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Sull’etica e sulla morale

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Spesso il termine etica e morale vengono utilizzati come sinonimi; chi almeno una volta non ha detto “quel comportamento è moralmente ed eticamente scorretto”.In realtà etica e morale non sono sinonimi, in quanto per morale si intende un principio secondo il quale l’uomo agisce, una condotta, una linea guida, una sorta di valore intrinseco nell’uomo o in una comunità; mentre il termine etica è riferibile a quella branca della filosofia che ha come oggetto di studio e di analisi la morale stessa.E’ un pò come se utilizzassimo come sinonimi i termini elettromagnetismo e fenomeno elettromagnetico o psicologia e problematiche psicologiche.

Detto ciò la spinta che mi ha portato a fare questa riflessione non si limita alla pure e semplice analisi dei termini etico e morale visto che qualunque enciclopedia riporta le definizioni e i significati delle parole…

Il motore di questo mio post è più una ricerca del significato intrinseco dei termini, ricerca che da sempre ha spinto l’uomo a postulare nuove ipotesi, nuovi assiomi, nuove teorie, perchè dietro i termini morale ed etica si nasconde la conoscenza stessa dell’individuo, la sua capacità di riflettere, di porsi domande, di cercare di migliorarsi e comprendere il perchè della sua natura, di comprendere le cause di un comportamento, di una paura, di una gioia.
Non esiste filoso, pensatore, fisico o matematico che non si sia posto domande del tipo “esiste una legge universale dell’uomo?“, “i valori morali sono acquisiti dalla nascita o vengono appresi con la conoscenza” e “qual’è la differenza tra conoscenza e opinione?“.

Platone da questo punto di vista cercò di dare delle risposte chiare, semplici, asserendo che la conoscenza dell’essere, del sè, la conoscenza reale delle cose e quindi la conoscenza della legge morale che governa l’umanità è tale solo per il vero filosofo; questi non si limita alle apparenze, all’opinione, ma scava più in profondità e riesce, solo lui, a percepire il reale significato, la vera conoscenza, la vera legge morale, nascosta ed invisibile per i più.
C’è anche chi, come Kant, la pensava in maniera non molto dissimile da Platone ed asserì che una legge morale è insita nell’uomo e il filosofo ha il diritto dovere di ascoltarne la voce “Due cose riempono l’animo con sempre nuovo e crescente stupore e venerazione, quanto più spesso e accuratamente la riflessione se ne occupa: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me“.
Diversamente Nietzsche era convinto che l’idea di Platone avesse portato l’uomo alla deriva, al Cattolicesimo, convinto che sostenere l’esistenza di qualcosa di predefinito e prestabilito e che a ciò non si potesse in alcun modo sfuggire fosse un grossisimo errore; che l’esistenza di due diversi mondi paralleli, uno ideale, perfetto e sublime, il mondo delle idee accessibile solo ai filosofi, e uno imperfetto, specchio dell’altro, impuro ed accessibile a tutti fosse quanto di peggiore fosse capitato all’umanità.
Con questa critica arrivò ad affermare che esiste una realtà “al di là del bene e del male“, una legge morale non più fissa, statica, predefinita ma coniata, creata, modellata ad immagine e somiglianza dell’uomo stesso o meglio dettata dall’individuo e quindi mobile, indefinibile e legata al cambiamento stesso della coscienza individuale.

Detto ciò la riflessione iniziale su etica e morale non può non ricondursi ad un unico concetto e nonostante i manuali ci dicano che non sono sinonimi, la riflessione porta inevitabilmente ad un punto di convergenza.
Se la morale è la legge che l’indivuo sente sua, lo spirito che guida le sue azioni ed etica è la riflessione che l’individuo fa su tali leggi, su tali valori morali, allora è l’etica stessa a formare e plasmare la morale e la morale l’oggeto che consente all’etica ovvero alla filosofia di riflettere su tali principi.
Potremmo quindi, a mio personalissimo avviso, asserire che la morale è determinata dall’azione etica, dalla riflessione dell’indivio e l’etica esiste in quanto esiste una legge morale.
Non possiamo in alcun modo scindere i due termini, non possiamo parlare di morale fine a se stessa perchè dal momento stesso che la definiamo stiamo entrando nel campo dell’etica e l’etica stessa non ha senso se non applicata alla morale.

Per cui il paragone iniziale su elettromagnetismo e fenomeno elettromagnetico è applicabile a etica e morale solo in apparenza perchè un fenomeno magnetico esiste a prescindere dallo studio che del fenomeno si fa, la luce, il magnetismo e gli elettroni esistono a prescindere da ciò che disse Maxwell, la morale non può prescindere dall’opera filosofica perchè è l’opera filosofica stessa ad aver formato una morale.
Le idee di Platone, Socrate, Aristotele, Kant, Locke, Hume, Nietzsche come i pensieri di qualunque altro individuo hanno costituito i pilastri sui quali si è fondata la nostra coscienza, i nostri ideali, le nostre passioni, il nostro stile di vita.
Chi o cosa ci abbia dato questa facoltà, questa capacità cognitiva, perchè l’individuo abbia sviluppato una così evoluta percezione del sè e dei comportamenti ad esso legati… credo sia argomento sul quale riflettere in futuro.

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9 Commenti

  1. Anonimo

    21 maggio 2007 a 23:59

    caro etrusco,ma è così semplice…chi o cosa ci abbia dato questa facolta’?? ma DIO!!Dirai banale come altri, ma ricord la vera verità è la’ dove comincia la consapevolezza della propia esistenza. Lo so’ stai pensando, ecco un’altra super cattolica!!In realta’ nn lo son mai stata, ma ho avuto la fortuna di avere risposte a tutte queste domande…..soltant la saggezza,nn la sapienza sia tua maestra e guida.Nn lasciarti attrarre solo dalla sapienza ,ma fa’ke la saggezza illumini il tuo cuore. by stella

  2. Etrusco

    22 maggio 2007 a 15:12

    Chi ci ha dato questa facoltà? Pèrchè l’individuo ha una sua etica e in funzione di questa riflette, pensa e decide…? Tu rispondi “DIO”, ti affidi alla saggezza e non ti lasci sedurre dalla sapienza… Ma sei cosi convinta che saggezza e sapienza siano poi così distanti? Credi veramente che possa esistere la saggezza a prescindere dalla sapienza? L’etica, come qualunque altra attitudine mentale deve essere coltivata, allenata, istruita…ed allora senza conoscenza non può esserci sapienza e senza sapienza non può esserci saggezza!

  3. stella

    23 maggio 2007 a 16:23

    caro …nn ho detto ke saggez e sapien sono distanti; anzi..,una fa’capo all’altra. Ma nel dare alcune risposte,come al tuo quesito,io oltre alla sapienza(limitante a volte x dare risposte)uso la saggezza…la saggezza del cuore… e soprattutto nel credere e nello sperare…. saggezza ke come sapienza deve essere anche lei coltivata istruita e ke purtroppo nn si fa’ spesso!!un besos

  4. Sofia

    23 maggio 2007 a 20:31

    Cara stella,
    mi sembra che te la sei presa un pò troppo!!!
    Sono d’accordo con Etrusco quando dice che non può esserci sapienza senza saggezza ma è altrettanto vero che non può esserci saggezza senza sapienza.
    Secondo me è giusto seguire il cuore ma spesso dobbiamo indirizzarlo, dargli la strada giusta da seguire… ed è solo con la saggezza che possiamo farlo.

  5. stella

    23 maggio 2007 a 22:23

    cara sofia , nn me la sono presa,infatti tu hai ribadito quello ke io cercavo di spiegare….: - )

  6. etrusco

    24 maggio 2007 a 11:26

    Ora la domanda ve la faccio io? Cosa è la sapienza? Cosa è la saggezza? Che differenze ci sono tra sapienza e saggezza? Come si coltiva la sapienza e come la saggezza? E soprattutto… è realmente possibile coltivare sapienza e saggezza?…. a voi la risposta!

  7. stella

    24 maggio 2007 a 13:02

    ciao etrusco!allora la saggezza e’ la qualità di ki,e di ciò,ke è saggio…sapere,savio. ke pensa e agisce secondo criteri di accortezza-esperinza-dotto della propria arte-sapiente. Mentre la sapienza è il + alto grado di conoscenza delle cose-umana-divina-poetica,sapere +alto e profondo unito a doti morali e spirituali…e ora mi viene da dire come sempre ke devono essere coltivate entrambi,come? Ma con la saggezza dello spirito ovvero con la saggezza della sapienza…o no!!!! ciao

  8. Anonimo

    25 maggio 2007 a 18:08

    …ciao ci 6?La risposta ke ti ho dato è incompleta lo sò …ma dovevo andare a lavoro,x quanto riguada la spiegazione dei termini è tutto giusto credo.domani ti dico il resto

  9. stella

    28 maggio 2007 a 15:23

    Eccomi qua’!Come ti avevo detto, caro ertusco,le differenze tra le due terminologie le ho spiegate; ora mi rimane difficile spiegare come è realmente possibile coltivarle. Mi verrebbe da pensare o meglio da dire ke la saggezza deve essere coltivata fin da piccoli..con l’interesse e lo studio;cercare di sviluppare la curiosità delle cose,attraverso l’esperienza e l’attitudini verso tali doti, ma soprattutto verso il sapere … Mentre la sapienza credo ,secondo me’sia la parte piu’ elevata del sapere’ pero’ spirituale’ del l’animo e qui…devo lavorare..termino piu’ tardi…

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