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Probabilmente nel sangue di tutta la dinasta Giulio-Claudia risiedevano fermenti malsani; infatti Augusto, che portò a termine la rivoluzione di Cesare e quindi è considerato il primo vero imperatore della Roma antica, era di salute cagionevole; Tiberio, suo successore, era affetto certamente da ipocondria; Caligola era spesso feroce e “folle”; Claudio, uomo di vasta cultura, era balbuziente e gracile fisicamente ed infine Nerone, ultimo imperatore della dinastia, visse prigioniero della sua megalomania. Tutti si macchiarono di diverse atrocità, ma forse, almeno in parte, furono ingigantite dalla tradizione storica e biografica anti-imperiale.
Sicuramente il più “maltrattato” fu Gaio Cesare, soprannominato Caligola, ovvero stivaletto militare, dai soldati guidati da suo padre Germanico, per sottolineare il fatto che sin da bambino fu allevato negli accampamenti militari.
Caligola governò dal 37 d.c. al 41 d.c.; fin dall’inizio ebbe particolari attenzioni per i ceti medio bassi e ciò è attestato da alcune riforme in ambito fiscale e dai numerosi spettacoli che dede per il popolo, ma questa predilizione per gli umili gli procurò l’inimicizia del ceto senatorio e probabilmente gli costò la vita.
Le fonti ci dicono che negli ultimi anni della sua esistenza i suoi difetti e le sue debolezze si acuirono a dismisura come ad esempio la sua crudeltà; la sua lussuria, persino incestuosa per alcuni storici del passato; la sua imprevedibilità che oscillava continuamente dalla grande generosità alla crudeltà più estrema; la sua “follia”, basti pensare che adorava essere paragonato a Giove in persona, che lo portò alla rovina.
Tali debolezze gli costarono nel 39 d.c. un primo attentato ordito da esponenti del ceto senatorio e militare, ma anche da persone a lui vicine come le stesse sorelle, Agrippina e Giulia Livilla.
Un anno dopo e precisamente il 24 Gennaio del 41 d.c., Caligola cadde sotto i pugnali dei suoi cospiratori, legati all’ambiente dei pretoriani, in un misero vicolo di Roma; i congiurati continuarono ad infierire su di lui anche quando ormai il suo corpo era privo di vita.
Detto questo le domande nascono spontanee:
Perchè Caligola fu così “maltrattato” dagli storici del passato quali Svetonio e Livio?
Perchè le congiure organizzate contro Gaio Cesare furono ordite da persone della sua stessa famiglia e dell’aristocrazia senatoria e militare? Si può parlare veramente di “follia al potere”? Ritengo che per troppo tempo questa affascinante e contradditoria figura sia stata definita “folle al potere” solo perchè inviso dalla classe senatoria, la quale a tutto era disposta pur di non perdere i privilegi acquisiti ma che di fatto, da quando cioè Caio Giulio Cesare pose le basi per la futura nascita dello stato imperiale, non deteneva più.
Gaio Cesare detto Caligola è una personalità sulla quale ancora oggi gli storici dibattono e si confrontano, il cui spessore e la cui vicenda politico/istituzionale risulta sempre attuale, moderna, parallelizzabile alle contemporanee tendenze per comprendere come una falsa, erronea o comunque pilotata propaganda possa imprimere in maniera indelebile giudizi e pensieri deviati per le future generazioni.

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