Oggi vorrei parlare del cinema in 3D, ormai universalmente considerato la “via del futuro” cinematografico.
Finalmente mi sono deciso e sono andato a vedere “Alice in wonderland” sulla spinta del grande clamore suscitato dall’ormai famosissimo “Avatar”, che invece ho visto in 2D.
Partiamo subito con l’analizzare gli aspetti positivi, poi cercherò per un attimo di uscire fuori dal coro ed analizzare quello che invece, a mio avviso, sembra non andare.
1 – Il ritorno in sala
In assoluto credo sia positivo l’avvento del 3D perché ha riportato in sala moltissime persone, “staccandole” dalla mediocrità della televisione e dal continuo carosello pubblicitario. Tuttavia credo che, dopo il clamore iniziale, il cinema torni ai suoi standard mediocri di affluenza, favorendo (come spesso accade) solo i grandi eventi alla “Avatar” e penalizzando il buon cinema, soprattutto Italiano.
2 – La tecnologia
Altro aspetto positivo è la tecnologia altamente innovativa, introdotta in queste ultimissime pellicole e che sta sempre più perfezionandosi, innescando un innegabile processo “emulazione” – “rincorsa” che non può che far bene al cinema nella sua globalità. Anche in questo caso però c’è da domandarsi se questa “rincorsa” riguardi solo il cinema “Hollywoodiano” o invece sia applicabile al cinema in generale. Credo che ad oggi solo le grandi Major Cinematografiche siano in grado di investire su queste tecnologie, vedremo cosa accadrà in futuro.
Parliamo ora di cosa invece non va, almeno da quello che ho percepito io ieri sera dopo la visione del film “Alice in Wonderland” prodotto dalla Disney.
1 – I “famigerati” occhialetti
Questi occhialetti ha me hanno provocato, soprattutto nei primi 30 minuti, un forte disagio, un gran mal di testa e persistente senso di nausea (tipo mal di mare); ero fortemente intenzionato a mollare, alla fine ho optato per la soluzione “togli e metti” ossia 5 minuti di film con occhiale e 30 secondi di “riposo” senza occhiale.
Poi vogliamo parlare di igiene? Chi mi assicura che vengano sterilizzati? Chi mi assicura che la persona che li aveva prima di me non aveva la congiuntivite o l’influenza? I miei erano sporchi, c’erano delle belle ditate sulla lente sinistra e li ho pertanto dovuti pulire con la mia sciarpa!
C’è poi un’altra polemica che imperversa in rete sui vari tipi di occhiale forniti dalle sale, alcuni sembrano non essere a norma, altri importati dalla Cina, insomma una gran confusione ed i NAS si sono già attivati per i controlli e spesso il sequestro.
2 – L’ effetto 3D
Veniamo ora al clou della discussione, l’effetto 3D tanto osannato! Ora le cose sono due: o io sono stato tanto “sfigato” nello scegliere la sala sbagliata, il film sbagliato e l’occhiale sbagliato o questo effetto non è poi cosi eccezionale come lo si dipinge.
Certo la sensazione di profondità è innegabile, ma a quale prezzo? Per la mia esperienza il prezzo da pagare è stato: mal di testa, nausea e soprattutto “stanchezza della vista” al termine del film (che ho ancora oggi).
Si perché la tecnologia 3D cerca di “imitare” ciò che normalmente fa il nostro cervello, il quale riceve due immagini distinte, una dall’occhio di sinistra ed una da quello di destra, per poi “fonderle” insieme determinando la profondità del reale. Nella realtà le due immagini sono le stesse, viste da angolazioni leggermente diverse (la distanza focale tra i due occhi)
In sala 3D, invece, il nostro cervello è chiamato ad uno sforzo “supplementare” perché le due immagini sono in realtà ben distinte le une dalle altre, come se stessimo applicando due diversi filtri fotografici ai nostri occhi.
Le due immagini, diverse tra loro, arrivano al cervello che le sovrappone cercando di riprodurre una “realtà” pseudo-tridimensionale, del tutto innaturale e spesso più fastidiosa che piacevole.
3 – Lo sfocato
Ho notato che in Alice nel paese delle meraviglie, si è fatto un pesante uso dello sfocato per le immagini in “back ground”. Anche questo spesso disturba perché va contro i normali canoni dell’ottica percepita. Si cerca di mettere a fuoco una cosa che in realtà non può essere focalizzata, seppur inserita in un contesto “tridimensionale”.
E’ come se dicessimo al cervello: “Guarda, sei nella realtà tridimensionale, però alcuni oggetti non puoi metterli a fuoco!”; possiamo anche dirlo al cervello, questi però cercherà sempre di mettere a fuoco l’immagine che in quel momento ritiene più interessante e degna di osservazione, alla fine potrebbe anche mandarti a quel paese e dirti: “ma cosa diavolo mi stai facendo guardare?”.
C’è da dire che lo sfocato si usa moltissimo anche nei film tradizionali ed in fotografia, il suo scopo principale è quello di “portare” lo spettatore verso ciò che il registra o il fotografo ritengono più interessante ai fini dell’opera finale, proprio per questo si dice “focalizzare l’attenzione”.
Se tutto questo funziona benissimo nel 2D (cinematografico e fotografico che sia) ed anzi è fortemente consigliato per guidare l’osservatore, mal si addice al 3D cinematografico nel quale lo spettatore “crede” di essere immerso nella realtà tridimensionale e pertanto non accetta il “cammino guidato” dello sfocato.
Conclusioni
Forse sono stato un po’ troppo “cattivello” nel giudicare questa nuovissima tecnologia, resta il fatto che ancora oggi fatico a mettere a fuoco, ho mal di testa e se ripenso al film mi rendo conto che la mia attenzione è stata troppo monopolizzata dal 3D e poco dal film stesso.
In sostanza ho vissuto l’esperienza tridimensionale più come un fattore di disturbo che non come una evoluzione migliorativa dell’opera d’arte cinematografica.
Speriamo che in futuro possa evolversi, migliorare e far tornare il film al centro dell’attenzione dello spettatore.
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