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Caffeina Cultura 2012, al via il 29 Giugno


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E’ ormai dal 2007 che ogni anno il centro storico Viterbo si trasforma in “cittadella della cultura” grazie alla manifestazione “Caffeina Cultura

L’evento

L’evento si terrà in Viterbo dal 29 Giugno al 14 Luglio

Quasi tre settimane, intensissime, di incontri con scrittori e giornalisti, dibattiti, reading teatrali, anteprime nazionali, letture sceniche, teatro per ragazzi, concerti, proiezioni, spettacoli, sonorizzazioni, mostre ed esposizioni.

Il cuore medievale del capoluogo della Tuscia si trasformerà così in una vera e propria cittadella della cultura dove poter passeggiare, vivere, indugiare.

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Le centrali della morte


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Pubblico con molta gioia una bella iniziativa dell’amico Lorenzo sul perché, a suo avviso, il nucleare non é la risposta al problema dell’energia.

Il tema è più che mai di attualità anche in considerazione dei problemi verificatesi in questi giorni in Giappone, a Fukushima.

Per cercare di esprimere il suo pensiero, senza cadere nel banale, ha scelto una strada diversa dal solito articolo; ha così pubblicato una sorta di “Brochure” su facebook, cercando di raccontare per immagini le ragioni del NO al nucleare.

Inutile sottolineare come io sia della sua stessa opinione.

Buona lettura.

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Quando la televisione viene criticata dalla televisione, il punto di un Melogmane.


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Ormai è un appuntamento fisso, tutte le mattine alle 8:30 sintonizzo la radio della mia macchina su radio24 ed ascolto Melog di Gianluca Nicoletti, un programma la cui vocazione è l’analisi e la critica della società vista attraverso la televisione o meglio la critica della tv vista attraverso l’occhio della società contemporanea.

Ieri sera, poi, zappando di programma in programma, ho notato, con un misto di eccitazione e stupore che Gianluca Nicoletti era ospite del Maurizio Costanzo Show, insieme a lui attori, cantanti e soprattutto politici, tema della serata "il trasformismo".

Mi son subito detto, "chi meglio di Gianluca può parlare di questo tema"?

Ed infatti le mie aspettative non son state deluse, i brevi ma incisivi interventi del Melogmane Nicoletti hanno affondato e colpito il fiume di parole messo in campo dai tre politici (per la cronaca Soro, Pecorario Scanio e Gasparri).

La tecnica adottata da Gianluca, decisamente nuova rispetto agli standard televisivi, è stata quella di "entrare" all’interno del "mostro" per poterlo analizzare meglio, per poterne sviscerare pregi e difetti, infiltrarsi tra le fila del nemico per svelarne segreti, trucchi e nefandezze.

La sua intuizione è stata quella di porsi su un diverso piano di analisi della dialettica politica televisiva, evitando la solita "antipolitica" grilliana, che poi altro non è che un diverso modo di far politica, mettendo a nudo "la verità" ossia svelando quello che normalmente tutti noi vediamo, apprendiamo, ma sul quale non sempre riflettiamo e cioè che quanto messo in mostra altro non è che una "rappresentazione" della realtà, una finzione, una messa in scena verosimile, mai reale, mai schietta e genuina.

Il re è nudo!

Nicoletti ha tolto la maschera ai politici, ha svelato i loro avatar, tutti uguali, identici, simili; fatti degli stessi abiti, dello stesso trucco, delle stesse pettinature e movenze, le cui discussioni affrontano le medesime tematiche, con gli stessi toni e le stesse analisi… Insomma tre nick-name diversi ma dagli stessi contenuti, accomunati dalla medesima gelida maschera.

Evitando la critica dei contenuti (troppo facile farlo, troppo scontato) ma criticando l’autenticità di chi espone tali contenuti e soprattutto svelando questa cruda e al tempo stesso folgorante verità ha difatto messo in discussione l’intero palinsesto mediatico, sostenendo che è meglio sapere che la persona che si ha davanti ha una maschera, un avatar o un nick-name piuttosto che credere il contrario quando questo non è.

Quando andiamo ad una festa in maschera lo facciamo consapevoli, assistiamo ad una "carnevalata" scanzonata e divertente ma pur sempre consapevole, quando invece viviamo la messa in scena della realtà non lo facciamo consapevoli della presenza di individui "mascherati", crediamo alla loro "autenticità" e solo l’attenta riflessione ci porta a concludere non c’è nulla di più finto ed irreale, di più artificioso e costruito, proprio per rendere verosimile ciò che vero non è.

Seduto sul palco ha vissuto "da dentro" la messa in scena della finzione televisiva, amplificata dalle roboanti parole dei politici, costruite e modellate sul soggetto al quale conferiscono un’aria ancor più irreale se vista dal giusto lato, dalla giusta prospettiva, quella dello spettatore che vive in prima persona l’irrealtà del "reality show", la finzione della realtà contemporanea vista attraverso un tubo catodico, specchio dei nostri desideri, delle nostre aspettative, della nostra anima.

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Sulla virtu’ e sulla conoscenza


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Leggendo un eccellente libro dal titolo “Platone Repubblica” di Simon Blackburn edito dalla Newton, sono rimasto colpito da una citazione di Virginia Woolf che lo scrittore riporta e che pongo alla vostra attenzione.La riflessione della scrittrice è incentrata sulla virtù e sulla conoscenza applicate alla lettura della “Repubblica” di Platone, questo il testo:

Il piacere e il bene sono la stessa cosa? E’ possibile insegnare la virtù? La virtù è conoscenza? La mente stanca o debole può facilmente venir meno, mentre l’implacabile interrogatorio prosegue; ma nessuno, per quanto debole, può non riuscire, anche se non apprende altro da Platone, ad amare meglio la conoscenza. Poichè, mentre la discussione gradatamente si intensifica, con Protagora che retrocede e Socrate che incalza, ciò che conta non è tanto lo scopo che raggiungiamo, quanto il modo in cui lo raggiungiamo. Tutto questo si può sentire, l’indomabile rettitudine, il coraggio, l’amore per la verità che portano Socrate e noi nella sua scia alla vetta dove, se riusciamo a rimanere per un momento, è per godere la più grande felicità che siamo in grado di provare.”

Questa riflessione, sapientemente ed a conclusione del libro riportata dallo scrittore per esprimere un suo giudizio complessivo sull’opera di Platone, mi ha colpito come antitesi di quella che la contemporanea società esprime.
“La Repubblica” è stata scritta da Platone nel 400 a.c. ovvero 2400 anni fa, prima di Cristo, prima delle Crociate, prima dei CheesBurger e dei telefonini cellulari, prima della nascita del colosseo e dello sgancio della bomba atomica; eppure, oggi più che mai, risulta essere attuale.
E’ attuale non tanto, come sostiene anche Virginia Woolf, per i suoi contenuti quanto per come lo scrittore ce li presenta, per come Platone arrivi a sostenere alcune tesi, per il percorso da lui intrapreso.

ciò che conta non è tanto lo scopo che raggiungiamo, quanto il modo in cui lo raggiungiamo“, oggi sembrerebbe che la società abbia valori, ideali, virtù che seguono il processo inverso, non è importante come raggiungere uno scopo l’importante è raggiungerlo;
Conta solo ed esclusivamente il raggiungimento dell’obiettivo, questo ci viene insegnato, questo è diventata la principale virtù dell’essere contemporaneo.
Ed ecco che non importa se per raggiungere il successo si debbano commettere reati, si debba calpestare il prossimo, si debba uccidere un nostro simile; non importa se il potere oggi sia il riflesso di se stesso, si autoreferenzi e si autoalimenti a danno del prossimo generando una oligarchia ormai estranea alla società e da essa distante anni luce; La conoscenza è morta o comunque agonizzante a danno di una falsa conoscenza, di una falsa cultura che allontana sempre più l’individuo da se stesso creando un unico e superficiale pensiero.

La cosa è a mio avviso allarmante, non solo perchè accade ma perchè è diventata una virtù ormai radicata, il furbetto del quartierino è anche colui che ha successo e colui che ha successo è lo stereotipo da imitare, il modello da raggiungere, la moda a cui tendere.
Credo quindi che una riflessione seria, forte e profonda sia necessaria, una riflessione che deve nascere dentro di noi per consentire all’individuo di riappropriarsi della propria esistenza, del proprio io, per tornare a pensare il modo con il quale si debba raggiungere uno scopo, a prescindere dal raggiungimento dello scopo e dallo scopo stesso, riflettere sul viaggio, sulla strada e non solo sulla meta.

Concludo con una frase tratta dal libro II de “La Repubblica”

Nessuno è giusto di sua volontà, ma per costrizione, come se non ritenesse la giustizia un bene di per sè: ciascuno, là dove pensa di poter commettere ingiustizia, la commette.”

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