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Ho da poco completato la lettura del libro “l’ultima legione” di Valerio Massimo Manfredi e mi sento di consigliarlo a chiunque fosse interessato ad un buon romanzo storico, ambientato nel 476 DC alla fine dell’impero Romano d’Occidente con protagonisti il giovane imperatore Romolo Augusto e un gruppo di impavidi legionari disposti a tutto pur di salvarlo dal feroce barbaro Odoacre.

Come tutti gli altri libri che ho letto di Manfredi anche questo è decisamente ben fatto, fluido, interessante ed avvincente.

Mi ha colpito positivamente l’ambientazione storica ossia la precisione con la quale viene descritta quella fase particolarissima della nostra storia che ha visto il tramonto di un’epoca (l’impero Romano) e l’alba di una nuova era (il medioevo).

Manfredi riesce a descrivere luoghi, fatti e vicende senza mai annoiare, ci trascina in un viaggio affascinante con la qualità propria dello scrittore di romanzi e la precisione nozionistica tipica dello storico.

Il finale non manca di colpire e stupire nel momento in cui la precisione storica viene scalzata dalla fantasia narrativa, dalla leggenda e dal misticismo.

Alla fine del libro lo scrittore ci spiega che il finale altro non è che una sua particolare “lettura” della storia, spesso impregnata di leggenda – in questo caso quella di Re Artù e della spada nella roccia (excalibur) – e che quindi va presa per quello che è ovvero una libera interpretazione, un tentativo di dare una risposta a domande irrisolte, un esercizio filologico di ricostruzione della nostra storia passata.


Affascinato dal libro ho deciso di vedermi anche “L’ultima legione” (2007) un film di Doug Lefler con Colin Firth, Ben Kingsley, Aishwarya Rai, Peter Mullan.

Putroppo, a mio avviso, il film non è stato minimamente all’altezza del libro e non vorrei spenderci neanche troppe parole vista la pochezza sia artistica che storica della pellicola, per non parlare della pessima fotografia e dei dialoghi inesitenti, insomma una delusione totale.

Verrebbe da chiedersi come mai uno scrittore del livello di Manfredi abbia dato il suo “benestare” alla realizzazione di questa pellicola!

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1 commento

  1. Il luogo, i personaggi…la storia che ci siamo immaginati ognuno nella propria testa diventa parte di noi stessi che ovviamente va in contrasto con quanto vede un altra persona. In più, se il film è stato fatto tanto per fare…allora addio…tutto peggiora.

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