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Sulla virtu’ e sulla conoscenza

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Leggendo un eccellente libro dal titolo “Platone Repubblica” di Simon Blackburn edito dalla Newton, sono rimasto colpito da una citazione di Virginia Woolf che lo scrittore riporta e che pongo alla vostra attenzione.La riflessione della scrittrice è incentrata sulla virtù e sulla conoscenza applicate alla lettura della “Repubblica” di Platone, questo il testo:

Il piacere e il bene sono la stessa cosa? E’ possibile insegnare la virtù? La virtù è conoscenza? La mente stanca o debole può facilmente venir meno, mentre l’implacabile interrogatorio prosegue; ma nessuno, per quanto debole, può non riuscire, anche se non apprende altro da Platone, ad amare meglio la conoscenza. Poichè, mentre la discussione gradatamente si intensifica, con Protagora che retrocede e Socrate che incalza, ciò che conta non è tanto lo scopo che raggiungiamo, quanto il modo in cui lo raggiungiamo. Tutto questo si può sentire, l’indomabile rettitudine, il coraggio, l’amore per la verità che portano Socrate e noi nella sua scia alla vetta dove, se riusciamo a rimanere per un momento, è per godere la più grande felicità che siamo in grado di provare.”

Questa riflessione, sapientemente ed a conclusione del libro riportata dallo scrittore per esprimere un suo giudizio complessivo sull’opera di Platone, mi ha colpito come antitesi di quella che la contemporanea società esprime.
“La Repubblica” è stata scritta da Platone nel 400 a.c. ovvero 2400 anni fa, prima di Cristo, prima delle Crociate, prima dei CheesBurger e dei telefonini cellulari, prima della nascita del colosseo e dello sgancio della bomba atomica; eppure, oggi più che mai, risulta essere attuale.
E’ attuale non tanto, come sostiene anche Virginia Woolf, per i suoi contenuti quanto per come lo scrittore ce li presenta, per come Platone arrivi a sostenere alcune tesi, per il percorso da lui intrapreso.

ciò che conta non è tanto lo scopo che raggiungiamo, quanto il modo in cui lo raggiungiamo“, oggi sembrerebbe che la società abbia valori, ideali, virtù che seguono il processo inverso, non è importante come raggiungere uno scopo l’importante è raggiungerlo;
Conta solo ed esclusivamente il raggiungimento dell’obiettivo, questo ci viene insegnato, questo è diventata la principale virtù dell’essere contemporaneo.
Ed ecco che non importa se per raggiungere il successo si debbano commettere reati, si debba calpestare il prossimo, si debba uccidere un nostro simile; non importa se il potere oggi sia il riflesso di se stesso, si autoreferenzi e si autoalimenti a danno del prossimo generando una oligarchia ormai estranea alla società e da essa distante anni luce; La conoscenza è morta o comunque agonizzante a danno di una falsa conoscenza, di una falsa cultura che allontana sempre più l’individuo da se stesso creando un unico e superficiale pensiero.

La cosa è a mio avviso allarmante, non solo perchè accade ma perchè è diventata una virtù ormai radicata, il furbetto del quartierino è anche colui che ha successo e colui che ha successo è lo stereotipo da imitare, il modello da raggiungere, la moda a cui tendere.
Credo quindi che una riflessione seria, forte e profonda sia necessaria, una riflessione che deve nascere dentro di noi per consentire all’individuo di riappropriarsi della propria esistenza, del proprio io, per tornare a pensare il modo con il quale si debba raggiungere uno scopo, a prescindere dal raggiungimento dello scopo e dallo scopo stesso, riflettere sul viaggio, sulla strada e non solo sulla meta.

Concludo con una frase tratta dal libro II de “La Repubblica”

Nessuno è giusto di sua volontà, ma per costrizione, come se non ritenesse la giustizia un bene di per sè: ciascuno, là dove pensa di poter commettere ingiustizia, la commette.”

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