stampa questo articolo
E’ di questi giorni la notizia della pubblicazione delle intercettazioni telefoniche fatte a Silvio Berlusconi e l’ex presidente di Rai Fiction Saccà.

Un vero e proprio boom mediatico, su radio, tv, web e giornali non si parla d’altro, la notizia ha ormai monopolizzato l’informazione italiana.

Vorrei a questo punto fare una riflessione in merito anche io, non tanto sull’intercettazione in sè, che si commenta da sola, quanto sulle intercettazioni e relative pubblicazioni da parte die media.

La domanda che dovremmo porci è la seguente:

E’ giusto pubblicare un’intercettazione telefonica nonostante la legge lo impedisca?

Da un punto di vista giuridico la risposta è no! La legge impone la segretezza degli atti e delle relative intercettazioni.

E dal punto di vista etico?

Dal punto di vista etico a mio avviso va fatta una distinzione sostanziale tra personaggio pubblico e persona comune.

C’è chi sostiene che le libertà, tra le quali annoveriamo anche quella alla privacy, non hanno colore, valgono per tutti.
Tuttavia io credo che ci sono alcune persone, tra le quali annovererei politici, dirigenti, l’elite italiana, la punta di diamante, le vere menti, insomma quelle persone le cui decisioni determinano le sorti delle umane genti, le quali hanno qualche dovere morale in più.

Tali persone, proprio perchè rivestono dei ruoli di primaria importanza, dovrebbero essere l’esempio per il volgo, per noi poveri detentori di mutui, e proprio perchè la loro funzione pubblica è cosi importante e decisiva non possono permettersi scivoloni o cadute di stile.

Nel caso in cui per queste persone esistano intercettazioni telefoniche che ne attestino la non rettitudine morale è giusto, a mio avviso, che la gente sappia!

Ho proprio terminato da pochi giorni un libro intitolato “toghe rotte. La giustizia raccontata da chi la fa” di Tinti B.
La parte finale del libro tratta proprio il tema delle intercettazioni e la tesi sostenuta è simile a quella che ho appena enunciato, in pratica la sostanza del pensiero di Tinti è la seguente:

Non posso arrestare il politico corrotto, però devo sapere se posso invitarlo a cena

Credo che questa sia la lettura corretta, mi sento impotente, non posso far nulla perchè l’esercizio del potere di questi soggetti mi ha impossibilitato a reagire allora cosa faccio? Mi informo, voglio sapere se questa persona ha le carte in regola per essere invitata a casa a casa mia, devo sapere se posso fidarmi.

Tutto qua, anche perchè dopo pochi giorni passa tutto, le notizie cessano di essere notizie, i reati cadono in prescrizione e a noi cosa rimane? Solo una certezza sulla rettitudine morale o no del soggetto in questione. Non ci rimane altro, non abbiamo altri strumenti a nostra disposizione.

Un’altra frase del libro mi ha molto colpito, in relazione alla democrazia. Il PM si chiede:

Cos’è la democrazia?

La risposta che egli da a questa domanda e semplice e disarmante….”la democrazia altro non è che l’esercizio del potere” potere che dovrebbe essere in mano al popolo.

Allora la seconda domanda è la seguente:

Quale potere ha in mano il popolo per rivendicare i propri diritti?

…la risposta….spetta a voi, io la mia la conosco!

Potrebbe interessarti anche ...

3 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here