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Ricordo i bei tempi,
quando i diari si scrivevano con carta e penna, su carta bianca e chiusi a chiave. Le chiavi erano sempre piccolissime, quasi invisibili, sconosciute a tutti ma… non al proprietario, al custode di quei pensieri, di quelle emozioni e riflessioni che venivano gelosamente conservate su un pezzo di carta.
Guai a chi provasse a profanare tali intimi segreti, guai a chi ne venisse a conoscenza.
Ed oggi?
Le proprie emozioni non si nascondono, come allora, su un diario, non si fissano su un pezzo di carta nascosto nel vecchio e caro libro di letteratura, no!
Oggi si crea un blog (Web-Log) ovvero una “traccia informatica”, un diario virtuale, un archivio di pensieri ed idee rese digitali e condivise con il resto della community.
L’indivio moderno esiste in quanto esiste una traccia di se, del suo operato, del suo pensiero e tale pensiero deve essere visibile a tutti, condiviso con tutti.
Allora blog come questo non sono più sufficienti per fissare indelebilmente il proprio io, si deve tracciare di più, con più chiarezza, senza ambiguità.
Ed ecco che spopolano siti come you tube (http://www.youtube.com) sui quali non ci si limita a “firmare” la propria esistenza, la si deve “filmare”.
E’ il video, l’immagine digitale di noi, la massima espressione di tracciatura della nostra esistenza.
Telefonini, videocamere, fotocamere ci consentono di registrare ogni attimo, ogni singolo istante di vita e renderlo pubblico…
ma perchè?
Perchè l’individuo moderno sente di essere e di esistere solo se rappresenta, archivia e condivide se stesso in forma digitale a volte distorta altre volte anonima, non sempre conforme al proprio io?
La risposta che mi son dato è frutto della contemporaneità stessa e dei modelli che costantemente ci vengono forniti dai media, dalla TV, dalla società nella sua interezza.
L’immagine per apparire, la digitalizzazione per raggiungere più teste possibili, più in fretta, più velocemente possibile… questo è il nuovo Vangelo, questo è il nuovo essere digitali.
La mia non vuol essere una critica al mezzo ovvero alla digitalizzazione del pensiero, all’informatica come strumento di massa.
Non vuol essere una critica a chi dell’informatica ne sfrutta le potenzialità, contribuendo a renderla sempre più accessibile e inesauribile fonte d’informazione.
La mia è forse una critica al modello, all’idea ormai radicata nell’individuo che per esistere si debba apparire e per apparire si debba digitalizzare…

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2 Commenti

  1. Ciao acor…
    perchè ho aperto il blog??? … ma perchè anch’io sono un essere digitale, anch’io sono un frutto della società contemporanea…

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