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Antropologia della morale e ricerca della verita’.

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Vorrei fare una riflessione, indotta da un colloquio avuto con alcuni colleghi, sul tema “antropologia della morale e ricerca della verità“.

Perchè antropologia della morale e soprattutto perchè ricerca della verità?

La riflessione è partita dalla seguente domanda che pongo a tutti voi:

Esiste una cultura superiore, un popolo che abbia sviluppato una morale (collettiva e/o individuale) che possa essere considerata superiore ad altre culture sia nello spazio che nel tempo?

Quando parlo di “spazio-tempo” mi riferisco alla cultura di un popolo messa a confronto sia con le culture di altri popoli nello stesso tempo ed in luoghi diversi (Es: la cultura occidentale VS la cultura orientale) sia con le culture di altri popoli in epoche e luoghi diversi (Es: la cultura nostra VS la cultura degli antichi greci).

Proviamo a rispondere alla domanda e capiremo perchè “antropologia morale e la ricerca della verità”.

Comincio con il rispondere io e dico seccamente: NO, non esiste una cultura superiore di un’altra (sia nello spazio che nel tempo).

Quale indice consideriamo per effettuare tale misura, semmai ne esistesse uno?

L’errore più grossolano che si fa quando si affrontano questi temi è quello di utilizzare la “nostra” morale, quindi ciò che è “giusto” per noi, per determinare il grado di civiltà di un’altro popolo che ha delle diverse “leggi” morali.

Per comprendere una civiltà non possiamo non considerare fattori quali l’epoca, il luogo, le tradizioni, il livello di scolarizzazione, la tecnologia, etc.. Solo considerando tutti questi fattori in maniera olistica e “immergendoci” poi in quel contesto potremmo comprendere con più obiettività gli usi e costumi dei vari popoli.

Non era comunque questo lo scopo della riflessione, non era rispondere NO alla domanda che mi premeva.

Quanto detto fin quà sembrerebbe avvalorare la tesi secondo la quale la “morale” di un individuo, di un popolo, di una civiltà sia influenzata e/o determinata da fattori esogeni (esterni) ossia da quei fattori che dovremmo trattare olisticamente per un’analisi completa del grado civilizzazione di un popolo.

Questo è vero ma solo in parte, perchè se così fosse un popolo non progredirebbe mai, non esisterebbero mai mutazioni e stravolgimenti. Se i fattori esterni determinassero l’idea di “giusto” e se questi fattori non mutassero mai, per noi sarebbe ancora giusto effettuare un sacrificio umano, rendere in schiavitù un individuo, etc…

Se invece consideriamo “l’antropologia della morale” ossia il cambiamento e l’evoluzione di essa, non possiamo non asserire che nello spazio-tempo ci siano delle enormi diversità in tema di morale ma sostenere che la civiltà A è diversa dalla civiltà B non significa dire che una sia superiore dell’altra, sono semplicemente diverse.

Allora cosa determina queste differenze? Se non sono i fattori “esogeni” a determinare queste differenze, cosa ha consentito ai Romani di oggi di “sentire” il giusto in maniera assai diversa dai Romani di Cesare?

Deve esistere un comun denominatore tra tutti i popoli che determini questa sorta di evoluzionismo morale, un fattore “endogeno” che funga da motore per la ricerca continua di nuove strade, ipotesi, idee a prescindere dall’ambiente che ci circonda, dalla cultura e dalle tradizioni.

Questo “motore” cos’è?

Kant direbbe che la legge morale è universale, quindi non può essere ricavata dall’esperienza: è “a priori” ossia la ragione è sufficiente “da sola” – senza impulsi sensibili – a muovere la volontà.

Muovere la volontà quindi determinare questa evoluzione etica del giusto percepito in sè a prescindere dai fattori esogeni ossia dall’esperienza e da ciò che ci circonda.

Questo ci basta, senza entrare troppo in formalismi filosofici, a comprendere come l’evoluzione delle civiltà sia determinata proprio da questa esigenza “imperativa” ed “ineludibile” che ogni individuo ha in quanto dotato di ragione, in quanto essere pensante.

Ecco perchè l’analisi dell’antropologia morale ci aiuta a comprendere non tanto il nostro passato quanto il nostro futuro, da ciò ne deduciamo, come unica certezza, che questo “motore” non cesserà mai di indurre gli individui ad una costante e continua “ricerca della verità“.

La costante e continua “ricerca della verità” produrrà sempre nuovi e costanti mutamenti di pensiero, ci sarà quindi una continua evoluzione indotta da questo “magico fattor comune“, da questa “voce interiore“, da questa “forza motrice” innata che Kant rappresentò con la famosa frase “il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me“.

Esiste un punto di arrivo in questa ricerca? Credo sia meglio parlare di limite tendente all’infinito, se fossimo a conoscenza della verità cesseremo di chiederci il perchè!

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è Solution Architect e Full Stack Developer specializzato nell’analisi, progettazione e realizzazione di sistemi complessi in ambito Transportation. Dal 2007 è anche blogger con il nickname "etrusco" che ha associato alla sua brand identity; cura personalmente i contenuti di molti altri blog, website e forum. Ha inoltre realizzato molte webapp e siti di ecommerce. La passione per internet, per i nuovi media e per la tecnologia in generale gli permettono di stare sempre al passo con i nuovi linguaggi e le più innovative metodologie di programmazione. Adora sua moglie, le sue due figlie, la fotografia analogica e questo blog.

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