Archivio della categoria: pensieri


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Ricordo ancora quando mi regalarono il primo cellulare, correva l’anno 1996 e mi apprestavo a fare il militare, proprio per questo mio padre mi regalò un cellulare.

Avevo 22 anni!

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Che bella giornata…


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…Oggi è una gran bella giornata, splende il sole su Roma, si avvicina la primavera e con essa una nuova e strabiliante esplosione di colore, profumi e voglia di vita.

Che bello il verde dei prati, il rosso, il bianco ed il giallo dei neonati fiori…

Che bello l’avvolgente profumo di una nuova stagione che si appresta a sbocciare…

Corri primavera, corri… ti sto aspettando.

 

Che bella giornata.

Sono felice.

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Buone vacanze dall’etrusco


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captionit101314i683qle0 E’ finalmente arrivato Agosto, sono arrivate le ferie e con le ferie anche l’etrusco depone le armi e chiude i battenti del blog ^_^

Mi aspettano quindici giorni nella splendida Lampedusa.

Un abbraccio virtuale a tutti i lettori e a tutti gli amici che grazie a questo strumento ho potuto conoscere ed ammirare.

Ci rivedremo a settembre più forti che mai

Buone ferie a tutti

Etrusco

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Babbo Natale Esiste


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Babbo Natale Esiste!

E’ stato questa mattina Gianluca Nicoletti durante la sua trasmissione Melog 2.0 andata in onda su radio24 a farmi riflettere su questo concetto.

Si, avete capito bene quello che ho detto…Babbo Natale esiste!

Chi lo sostiene? Io, Gianluca Nicoletti e moltissime altre persone che sono stanche di sentirsi dire e dire agli altri (soprattutto ai bambini) che Babbo Natale non esiste.

Putroppo in questa società sempre più razionale, tecnologica e consumistica si tende a perdere la capacità, che ogni essere umano ha innata, di “credere” in ciò che è giusto credere, di sognare, di sperare, di appassionarsi ed a volte commuoversi. Abbiamo smesso di ridere, di giocare e regalare speranza a chi ci circonda.

Abbiamo smesso di credere a Babbo Natale.

Perchè?

Non ho ovviamente tutte le risposte, tuttavia credo che troppo spesso si è convinti che l’attimo in cui si smette di credere a Babbo Natale coincida con il passaggio dalla vita fanciullesca alla vita adulta, che sia una sorta di iniziazione atta a renderci grandi, maturi, consapevoli…uomini!
In realtà ciò che facciamo nel momento in cui smettiamo di “credere” non è altro che l’abbandono definitivo di quelli che sono i nostri miti d’infanzia, il nostro credere in ciò che non possiamo toccare, sperimentare e verificare, in una piccolissima frazione di secondo svendiamo la nostra fantasia ed apriamo i nostri cuori alla fredda e triste realtà.

Ma quale realtà può esistere se ci manca la fantasia?

E’ reale solo ciò che possiamo sperimentare e verificare “sul campo” con tanto di dimostrazione (spesso fasulla)?

O è reale tutto ciò che noi “percepiamo” come reale?

Per un periodo che va dai 0 ai 10/12 anni abbiamo creduto nell’esistenza di Babbo Natale, per noi c’era veramente un signore con tanto di barba e vestito rosso che ci portava i regali se eravamo buoni. Lo vedevamo realmente, sentivamo i sui passi la sera del 24 Dicembre, il suo bussare frenetico alla porta, le sue risate, il suo tossire ed annunciarsi…sentivamo il suo odore, sognavamo i suoi regali e non dormivamo la notte perchè eravamo agitati, ansiosi a volte impauriti.

Questo non è reale?

Questo è più reale di quanto non sia reale un televoto del grande fratello o un sondaggio sulla modella più amata dagli italiani. E’ più reale della finzione televisiva, delle conoscenze scientifiche che ci teniamo strette e che ad ogni discussione rispolveriamo per confutare una tesi ed asserire con ira che “noi abbiamo ragione”…

“è stato riprodotto in laboratorio l’attimo in cui si è formata la vita sulla terra…”
“Darwin ci ha dimostrato che ….”
“Il Big Bang….”
“Newton lo dimostra chiaramente…”

Cosa dimostra? Che una mela cade in terra a causa della forza di gravità con la formula F= m*a(a=g=-9.8m/s2)? Ragionate su questo concetto per pochi attimi e vi renderete conto che è molto più reale l’esistenza di Babbo Natale.

Se siamo noi i primi a non crederci come possiamo pretendere che i nostri figli ci credano? Non sono più piccoli di noi, sanno solo ridere meglio e non hanno ancora smesso di sognare!

Buon Natale a tutti.

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Dell’attimo prima


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Il saggio di sabato sera, come già raccontato nell’articolo Ciak si balla salsa portoricana, atto secondo al “golden 2008″, è stata un’esperienza unica ed indimenticabile.

La cosa che più mi ha colpito di questa esperienza, che più si è impressa in me e mi ha spinto a questa breve riflessione è stato

“….l’attimo prima.”

Quel brevissimo istante che ti avvolge prima di andare in scena in un teatro, il momento in cui ti senti dire “sbrigati, è il tuo turno“, quando un amico ti dà una pacca sulla spalla sussurrandoti “‘in bocca al lupo“, l’attimo in cui si spengo le luci e tutti fanno silenzio.

“……sssssssssshhhhhhhhhhh……”

E’ una frazione di secondo, un momento particolare nel quale prendi coscienza del fatto che dovrai essere tu – si proprio tu – ad esporti, a metterci la faccia e superare ogni paura, ogni ostacolo emotivo perchè non puoi più tornare indietro, non puoi più scappare, non puoi ritirarti.

Sei li e devi andare oltre, devi affrontare il palco ma soprattutto devi affrontare e vincere te stesso.

Mentre la tensione sale costantemente durante tutta l’attesa, l’attimo prima accade qualcosa di diverso, non è più tensione quella che ti paralizza, non è più emozione o paura a renderti molli le gambe, no! E’ qualcosa di diverso.

“….una sensazione simile all’idea di vuoto….”

E’ una sensazione simile all’idea di vuoto, se mai possa esistere un’idea di vuoto, che per una impercettibile frazione di secondo, per un istante indefinibile si impossessa della tua anima e del tuo corpo.

Tutto si ferma, tutto si arresta, ci sei solo te immerso nel tuo silenzio esistenziale, profondo, intimo.

Via la paura, via la tensione, via l’emozione, via tutto e tutti.

Nell’attimo prima c’è spazio solo per questo silenzioassordante e continuo, cupo, forte.

Poi si riaccende la luce, parte la musica, senti un’applauso e …. ritorna la paura, quella vera!

E’ il momento di ballare, balliamo.

(….e che Dio ce la mandi buona)

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Buon compleanno pensando.it


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etruscoQuesta sera alle 24:00 il blog pensando.it compie un anno preciso dalla data di pubblicazione del primo articolo, per cui …

…Tanti Auguri!

E grazie a tutti coloro che di tanto in tanto danno una sbirciata alle follie partorite dalla mia mente

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Super tele, super santos e tango!


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Giorni fa sono andato in un centro commerciale della mia citta’ per acquistare un regalo per il mio cuginetto. Ho cercato di tutto, libri, giochi, video games ma nulla ha catturato la mia attenzione. Infine sono entrato in un negozio di sport e li’ ho avuto la folgorazione…un pallone da calcio.

Il pallone era bellissimo, di marca, in cuoio, colorato, lucido, leggero… insomma uno di quei palloni che vengono utilizzati dai campioni di serie A quali Totti, Del Piero, Inzaghi o Ronaldinho… un vero ed autentico pallone di cuoio. Il prezzo era ragionevole per cui l’ho acquistato e regalato.

Toccare quel pallone, cosi’ lucido e bello, ha scatenato in me una serie infinita di ricordi, mi ha portato indietro di svariati anni a quando anche io avevo come unico desiderio e ambizione un pallone di siffatta bellezza! Credo di non aver mai avuto tra le mani un pallone simile, non solo perche’ non potevo permettermelo ma perche’ palloni cosi’ belli non venivano certo fabbricati alla fine degli anni ’80.

In quel periodo eravamo molti ragazzi, tutti piu’ o meno della stessa eta’, tutti piu’ o meno con lo stesso annoso e drammatico problema, che pallone usare per giocare sotto casa. Non perche’ ne avessimo troppi, ma perche’ non ne avevamo affatto.
Il pallone disponibile era al massimo uno, a portarlo era il piu’ fortunato di noi, chi aveva festeggiato da poco il proprio compleanno o chi lo aveva preso “in prestito” al fratello maggiore.

Non appena ci si riuniva scattava la “FASE 1“, la piu’ angosciosa, la piu’ oscura e imprevedibile, quella che implicava la domanda su “chi ha portato il pallone?“. Puntualmente, il proprietario, gridava “io, oggi l’ho portato io” e faceva bella mostra del suo cimelio, di quell’oggetto dei desideri perche’, almeno per quel giorno, lui e solo lui era il giudice incontrastato della nostra felicita’, dei nostri sogni. Egli se voleva poteva benissimo indurre l’intero gruppo all’afasia piu’ assoluta.

Fortunatamente questo non accadeva mai!

Il possessore dell’altrui gioia dopo aver sbandierato il cimelio, tenendolo stretto tra le mani o palleggiando goffamente, lo metteva umilmente a disposizione di tutti e da quel momento in poi si passava alla “FASE 2“, la critica/giudizio della palla gentilmente donata alla comunita’.
I palloni era sempre e solo di tre tipi: Super tele, super santos e tango! sulla base del pallone, ovviamente, la giornata prendeva una diversa piega:
A) Super Tele: Pallone leggero, troppo leggero. Non adatto a delle furie come noi, per cui la giornata si preannunciava devastante. I commenti erano sempre del tipo “nooooo, il super tele? Ma va a vento!” oppure “ma dove l’hai preso? al mercatino dell’usato?” o peggio ancora “e’ di tua sorella? “, insomma l’umore con il solo super tele non era dei migliori! Comunque, alla fine delle critiche, si giocava lo stesso, sempre e comunque.
B) Super Santos: Pallone piu’ pesante del super tele ma sempre di plastica, usato per giocare a calcio, somigliava come colore e disegni a un pallone da Basket. Era il piu’ usato, il pallone “di centro”, quello che c’era sempre, non ti faceva impazzire come il super tele ma nemmeno sognare, un tiro da 150 metri alla “Holly e Benji” con il super santos non era fattibile.
C) Tango: Il sogno, il desiderio, l’aspirazione di tutti noi. Come direbbe la Carra’ “il piu’ amato dai ragazzini“! Era un pallone anch’esso di plastica, ma di una plastica dura, molto dura (forse anche troppo) per cui era particolarmente adatto alle nostre scorribande nei vicoli sotto casa. Il bello del Tango era che piu’ lo usavi e piu’ diventava…buono, adatto, perfetto. Incredibile vero? eppure era cosi… un tango usato era quanto di meglio ci offrisse il mercato.

Ricordo ancora il primo tango che mi fu regalato e l’odore acre e particolarissimo della plastica nuova, lucida!
Il pallone era del tutto simile al tango originale, disegnato appositamente per i mondiali in Argentina del ’78. L’originale era ovviamente in cuoio, il nostro era in plastica per cui rappresentava la versione economica del fratello maggiore, si chiamava “Tango Hot Play” della Mondo. La cosa che amai subito furono l’odore particolarissimo e quei piccoli pezzetti di plastica che aveva in superficie; questi potevano essere strappati con le dita ed erano il segno della verginita’ assoluta dell’oggetto.

La prima volta si era restii a consegnare quel sacro oggetto nelle mani, anzi nei piedi, del “popolo” affamato di calcio, lo si voleva nascondere, proteggere, coccolare perche’ era solo nostro e di nessun altro.
Poi, il pomeriggio seguente, tali nobili propositi venivano tristemente disattesi e si usciva di casa felici, forti di quell’oggetto che tutti ci avrebbero invidiato, consci dell’essere per quel giorno e chissa’ per quanti a seguire, i giudici incontrastati della felicita’ altrui, si era dei veri e propri capi e niente e nessuno poteva negare tale predominio!

C’erano tuttavia dei pericoli subdoli, nascosti dietro ogni angolo, pronti ad attaccare il nostro oggetto per disarcionare il re e ferirlo nell’animo in maniera irreparabile. Tali pericoli erano in sequenza:

1) Vecchietta che puntualmente ci aspettava al varco con la porta del garage aperta, pronta a derubarci del sacro oggetto, a svilire e mortificare i nostri sogni! Chiudendo il garage con dentro il pallone, chiudeva il nostro cuore, la nostra gioia, i nostri sogni. Vecchietta che, ricordo sempre con gioia, era pronta non solo a mortificare la nostra anima ma anche ad inzuppare il nostro corpo con abbondanti e copiose docce gelate. Praticamente la sua zona era off-limits per noi, cio che rischiavamo era nella migliore delle ipotesi una doccia gelata nella peggiore il sequestro definitivo della palla. Noi, ovviamente, rischiavamo sempre, ogni giorno, anche perche’ il suo garage era ubicato proprio sulla linea di fallo laterale del nostro invisibile e fantasioso campo da calcio, non rischiare significava non giocare!
2) Tiro alto! Con questo tiro la palla finiva su qualche tetto, terrazzo o comunque in qualche posto irraggiungibile da ragazzi dodicenni. In quel caso si entrava nel panico, ma un panico non devastante perche’ la palla era la’, la si vedeva, non era morta, dovevamo solo trovare il modo per riprendere cio che ci apparteneva. Ed ecco che in questi casi la giornata passava tutta ad inventare fantomatiche ed ingegnose strutture per raggiungere la meta. Il piu’ delle volte la palla rimaneva dove l’avevamo tirata, altre volte riuscivamo nell’impresa e la gioia era ancora maggiore.
3) Pallone bucato! Tra tutte le sfighe possibili e immaginabili la peggiore, la piu’ devastante, drammatica e dolorosa era proprio questa: il pallone bucato. Lo vedevi spegnersi pian piano, sotto di te, lentamente e inesorabilemente. Provavi a rianimarlo, a fargli la respirazione bocca a bocca ma nulla, dopo qualche ora era un ammasso informe ed inutilizzabile di plastica. Non c’erano pezze, toppe o colle che tenessero, un pallone bucato era la disgrazia peggiore che potesse capitare a quell’eta’.

Questo, putroppo, capitava spesso!

…quanti bei ricordi legati ad un pallone, ad un oggetto inanimato che prendeva forma nelle nostre menti, nei nostri cuori e nei nostri corpi. Un oggetto la cui alchimia permetteva la fusione di un insieme di ragazzini urlanti in un’unica e immutabile entita’.
Ci rendeva sporchi, sudati, sgrugnati ma soprattutto felici, dando spazio al sogno, all’illusione, alla fantasia, gettando le fondamenta di un’amicizia che niente e nessuno avrebbe mai potuto sciogliere. Un oggetto che ci ha reso grandi senza l’obbligo di farlo.

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pensando.it…chiuso per ferie


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Pensando.it e con esso il suo ideatore, ovvero io, chiude per ferie.

Dopo un anno lungo e faticoso, di lavoro, di riflessioni, di articoli e post mi prendo un più che meritata pausa di riflessione per tornare a fine agosto più carico che mai.

Detto ciò auguro a tutti i lettori del blog BUONE VACANZE

Etrusco

 

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Sull’essere primitivo


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Giorni fa, mentre stavo facendo spesa in un ipermercato della mia città, all’atto di prendere delle mele mi sono domandato:
Ma l’uomo è nato per fare questo? E se l’insoddisfazione dilagante nascesse proprio da ciò?

Facendo un escursus biologico/genetico della struttura fisica umana non possiamo non dedurre che la nostra struttura ossea, muscolare e fisiologica è tale perchè l’uomo sia in grado di camminare, correre, cacciare, pescare, procurarsi il cibo, difendersi…
Insomma abbiamo una struttura fisica atletica, dinamica, potente.

I soldati romani camminavano, durante le campagne di guerra, per più di 50 Km al giorno con oltre 70 Kg di peso sulle spalle, ancora oggi in molti luoghi dell’Africa e dell’Asia ci si sposta camminando o correndo. Nel 490 AC Filippide percorse la distanza Maratona-Atene (circa 40 Km) di corsa solo per annunciare che gli Ateniesi avevano sconfitto i Persiani, “siate felici, abbiamo vinto!” disse, dopodichè cadde morto, stremato dalla fatica.
Insomma il nostro istinto, la nostra natura genetica, i nostri caratteri ancestrali, primitivi oggi sono mestamente sopiti. Le mele non andrebbero scelte bensì colte… i pesci non andrebbero acquistati bensì pescati… la carne non andrebbe tritata bensì cacciata.

Certo l’uomo ha fatto dell’intelletto, dell’ingegno, della sapienza, spesso a danno di tali primitivi e ancestrali bisogni, la sua forza, il motore grazie al quale ha progredito, si è evoluto. Ed è certamente questo che ci ha distinto dagli animali, la nostra consapevolezza, il nostro intuito, la nostra anima.
Per cui, forse, il processo evolutivo comprendeva tale metamorfosi; Forse era necessario abbandonare questi istinti.
Ma tecnologia e progresso sono oggi ancora tali? E’ realmente progresso quello che oggi ci viene propinato? Forse no, forse oggi è più corretto parlare di economia.
I “prodotti” dovrebbero migliorare la qualità della nostra vita, è semplice acquistarli, a volte ci si indebita per farlo, sono pubblicizzati ovunque ma spesso non sono tali, servono solo ed esclusivamente a creare un nuovo mercato, un nuovo business e non sempre, anzi quasi mai, sono utili alla società. Conta solo ed esclusivamente l’acquisto. Ad esempio io ho un cellulare di ultima generazione, super fichissimo, fa tutto e bene, foto, video, mp3, tanto che la commessa prima di vendermelo mi ha detto “Questo è il cellulare di Costantino!”… il cellulare di Costantino… L’ho comunque acquistato, nonostante lo sproloquio della commessa, perchè effettivamente mi piaceva e perchè anche io spesso cado nel tranello! Ora però ho scoperto che ha un piccolo problema,..di poco conto ovvio… quando telefoni spesso si inceppa e cade la linea! Insomma un cellulare che tutto fa tranne che telefonare… assurdo non trovate? Un pò come quando Grillo disse … “Esistono shampoo contro la forfora, per i capelli grassi, biondi, ricci… ma shampoo per i capelli sporchi non ne fanno più?”
Detto questo la mia riflessione iniziale, sicuramente estrema, sicuramente esagerata, mi ha indotto a riflettere su altri ambiti del progresso dell’umanità! Ciò che realmente è utile, ciò che realmente ha segnato il progresso, che ha sollevato le umane genti dalla fame, dalla miseria, dall’ignoranza e ciò che invece allontana l’uomo dai suoi bisogni, dai suoi istinti, ciò che lo isola in tristi sobborghi di periferia, privi di luce e di verde, ciò che lo blocca in sbuffanti e costosi arnesi di ferro, ciò che lo spinge a prendere due mele ma… altresì lo rende consapevole della totale assenza di alberi attorno a sè!

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