troppo impegnato. Comunque è sicuramente uno dei mestieri più belli del mondo quindi è impossibile non appassionarsi. Girare è stato emozionante».

Il professor Killroy preso a prestito dal suo romanzo ‘City’, un film immerso in un mondo visionario, strani personaggi, foreste e cime innevate, velieri, Beethoven. Con questi elementi si fa fatica a trovare un filo conduttore. Che film sarà, insomma?
«Una pellicola sicuramente molto strana e dalla costruzione bizzarra, tant’è che è stato difficile spiegarla anche ai potenziali produttori e finanziatori. Il film bisogna vederlo insomma. Quello che si è detto ultimamente serve giusto per capire a grandi linee di cosa tratta».

I bozzetti che hanno ispirato scenografie e costumi sono di Tanino Liberatore. Nel crearli ha seguito le sue indicazioni?
«Abbiamo lavorato insieme ed è stato indubbiamente molto coinvolgente, perché ti siedi e lui si mette subito a disegnare. Una parte del film è ambientata nella neve per cui siamo andati a girare in Trentino. Per i personaggi immaginati da Kilroy c’era libertà totale, potevamo fare più o meno quello che volevamo. In parte erano nella mia testa, così come erano in quella di Kilroy, si trattava dunque di farli vivere, dar loro un volto, un vestito».

Quasi fantascienza?
«No, direi solo il piacere dell’immaginazione e della fantasia».

Articolo tratto dall’espresso, a cura di Cristina del Piano

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è Solution Architect e Full Stack Developer specializzato nell’analisi, progettazione e realizzazione di sistemi complessi in ambito Transportation. Dal 2007 è anche blogger con il nickname "etrusco" che ha associato alla sua brand identity; cura personalmente i contenuti di molti altri blog, website e forum. Ha inoltre realizzato molte webapp e siti di ecommerce. La passione per internet, per i nuovi media e per la tecnologia in generale gli permettono di stare sempre al passo con i nuovi linguaggi e le più innovative metodologie di programmazione. Adora sua moglie, le sue due figlie, la fotografia analogica e questo blog.

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