Archivio della categoria: cinema

Ritorno al futuro…il giorno è finalmente arrivato?


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Su facebook sta impazzando questa immagine, relativa al cruscotto della DeLorean di Doc e Marty MacFly in “ritorno al futuro”,  con la data di oggi come data “del futuro” impostata:

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6 Luglio 2010…..sembrerebbe essere proprio oggi il giorno settato da Doc su “ritorno al futuro”!

Ma è realmente arrivato quel fatidico giorno?

Mi dispiace deludere chi su facebook sta condividendo questa immagine perché è un fake conclamato! Le date settate sul cruscotto sono ben riepilogate in questo timeline:

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fonte wikipedia

Da ciò si evince che le date giuste sono:

26, 27  Ottobre 1985
5, 12 e 16 Novembre 1955
21 Ottobre 2015
1 Gennaio 1885 e 2 Settembre 1885

Per cui per arrivare al fatidico giorno in cui con i rifiuti potremmo alimentare una macchina e vederla sfrecciare nei cieli dovremmo aspettare ancora 5 lunghissimi anni! :-)

Speriamo bene, perché qua la benzina aumenta sempre…..

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Del Cinema in 3D


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Oggi vorrei parlare del cinema in 3D, ormai universalmente considerato la “via del futuro” cinematografico.

Finalmente mi sono deciso e sono andato a vedere “Alice in wonderland” sulla spinta del grande clamore suscitato dall’ormai famosissimo “Avatar”, che invece ho visto in 2D.

Partiamo subito con l’analizzare gli aspetti positivi, poi cercherò per un attimo di uscire fuori dal coro ed analizzare quello che invece, a mio avviso, sembra non andare.

1 – Il ritorno in sala

In assoluto credo sia positivo l’avvento del 3D perché ha riportato in sala moltissime persone, “staccandole” dalla mediocrità della televisione e dal continuo carosello pubblicitario. Tuttavia credo che, dopo il clamore iniziale, il cinema torni ai suoi standard mediocri di affluenza, favorendo (come spesso accade) solo i grandi eventi alla “Avatar” e penalizzando il buon cinema, soprattutto Italiano.

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Baciami Ancora, il title track di Lorenzo per l’omonimo film di Muccino


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Ormai Jovanotti non smette più di sorprendermi, dopo gli ultimi due bellissimi album “Buon Sangue” (2005) e “Safari” (2008), questa volta si cimenta in un Title Track, ossia in una canzone  fatta ad-hoc per un film.

Il title track in questione è “Baciami Ancora” associata all’omonimo film di Gabriele Muccino in uscita questo venerdi, 29 Gennaio 2010.

Sentiamo Lorenzo stesso che parla di questa nuovissima esperienza:

La canzone è uscita i primi di Gennaio, quindi un mese prima dell’uscita del film, ed ha contribuito non poco alla promozione della pellicola, nata come sequel dell’ormai famosissimo “L’ultimo bacio”! …Alzi la mano chi non l’ha visto almeno due volte… ^_^

Questo il trailer ufficiale del film “Baciami Ancora”:

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Il cinema è arte?


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images La domanda di oggi è: “Il cinema è arte?

In questi giorni c’è chi sostiene che il cinema non sia una forma d’arte.

Vorrei solo ricordare che il “cinema” non è quel luogo dove ci sono poltrone, pop-corn, uno schermo gigante e tanta gente con un bigliettino in mano… no!

Forse quella è una sala cinematografica, che tuttavia se ben costruita potrebbe anche rivelarsi una bellissima opera d’arte.

Il cinema, invece, è cosa assai diversa.

Forse la definizione che ne dà il grande “Akira Kurosawa” potrebbe illuminare:

Il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica.

Il cinema quindi racchiude in se numerose forme d’arte, come la letteratura, il teatro, la pittura, la scultura, la musica, la “filosofia” intesa come rappresentazione “filosofica” della realtà, visione, immaginazione, sogno.

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Romanzo criminale la serie, un appuntamento da non perdere


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romanzo_criminale_la_serie Lunedi 7 Settembre 2009 alle 23:10 è stata trasmessa su Italia 1 la prima puntata di “Romanzo Criminale – La serie”, sarà composta da un totale di 12 episodi “all’americana” ossia da mini-episodi di circa 55 minuti l’uno (Lost, Heroes, Dr House, etc..) per la regia di Stefano Sollima, tratta dall’omonimo libro di Giancarlo De Cataldo al quale nel 2005 si era già ispirato Michele Placido per il suo film “Romanzo Criminale”.

La serie era già stata trasmessa su Sky (anche in HD) a Gennaio, riscuotendo un successo inaspettato quanto gradito da parte di critica e pubblico.

Nel suo blog su La Stampa, Andrea Scanzi l’ha definita in un lungo articolo ricostruttivo della Banda della Magliana, “la migliore serie televisiva mai prodotta in Italia”.

Per Aldo Grasso la serie è “uno degli esiti più riusciti della fiction italiana”, riuscendo a raccontare la saga della Banda con “una scrittura che finalmente esce dai canoni dell’agiografia all’italiana”. (fonte wikipedia)

L’ANSA riporta le ultimissime novità sulla serie :

Le riprese della seconda serie inizieranno nel nuovo anno, e saranno in onda a novembre 2010, a due anni dalla trasmissione della prima – spiega all’ANSA Riccardo Tozzi, presidente di Cattleya, che ha prodotto la prima serie di Romanzo Criminale insieme a Sky Cinema e a Rti-Mediaset.
La seconda serie ha tutti i protagonisti della prima tranne “il Libanese”, che è morto, più l’inserimento di due personaggi principali, nuovi per la serie ma anche rispetto al film e al libro. Due innesti – anticipa Tozzi – che ci portano ad ampliare la storia per una possibile terza serie.
I due nuovi personaggi sono una donna, un’avventuriera, una “controfaccia” positiva di Patrizia, come la definisce Tozzi, (bella e affascinante prostituta romana) e un uomo, un tipo “cattivissimo”, erede nascosto del grande Vecchio che sarà acerrimo nemico di Scialoja, (l’ ispettore giovane e ambizioso che segue le vicende della banda sin dall’inizio).
La seconda serie chiude il Romanzo Criminale che conosciamo, nella terza – continua Tozzi – De Cataldo ha sviluppato altro materiale collegato ai personaggi che rimangono, in primis Scialoja.
Il produttore ha spiegato che ha in progetto anche di girare a Cinecitta’, visto che le riprese “dal vero”, per strada, sono diventate troppe e creano disagi.

Personalmente ho iniziato a seguirla con interesse (anche il film mi era piaciuto) sull’onda delle critiche positive che giravano in rete, ed ho subito notato come risulti non solo interessante per la storia, peraltro già tristemente nota, ma anche da un punto di vista prettamente cinematografico ed estetico.

Ottima la fotografia, il montaggio, la correzione del colore, la ricostruzione storica, i dialoghi e l’interpretazione dei giovani attori che compongono il cast (tra questi sembrerebbe esserci anche qualche detenuto “reale”).

Certo il compito era arduo, sostituire attori del calibro di Pierfrancesco Favino (Il Libanese), Kim Rossi Stuart (Il Freddo), Claudio Santamaria (Il Dandi), Stefano Accorsi (Comm. Nicola Scialoja) e Riccardo Scamarcio (Il Nero) non era cosa semplice, tuttavia i giovani interpreti della serie se la cavano alla grande, evidenziando personalità assai più complesse di quelle emerse nel film che, per ovvie ragioni di tempo, non potevano essere analizzate ed approfondite come invece accade nella fiction.

In conclusione “Romanzo criminale – la serie” non è un prodotto in antitesi del film-libro, ma un prodotto innovativo e di eccellente qualità da affiancare ad essi, di ottima fattura che rompe con forza gli schemi “congelati” ed a volte “inverosimili” delle fiction fino ad oggi prodotte in Italia; non è un caso che abbia avuto un enorme successo anche all’estero ed in particolar modo in Francia.

Da vedere.

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Il curioso caso di Benjamin Button, un’ottimo film.


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“Sono nato in circostanze particolari…”

E’ così che inizia “Il curioso caso di Benjamin Button”, film tratto da un racconto degli anni ’20 di Scott Fitzgerald su un uomo che nasce ottantenne e la cui età scorre al contrario, un uomo come tutti noi, incapace di fermare il tempo.

Il film è un drammatico a tinte romantiche, diretto da David Fincher, candidato a 13 premi oscar e la cui visione mi positivamente impressionato.

A prescindere dalla trama che ormai credo tutti conoscano ossia una persona che nasce vecchia e muore neonata, la cui vita scorre temporalmente in maniera inversa rispetto alla nostra, il film mi è piaciuto non solo per l’ottima fotografia (un seppia delicato che ricalca ottimamente l’atmosfera romantico/evocativa dei primi anni di Button) ma anche per i notevoli spunti di riflessione esistenziali che il film stesso evoca.

Il soggetto principe, a mio modesto avviso, è la diversità e la possibilità di realizzare se stessi proprio nella consapevolezza di tale diversità. I personaggi attraverso i quali Benjamin esprime il suo modo di intendere la vita, la felicità e la realizzazione esistenziale sono tutti personaggi marcatamente caratteristici ed evocativi.

Ecco cosi che il marinaio riesce, a modo suo, ad esprimere tutta la sua vena artistica, la silenziosa amante riesce finalmente ad attraversare la manica a nuoto seppur anziana , la matrigna ad essere mamma, l’anziana signora ad essere musicista e cosi via per ogni altro personaggio che riesce, nella sua diversità, ad esprimersi per ciò che è e soprattutto per ciò che desidera essere.

Attraverso questi personaggi di contorno lo stesso Benjamin costruisce la sua esistenza nella piena consapevolezza del suo essere diverso, anzi è proprio a questo che si aggrappa per trovare la forza di andare avanti e realizzare appieno il suo disegno di felicità e realizzazione interiore.

Il tutto a prescindere dal tempo e dal suo inesorabile moto, sia che si vada in un verso sia che si vada nell’altro, la realizzazione del “sè” rimane sempre un traguardo il cui raggiungimento dipende solo ed esclusivamente da noi e dalle nostre scelte, spesso dure, altre volte dolci, di tanto in tanto inevitabili.

Una plauso all’ottima Cate Blanchett per la sua splendida interpretazione ed a Brad Pitt, finalmente nei panni dell’anti eroe, per la sua maturazione professionale.

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Claudio Bisio in Si puo fare! difficile da vedere se sei di Viterbo…


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Mi sono ripromesso di andare a vedere il nuovo film di Giulio Manfredonia ed interpretato da Claudio Bisio “Si può fare” ma, per chi come me non è di Roma o comunque di una grande città, il “si più fare” diventa troppo spesso…”lo potresti fare, ma non te lo faccio vedere“.

Cosa significa? Significa che nessun cinema della mia città (Viterbo) dal 31 Ottobre, giorno dell’uscita, ad oggi ha ancora proiettato la pellicola nel week end.

Ovviamente questo è solo un esempio, ne potrei citare infiniti altri!

Nella mia città ci sono cinque o sei cinema (non ricordo bene il numero) tutti rigorosamente MONO-SALA e che spesso tramettono la stessa pellicola, quella che fa incasso, il titolo roboante, Hollywoodiano ad effetto. I titoli minori o non passano o se passano nessuno se ne accorge.

Non parliamo poi delle strutture di questi “fantomatici” cinema, per noi viterbesi il problema non è Pop-Corn si o Pop-Corn no, per noi il problema è audio decente o audio pessimo, video inguardabile o video da mal di testa… il Pop-Corn è l’ultimo dei nostri problemi, l’importante per noi è trovare la poltrona giusta e non rischiare di trovarsi con il sedere a terra e la poltrona rotta sopra di noi.

Solo chi è di Viterbo sa di cosa sto parlando e credo sappia benissimo che non sto dicendo falsità.

E’ altresì noto come la mia città abbia altre priorità, il cinema è l’ultimo dei problemi dei viterbesi, tanto il sabato sera si va al “Theatro”…

Così un film come “si può fare” ancora non è stato proiettato, nonostante la casa distributrice sia la Warner Bros, nonostante pubblico e critica ne stiano parlando benissimo, nonostante l’attore principale sia uno dei comici più noti al pubblico giovanile grazie anche al “suo” Zelig ma non solo.

Questa la trama, fonte comingsoon:

Nello, un imprenditore milanese che ha perso la propria posizione, si ritrova a dirigere una cooperativa di ex pazienti di ospedali psichiatrici, dopo l’entrata in vigore della legge Basaglia. Credendo fortemente nella dignità del lavoro, Nello spinge ogni socio della cooperativa a imparare un mestiere per sottrarsi alle elemosine dell’assistenza, inventando per ciascuno un ruolo incredibilmente adatto alle sue capacità ma finendo per scontrarsi con inevitabili quanto umanissime e tragicomiche contraddizioni.

Fortuna esiste ancora il passaparola e fortuna che Roma non sia poi cosi distante…

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Baricco diventa regista, “Lezione 21″ il suo primo film


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Alessandro Baricco è decisamente uno degli scrittori più controversi, eclettici e discussi del nostro tempo.

Io sono, senza ombra di dubbio, un suo accanito fan, ho letto tutti i suoi libri ed ognuno di questi mi ha lasciato qualcosa di diverso, unico ed il più delle volte non descrivibile.

Si perchè i suoi libri non puoi raccontarli, non puoi dire…."Oceano Mare parla di…." perchè ti fermeresti subito dopo pochissime parole.

Ed è proprio questo che adoro di Baricco, l’utilizzo che egli fa delle parole, della metrica, della composizione narrativa; i suoi libri sono poesia, musica, arte, vanno sorseggiati come un buon bicchiere di vino rosso ed "ascoltati" perchè le parole, da lui sapientemente incastonate, riecheggiano in noi durante la lettura come tante e dolcissime note musicali.

I suoi libri non vanno compresi, i suoi libri vanno "seguiti" con passione perchè sempre riescono a toccare le corde più nascoste del nostro cuore.

E’ anche vero che Baricco o lo si ama, come lo amo io, o lo si odia; non ho mai sentito dire che Baricco è "bravino"! No con lui o è bianco o è nero, non esistono sfumature di grigio nel giudizio dei suoi libri.

Ora però è arrivato il momento di correre al cinema per vedere il suo primo lavoro da regista : "Lezione 21", un film sulla Nona Sinfonia di Beethoven, per cui un omaggio alla lirica, alla musica ma anche alla senilità, alla vecchiaia.

Per comprendere meglio quello che sarà il filo conduttore del film riporto un estratto di una sua intervista (fonte l’espresso)

Il tema è incentrato su uno studente che rievoca la lezione più bella del professor Kilroy, la numero 21 appunto, sul mistero della genesi della Nona di Beethoven. Com’è nata in lei l’idea di scrivere questa sceneggiatura e farne un film?
«Più che della genesi, il film parla della serata in cui, la Nona Sinfonia, fu eseguita per la prima volta. Una storia molto interessante sulla quale si conoscono in generale alcune cose mentre altre no. È un racconto molto bello e istruttivo, che insegna parecchie cose sulla musica classica e in generale su certe dinamiche della cultura europea dell’Ottocento. Mi piaceva l’idea di raccontarla e ho trovato che il cinema fosse la forma più adatta per farlo».

Un omaggio a Beethoven ma anche un film sulla vecchiaia…
«Parte come un film che narra quell’episodio poi, come sempre, dietro il desiderio di raccontare una storia, spesso c’è quello di abitare uno spazio mentale. La Nona e tutta la vicenda di Beethoven ti portano ad abitare quello della vecchiaia per cui, sì, è un film anche sulla senilità».

Il film si sofferma dunque sull’avanzare dell’età dei due personaggi?
«È difficile spiegarlo, diciamo che il tratto più significativo, in questa avventura beethoveniana, è proprio la difficoltà e al tempo stesso la bellezza degli anni maturi. Un aspetto che, raccontato da un anziano professore, porta un po’ all’immedesimazione».

È un tema al quale le capita di pensare?
«Diciamo che sono ancora un po’ troppo giovane per farlo, però il profumo della vecchiaia lo puoi sentire anche a trent’anni. Come spesso mi succede anche coi libri, racconto un aspetto che in realtà non mi appartiene perché magari l’ho visto in altre persone ma che però ha una qualche eco di me».

Cast internazionale e scene girate in inglese. Una volta finito il film, guarderete al mercato straniero e ai festival internazionali?
«Sia io che il produttore, Domenico Procacci, abbiamo avuto in mente fin dall’inizio di realizzare un film non per un pubblico italiano in particolare ma, quantomeno, europeo. L’idea è farlo girare appunto in Europa, non pensavo ai festival ma proprio ai cinema. La pellicola è girata in inglese anche per questo motivo».

Il Trentino, Londra e ora Mantova. Come mai questa scelta?
«Dobbiamo girare una scena in teatro. È un’immagine quasi di sogno, di memoria, molto sfocata, con visi poco riconoscibili. Si trattava di trovare gente che avesse la pazienza e il piacere di prender parte alle riprese e ci è venuta l’idea di scegliere una città e coinvolgere il pubblico. Visto che ci troveremo al Sociale e la gente verrà gratuitamente, ho pensato di ricambiare la gentilezza fermandomi a fare una lezione. L’idea è quella di leggere insieme qualcosa ed è appunto ciò che farò».

Baricco scrittore e Baricco regista.. cosa li accomuna e cosa li divide?
«È troppo presto per dirlo. Finché si lavora è difficile capire il quadro globale. Fra un anno o due forse potrò dire qualcosa in più, adesso sono troppo impegnato. Comunque è sicuramente uno dei mestieri più belli del mondo quindi è impossibile non appassionarsi. Girare è stato emozionante».

Il professor Killroy preso a prestito dal suo romanzo ‘City’, un film immerso in un mondo visionario, strani personaggi, foreste e cime innevate, velieri, Beethoven. Con questi elementi si fa fatica a trovare un filo conduttore. Che film sarà, insomma?
«Una pellicola sicuramente molto strana e dalla costruzione bizzarra, tant’è che è stato difficile spiegarla anche ai potenziali produttori e finanziatori. Il film bisogna vederlo insomma. Quello che si è detto ultimamente serve giusto per capire a grandi linee di cosa tratta».

I bozzetti che hanno ispirato scenografie e costumi sono di Tanino Liberatore. Nel crearli ha seguito le sue indicazioni?
«Abbiamo lavorato insieme ed è stato indubbiamente molto coinvolgente, perché ti siedi e lui si mette subito a disegnare. Una parte del film è ambientata nella neve per cui siamo andati a girare in Trentino. Per i personaggi immaginati da Kilroy c’era libertà totale, potevamo fare più o meno quello che volevamo. In parte erano nella mia testa, così come erano in quella di Kilroy, si trattava dunque di farli vivere, dar loro un volto, un vestito».

Quasi fantascienza?
«No, direi solo il piacere dell’immaginazione e della fantasia».

Articolo tratto dall’espresso, a cura di Cristina del Piano

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Caos Calmo, dal libro al film.


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E’ di questi giorni la notizia che l’8 febbraio 2008 (venerdi) uscirà nelle sale italiane il film “Caos Calmo” tratto dall’omonimo libro di Sandro Veronesi vincitore del premio Strega 2006 , gli attori che lo interpreteranno sono Nanni Moretti, nel ruolo principale di Pietro Paladini, Valeria Golino, Isabella Ferrari, Alessandro Gassman, Kasia Smutniak e Silvio Orlando insomma un cast di ottimi attori che, alla luce del libro, sembrano realmente azzeccati.

Il libro non appena lo iniziai mi affascinò subito, per i temi profondi e al tempo stesso semplici e più che mai attuali come l’amore e la morte, il rapporto dei genitori con i figli, il rapporto che ogni individuo, ogni singola persona ha con se stesso e con la realtà che lo circonda, spesso inghiottito dalla frenesia del contemporaneità e che sempre più spesso si interroga su come bloccare, fermare, interrompere, anche solo per un istante, questa accelerata percezione dell’evolversi degli eventi e della vita stessa.

Caos Calmo” è la ricetta di Pietro Palladini il quale decide di fermarsi, bloccarsi dinanzi il fluire della vita ed attendere, aspettare con “calma” il momento del dolore che sembra non sopraggiungere mai, disorientandolo. Questa decisione nasce spontanea, in maniera quasi involontaria dopo la morte della fidanzata, con la quale si sarebbe dovuto sposare di lì a breve e con la quale aveva già una bambina di nome Claudia . La morte stessa della futura moglie avviene in circostanze particolarissime, Pietro è in spiaggia con il fratello ed insieme salvano due donne in procinto di annegare, mentre soccorre questa donna Pietro ha anche un’erezione, spontanea, improvvisa, incontrollabile e mentre accade tutto ciò la moglie muore, in casa, in maniera anch’essa improvvisa, inattesa cosi come improvvisa era stata l’erezione di Pietro. Questo il prologo della storia, l’incipit che fa da eco a tutto il libro.

Ed ecco che non appena inizia la scuola Pietro decide di accompagnare la figlia e di attenderla lì, sotto scuola, in macchina, senza andarsene…decide di non abbandonarla e per un giorno non va in ufficio. Il secondo giorno accade la stessa cosa, Pietro rimane sotto scuola ad attendere la figlia, e cosi il terzo ed il quarto e via via decide di farlo sempre, ogni giorno attende non solo la figlia ma anche il dolore, per quella terribile scomparsa, con un “Caos Calmo ” nella testa e nell’animo.

E cosi le giornate si succedono l’una all’altra e mentre i colleghi, i parenti ed i conoscenti lo passano a trovare per vedere “lo strano”, “il diverso” si verifica una sorta di magia… Pietro diventa il loro confessore, la persona che li ascolta, che li comprende, che li consiglia. Si inverte il tema, da “diverso” Pietro diventa “normale” e tutti gli altri che corrono da lui per parlare e confessarsi risultano “diversi”, coloro che ancora vivono la vita con frenesia, ansia, timore… Lui no, lui è sempre li ad attendere la figlia, immobile, fermo, in attesa, gli altri non hanno scampo!

Il libro è decisamente piacevole, ben fatto, fluido e dai temi interessanti; speriamo che il film non tradisca le mie (nostre) aspettative, che sappia evidenziare in chiave cinematografica le domande che dal libro emergono con forza, dure e terribilmente incisive.

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Io sono leggenda – un film da vedere!


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Ieri sera sono stato al cinema (che bella la domenica senza calcio….) a vedere il film “Io Sono Leggenda” con Will Smith regia di Francis Lawrence.

Il film è tratto da un libro, pensate un pò, di fantascienza/horror del 1954 (I Am Legend) dello scrittore americano Richard Matheson. Mi sono informato un pochino ed ho visto che il libro originale del ’54 ha inaugurato un vero e proprio filone, genere, stile al quale molti altri film/libri si sono poi ispirati come:

 

1964 – L’ultimo uomo della Terra, di Ubaldo Ragona con Vincent Price.
1967 – Soy leyenda, cortometraggio (15 minuti) del regista spagnolo Mario Gómez Martín.
1968 – La notte dei morti viventi scritto e diretto da George Romero.
1971 – 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, di Boris Sagal con Charlton Heston.
1984 – La notte della cometa (Night of the Comet), storia di sopravvissuti all’impatto tra una cometa e la Terra.
2002 – 28 giorni dopo, dal regista Danny Boyle (Trainspotting), un ulteriore sviluppo dell’idea del zombie-movie creata da Romero.
2007 – Io sono leggenda diretto da Francis Lawrence con Will Smith.

fonte wikipedia

Il film è veramente ben fatto, a me è piaciuta molto sia l’ambientazione che la recitazione, da non trascurare anche gli aspetti bio-etici, legati soprattutto alla manipolazione genetica, che il film mette in risalto; considerando che la trama è vecchia di 50 anni possiamo tranquillamente dire che gli avvertimenti-considerazioni sono più che mai attuali: manipolazione genetica, bio-etica, religione, virus generati dall’uomo, ricerca sul cancro, insomma temi che ancora oggi scaldano le menti e i cuori di tutti noi.

L’ambientazione è una New York completamente deserta, abitata da un solo uomo, Robert Neville (Will Smith), che deve combattere con dei “zombie-vampiri” che altro non sono che uomini sopravvissuti e poi infettati da un nuovo virus. Questo virus è stato creato artificialmente dall’uomo a scopo benefico per combattere il cancro, in seguito poi è geneticamente mutato in virus letale che inizialmente si diffondeva per contatto diretto ed in seguito per via aerobica.

Questi “esseri” (9% del totale) si cibano soprattutto degli umani non aggrediti dal virus (1%), il restante 90% degli umani si è completamente estinto a causa del virus; non tollerano la luce, hanno assunto sembianze disumane ed escono solo di notte (la loro pelle non tollera la luce) in branchi organizzati.

La trama, come si vede, è affascinante e anche il film nel complesso risulta piacevole, incalzante e scorrevole. A me è piaciuta moltissimo l’idea di una New York completamente desolata, vuota, abitata da un solo uomo e il suo cane, liberi di muoversi ovunque ma sempre con l’ossessione della notte, del buio….ossessione che richiama molto le paure incoscie di tutti noi.

Insomma, non voglio dire altro, magari il film non l’avete ancora visto….per cui il mio consiglio è : andate al cinema a vederlo, ne vale la pena!

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